Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 08/01/2018

Errore colposo nelle cause di giustificazione: è sufficiente la colpa per fondare il diritto al risarcimento

Ai sensi dell’art. 59, 4° comma c.p., “...se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”; peraltro, in ottica prettamente civilistica, occorre soprattutto tener presente di come, pur in assenza del dolo, l’agente potrà tuttavia essere ritenuto responsabile per colpa, in relazione al fatto antigiuridico realizzato e ciò quando l’erronea supposizione della presenza di una causa di giustificazione del fatto commesso poteva essere evitata con la diligenza necessaria ed esigibile (si veda, in dettaglio, il trattato: "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017).

Infatti, in tal frangente, se, in ambito penale, la condanna risulterà inevitabile solo se il reato commesso sia espressamente previsto come reato colposo, in ambito civile, invece, sarà sempre sufficiente la colpa per fondare il diritto al risarcimento!

E’ avendo a mente questo fondamentale assunto che vanno interpretate le seguenti osservazioni, altrimenti (apparentemente) utili solo in ambito penale; così, nel reato di diffamazione a mezzo stampa, a fini dell'applicazione della scriminante del corretto esercizio del diritto di cronaca, è applicabile il disposto dell'art. 59 ultimo comma c.p., per cui il giornalista non sarà in colpa - con conseguente esclusione del reato - quando si sia rappresentato la possibile falsità della notizia, avendola però esclusa mediante un diligente (cioè conforme al comportamento che avrebbe tenuto nelle stesse circostanze il giornalista-tipo) vaglio delle fonti e dei riscontri; il giornalista verserà, invece, in colpa quando il dubbio sulla falsità non sia stato risolto o sia stato risolto mediante un procedimento che il giornalista sa essere insufficiente, negligente, difforme dalle regole deontologiche: e, in tal caso, il danneggiato avrà senz’altro diritto al risarcimento danno, configurandosi illecito civile colposo.

Analoghe considerazioni possono essere effettuate in ambito di eccesso colposo inserito in causa di giustificazione – meramente - putativa; premesso, infatti, che l’errore sulla situazione scriminante è determinato da colpa quando un agente modello, di media avvedutezza (si tratta di confrontare la concreta condotta tenuta dall’agente non già con quella che avrebbe contraddistinto un unico modello di persona diligente, bensì con il comportamento presuntivamente riferito ad una pluralità di modelli differenziati a seconda del tipo di attività esercitata nel caso concreto - ad es. l’automobilista esperto, il chirurgo esperto, etc…; all’interno dei settori così determinati sarà possibile pretendere da chiunque svolga, anche occasionalmente, la relativa attività, le capacità e la diligenza che contraddistinguono l’agente modello), trovandosi ad agire nelle stesse condizioni dell’agente concreto, non sarebbe caduto nel suo stesso errore, è d’uopo notare come la disciplina in esame sia sostanzialmente analoga a quella prevista dall’art. 47, 1° comma, c.p. (secondo la quale l’erronea supposizione dell’inesistenza di uno o più elementi costitutivi di un reato dà vita, quando è dovuta a colpa, ad una responsabilità per delitto colposo): in altri termini, in coerenza con la sistematica adottata dal legislatore - per cui si distingue tra errore sul fatto che costituisce reato (art. 47 c.p.) ed errore sulle scriminanti (art. 59 c.p.), l'art. 55 contempla un'ipotesi particolare di errore sulle scriminanti, o più esattamente una particolare modalità della condotta caratterizzata da errore sulle scriminanti; la previsione normativa dell'art. 55 c.p. disciplina, infatti, quelle situazioni particolari nelle quali, per colpa, determinata da imperizia negligenza o imprudenza, si superano i limiti oggettivi di scriminanti effettivamente esistenti, nel senso che il comportamento dell'agente, fino ad un certo punto del suo svolgimento, è sorretto da una causa di giustificazione realmente esistente; mentre in una fase successiva è accompagnato dalla mera putatività di un elemento scriminante, delle quale, vengono in realtà ecceduti i limiti; accanto a questa figura di eccesso colposo - che costituisce un eccesso modale - è tuttavia possibile parlare di eccesso anche quando questo si innesta su di una situazione di scriminante erroneamente supposta: l'agente ritiene per errore incolpevole che esista una scriminante - che nella realtà non esiste - ma nell'agire trascende colposamente i limiti consentiti dalla disposizione; e tale forma di eccesso, che esula dalla disciplina dell'art. 55 c.p., è riconducibile alla figura generale dell'art. 59 comma 3 seconda parte, che implicitamente prevede anche una forma di eccesso: l'agente, cioè, opera nell'erronea ma giustificata convinzione dell'esistenza di una scriminante, che nella realtà, non sussiste e che sarebbe quindi coperta dalla scriminante positiva ma, per colpa, non si rappresenta o non osserva i limiti della scriminante stessa e, concretamente li trascende.

Naturalmente, si ripete, mentre in tali frangenti il danneggiato avrà senz’altro diritto al risarcimento danno, configurandosi illecito civile colposo, ai fini della punibilità in ambito penale, invece, il reato contestato dovrà essere punibile a titolo di colpa; in caso contrario vi sarà assoluzione: così, per fare un esempio, in tema di reati contro l'onore, poiché l'art. 59 comma 4 c.p. prevede che l'errore colposo sulla causa di giustificazione esclude la colpevolezza quando il reato contestato non è punibile a titolo di colpa, il giornalista non sarà punibile per l'esercizio putativo del diritto di cronaca.

Per completezza, è bene ricordare come, nonostante l’art. 59, 4°comma, c.p. si riferisca letteralmente ai soli “delitti”, dottrina e giurisprudenza concordemente ritengono che la regola della punibilità a titolo di colpa sopra esposta valga anche nel caso in cui il fatto commesso costituisca una contravvenzione (punibile, in quanto tale, di norma, indifferentemente a titolo di dolo e di colpa): in effetti, trattandosi di un’ipotesi di autentica colpa e non di mera equiparazione sul piano sanzionatorio, la punibilità della contravvenzione, commessa in conseguenza di un errore colposo sulla sussistenza di una causa di giustificazione, discenderebbe direttamente dall’art. 42, 4° comma, c.p. e non già da una inammissibile estensione analogica in malam partem dell’art. 59, 4°comma, c.p..

La norma, qualora applicata in ambito penale, ha effetti anche processuali, nel senso che può modificare la competenza del Giudicante qualora ciò sia conseguenza del passaggio del reato contestato da figura dolosa a mera figura colposa: così, ad esempio, fu deciso che, una volta riconosciuto "ab initio" all'imputato, già nella contestazione del fatto omicidiario, il superamento colposo dei limiti inerenti a una causa di giustificazione (nella specie adempimento del dovere) o la sussistenza, per colpa, dell'erronea supposizione circa la presenza di una circostanza di esclusione della pena, la competenza a giudicare il fatto spettasse al pretore, trattandosi a tutti gli effetti di omicidio colposo, e non di omicidio volontario, da equiparare solo "quoad poenam" a un omicidio colposo; e ciò sia perché, nell'attuale codice di rito penale, il dubbio sull'esistenza di una scriminante non si risolve più in danno dell'imputato, bensì in suo favore, dovendo pronunciarsi sentenza di assoluzione anche se vi è dubbio sull'esistenza di una causa di giustificazione, sia perché l'omicidio con eccesso colposo in esimente o con scriminante colposamente putativa non si configura come reato propriamente doloso, ma come reato, sia pure impropriamente, colposo.