Interessi protetti - Interessi protetti -  Riccardo Mazzon - 05/03/2019

Eredità e difesa dall’effettuata rinuncia: dalla parte dei creditori del chiamato all’eredità

E’ possibile tutelare gli eventuali creditori del chiamato all’eredità qualora questi rinunzi, benché senza frode, a un’eredità con loro danno (nel senso che essi resterebbero così privati della possibilità di rivalersi sul patrimonio ereditato)?

Il codice civile offre, in tal caso, tutela consentendo ai creditori del chiamato di farsi autorizzare ad accettare l'eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari, sino alla concorrenza dei loro crediti; “qualora il debitore rinunci all'eredità l'azione esercitabile dal creditore è l'impugnazione della rinuncia ai sensi dell'art. 524 c.c.” (Trib. Cuneo, 30 giugno 2004, Gpiem, 2004, 466); – cfr. il volume "Manuale pratico per la successione ereditaria", R. Mazzon, Rimini 2015 -.

Tale diritto si prescrive in cinque anni dalla rinunzia: nel senso che l'atto di citazione in opposizione all'eredità costituisce atto introduttivo del giudizio ed interruttivo della prescrizione e, per produrre i suoi effetti, deve essere proposto entro il termine prescrizionale di cinque anni dall'atto formale di rinuncia all'eredità, si confronti Trib. Roma, sez. VIII, 25 ottobre 2011, n. 20863, www.dejure.it.

In caso di rinuncia all'eredità o di inutile decorso del termine all'uopo fissato, dunque, per impugnare la rinuncia e renderla inefficace i creditori debbono esperire l'azione prevista dall'art. 524 c.c., proponendo e trascrivendo la domanda anche nei confronti di chi si affermi quale avente causa degli altri chiamati all'eredità, rispetto al medesimo immobile.

Poiché tale azione produce, in rapporto ai creditori del chiamato rinunciante, i sostanziali effetti dell'azione revocatoria, al sequestro - richiesto per assicurare gli effetti dell'accoglimento della domanda prevista dall'art. 524 c.c. - è applicabile la disciplina dettata dall'art. 2905 c.c., potendosi trascrivere il sequestro, tanto nei confronti del dante causa del debitore che nei confronti di quest'ultimo, al solo scopo di far accertare l'esistenza del credito vantato verso di lui (non è invece idonea al medesimo fine la semplice richiesta di sequestro conservativo dei beni oggetto della delazione ereditaria: questo perché, altrimenti, “verrebbe elusa la disciplina degli effetti della trascrizione, la quale ha riguardo a situazioni tipiche, e considerato che detti beni non appartengono a chi è chiamato all'eredità” (Cass., sez. III, 29 marzo 2007, n. 7735, GCM, 2007, 3, in fattispecie anteriore all'entrata in vigore delle norme sul procedimento cautelare uniforme).