Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 20/11/2019

Ebeti? No Webeti!

Più volte ci siamo occupati dei disturbi mentali che possono insorgere da un uso compulsivo della Rete e dei social network. Sempre sul tema, parliamo oggi di una ricerca pubblicata sulla rivista “Psicologia contemporanea” che tratta del “nesso tra l’autocompiacimento di persone che passano tante ore sui social network ed il loro ridotto tasso di empatia verso gli altri”. I risultati dello studio, in soldoni, credo di averli ben riassunti sopra nel titolo, che riporta il noto termine coniato da Enrico Mentana. La ricerca conferma, integrandoli, una serie di studi internazionali con cui gli esperti hanno lanciato un serio allarme: cattiveria, stupidità, razzismo sono le principali prerogative della maggioranza dei messaggi che circolano sul web. Ma come sono stati classificati i protagonisti di questa deriva virtuale? Vediamoli assieme. IL NARCISISTA: i professori Ivan Formica e Jessica Nucera (docenti all'Università di psicologia di Messina) hanno spiegato come le sue caratteristiche siano “onnipotenza, megalomania, egocentrismo”. Dallo studio emerge che il narcisista, al di là del contesto virtuale, “ha difficoltà a comunicare le proprie emozioni e, in caso di disagio, non riesce a considerare l’altro come una fonte di aiuto”. Insomma, un narciso che nello specchio d’acqua di Facebook vede riflesso solo se stesso. L'ONNIPRESENTE: vive in funzione dei “mi piace” raccolti su Facebook ed è convinto che le sorti del mondo si reggano sui suoi post, che sono sempre autoreferenziali e fanno impennare la di lui autostima. Un soggetto che, nella vita reale, conta poco o nulla e che, forse proprio per questo, si tuffa nel mare dei social cercando un improbabile bagno di autorevolezza. IL DISADATTATO: “l'utilizzo dei social può avere un effetto negativo sull'autocontrollo delle persone, ed il web-disadattato non esce quasi mai di casa e va alla ricerca compulsiva di strategie che gli permettano di aumentare i like della propria pagina Facebook. L'ODIATORE: prendete un uomo qualunque che svolge un mestiere qualunque, dategli uno smart, e vedrete che disastri riuscirà a combinare. Per un “signor nessuno“ - si legge in una ricerca condotta dall’Università di Firenze - attaccare un personaggio più o meno noto offre, di riflesso, un briciolo di notorietà. E per un hater di poco conto la cosa è già un gran successo. Per finire in bellezza, non poteva mancare IL FRUSTRATO, ovvero il parente stretto sia del disadattato sia dell’odiatore, ma con un valore aggiunto: la vigliaccheria di spacciarsi per quello che non si è. “Vivono in regime di doppia personalità, - spiega il professor A. Lowen - il web diventa la proiezione di come vorrebbero essere visti dagli altri”. Un’aspirazione destinata ad essere, appunto, frustrata perché “anche dagli stessi post emerge con chiarezza ciò che loro davvero sono: vale a dire soggetti privi di personalità e spessore”. E così per alcuni individui si passa da un banale divertimento/piacere a una vera malattia che può portare anche ossessione, depressione, disturbo dell’attenzione. Come uno spacciatore, il frustrato digitale deve smerciare la sua dose quotidiana di offese. Altrimenti capirà di essere solo un fallito.