Cultura, società - Generalità, varie -  Redazione P&D - 11/10/2017

Don Milani - M.R.P.

Beato don Milani che nella scuola di Barbiana, da lui fondata, non doveva preoccuparsi d’altro se non di insegnare. Ne approfitto per ricordare l’anniversario della sua morte avvenuta nel 1967.
Oh bella, perché nella scuola italiana non è così?
No, non è così. Il docente deve fare molte cose, nella scuola italiana, tra queste deve insegnare, ma non è ormai l’attività centrale.
L’insegnante deve pensare a progetti, deve essere inclusivo, deve affascinare l’allievo. Deve rassicurare il genitore. Occuparsi del disabile. Essere abile nelle nuove tecnologie. Deve aggiornarsi. Per essere formatore deve formarsi. Non ha tanto tempo per insegnare se ci pensate bene.
Don Milani, probabilmente, non aveva idea di come fossero i corsi di formazione per i docenti.
Prendiamo la formazione alle nuove tecnologie, all’informatica: da tre anni i corsi si susseguono ai corsi. Nomi altisonanti: animatore digitale, team di innovazione. E via coi corsi come fossero giri di valzer. Stonati.
Per lo più i corsi sono inutili, noiosi, ripetitivi, subiti dai docenti quasi rassegnati e tenuti da altri docenti che spesso vorrebbero fare altro e invece sono costretti a tenere i corsi.
Nessuno è convinto, tutti agiscono sotto la costrizione di provvedimenti fatti così per fare, per poter dire noi abbiamo curato la preparazione informatica dei docenti. E si spendono fior di quattrini: in una scuola senza soldi, per questa formazione si spendono i soldi europei.
Ma quel che è peggio è che i docenti ci perdono del tempo. Tempo prezioso. Vorrei dire a tutti i docenti una famosa esortazione di don Milani, l’obbedienza non è più una virtù. Ecco, basta obbedire.




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