Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 10/06/2019

Distanze e confini: la modifica del fabbricato - RM

Innanzitutto è bene chiarire cosa la giurisprudenza intenda per modifica del fabbricato, ai fini dell’articolo 873 del codice civile.

Pacificamente, ai fini che ci occupano, è considerata “nuova costruzione” qualsiasi modifica della volumetria di un fabbricato preesistente che comporti l'aumento della sagoma d'ingombro, in guisa da incidere direttamente sulla situazione di distanza tra edifici; un tanto indipendentemente dalla sua utilizzabilità ai fini abitativi - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

In altri termini, laddove l'intervento edilizio comporti una modifica della sagoma dell'edificio, si deve ritenere che si tratti di una costruzione nuova e non di una ristrutturazione, con la conseguente applicabilità delle norme sulle distanze tra edifici; così, la semplice constatazione dell'aumento di superficie e di volumetria è sufficiente a rendere l'intervento edilizio non riconducibile al paradigma normativo della ristrutturazione e all'esonero dall'osservanza delle distanze legali previsto per detto tipo di interventi.

Nell'ambito delle opere edilizie, non è idonea a configurare nuova costruzione (e non soggiace, pertanto, ai limiti previsti dall'articolo 873 del codice civile) la c.d. mera ristrutturazione, che si verifica, secondo un seguitissimo arresto delle Sezioni Unite della Suprema Corte, ove gli interventi effettuati comportino modificazioni esclusivamente interne, avendo interessato un edificio del quale sussistano e rimangano inalterate le componenti essenziali, quali i muri perimetrali, le strutture orizzontali e la copertura.

 Un tanto, anche alla luce dei criteri di cui all'art. 31, comma 1 lett. d, l. 5 agosto 1978 n. 457, mentre è ravvisabile la ricostruzione allorché dell'edificio preesistente siano venute meno, per evento naturale o per volontaria demolizione, dette componenti, e l'intervento si traduce nell'esatto ripristino delle stesse, operato senza alcuna variazione rispetto alle originarie dimensioni dell'edificio e, in particolare, senza aumenti della volumetria né delle superfici occupate in relazione alla originaria sagoma di ingombro; in presenza di tali aumenti, si verte, invece, in ipotesi di nuova costruzione, da considerare tale, anche ai fini del computo delle distanze rispetto agli edifici contigui come previste dagli strumenti urbanistici locali; così, ex multis, anche Cons. Stato Sez. III, 20/11/2013, n. 5488, seguendo i dettami di Cassazione civile, sez. un., 19/10/2011, n. 21578, Giust. civ. Mass. 2011, 10 – conforme - Cassazione civile, sez. II, 27/10/2009, n. 22689, Guida al diritto 2010, 14, 62 - conforme - Cassazione civile, sez. II, 07/09/2009, n. 19287, Diritto & Giustizia 2009; ma si veda, amplius, il capitolo settimo del trattato citato.

Si vedano anche, ex multis, Cass. 12.1.05, n. 400, GCM, 2005, 1; Cons. Stato Sez. IV, 12/02/2013, n. 844 Giur. It., 2013, 8-9, 1937 nonché Cons. Stato Sez. V, 11/06/2013, n. 3221.