Deboli, svantaggiati - Persone con disabilità -  Redazione P&D - 21/01/2019

Diritto a muoversi liberamente e patente speciale – Antonella Tamborrino

All’interno dell’ambito della mobilità delle persone con disabilità si inserisce il diritto ad ottenere il rilascio di una patente speciale di guida automobilistica. Tale riconoscimento trova il suo fondamento normativo nell’art. 119 del Nuovo codice della strada, ossia il d.lgs. del 30 aprile 1992 n. 285, e negli artt. 327 e 328 del suo regolamento di esecuzione ed attuazione, ovvero il d.P.R. del 16 dicembre 1992 n. 495, che lo configurano come diritto soggettivo a muoversi liberamente e vivere una vita indipendente, favorendo l’integrazione sociale e il pieno sviluppo della personalità degli individui nonostante la disabilità, attraverso la garanzia della libertà di movimento. Dal contenuto normativo del comma 2 dell’art. 3 della Costituzione può desumersi la regola secondo cui, le menomazioni non essendo necessariamente identiche, visto che non esistono due menomazioni identiche e che da due menomazioni analoghe conseguono disabilità diversissime, le conseguenti disabilità diventano rilevanti soltanto se effettivamente pericolose per la guida. Per cui il dovere, costituzionalmente garantito, di rimuovere gli ostacoli  comporta che l’idoneità alla guida possa essere negata alle persone con disabilità solo nell’ipotesi in cui sia davvero impossibile agire diversamente. Di conseguenza risultano inammissibili esclusioni aprioristiche dalla guida, in quanto, come ha avuto modo di ribadirsi in giurisprudenza, le Commissioni mediche locali devono sempre valutare le concrete possibilità di guida del soggetto, seppur menomato, visto che non sussistono secondo il dettato normativo «affezioni che per evidenza, gravità, sottraggono automaticamente alla commissione integrata le sue competenze come tracciate dal legislatore». Quindi, come si afferma in dottrina, l’idoneità alla guida deve essere valutata complessivamente e non in relazione alle singole minorazioni. In merito a tale diritto soggettivo rileva, in particolare, anche l'art. 13 della Costituzione. Tuttavia, è da premettere, come ha avuto modo di sottolineare la Corte Costituzionale, che seppur l'essere privati della patente di guida non incida materialmente sulla libertà personale dell’individuo, va osservato che, in presenza di talune disabilità, essa rappresenti l’unico mezzo per condurre una normale esistenza integrata nella società senza ricorrere all’aiuto altrui. Per cui, può postularsi facilmente che ogniqualvolta non si possa disporre di tale idoneo aiuto, la questione riguarda non la possibilità di circolare in determinate aree o luoghi, bensì la facoltà di muoversi in tutto ciò che sia diverso dalla propria abitazione. Quindi, per i casi di illegittimo diniego dell'idoneità psico-fisica alla guida alle persone con disabilità, non si può evitare un richiamo a quelle dottrine secondo cui è «inconfutabile che non può dirsi veramente libero nella persona un soggetto che non possa esplicare la propria facoltà di muoversi liberamente da una città all'altra» come pure che «la restrizione progressiva dell'area nella quale un cittadino può circolare e soggiornare liberamente possa condurre a situazioni di fatto non difformi da alcune forme di vera e propria detenzione». Il legislatore, al comma 5 dell’art. 119 d.lgs. n. 285/1992, ammette, a tutela di tale diritto soggettivo,  la  possibilità per la persona con disabilità interessata di proporre ricorso contro, l’eventuale, accertamento della Commissione medica locale, i cui adattamenti prescritti non si ritengono appropriati al suo stato fisico, in quanto ricognizione insufficiente o condotta con superficialità. Tale ricorso deve proporsi, entro 60 giorni dalla data della notifica del provvedimento, al Tribunale Amministrativo Regionale competente oppure, entro 120 giorni, mediante ricorso straordinario dinnanzi al Presidente della Repubblica. Inoltre, il soggetto interessato, può, altresì, far richiesta di essere sottoposto, a proprie spese, a nuova visita medica, ai fini dell’accertamento dei requisiti psico-fisici per la guida, da effettuarsi presso gli organi sanitari periferici della Società Rete Ferroviaria Italiana. Qualora gli organi sanitari delle F.S. formulino una valutazione medica più favorevole, essa dovrà essere prodotta, entro 120 giorni, direttamente agli uffici della Motorizzazione Civile competenti. La produzione di tale nuova certificazione oltre il termine perentorio di 120 giorni, comporta la stabilizzazione della precedente valutazione della Commissione medica locale e la decadenza dal ricorso giurisdizionale al T.A.R. o dal ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il legislatore, nel 2002, è intervenuto nuovamente in materia, introducendo il d.lgs. del 15 gennaio 2002 n. 9, che ha parzialmente riformato il Nuovo codice della strada.

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