Deboli, svantaggiati - Servizi sociosanitari, volontariato -  Redazione P&D - 07/06/2018

Diritti e doveri in merito a domicilio sanitario e residenza - Mauro Marin

Su richiesta di chiarimenti da parte di utenti e personale degli uffici amministrativi distrettuali, trasmetto una sintesi di norme e interpretazioni delle norme da parte della giurisprudenza in tema di diritti e doveri riguardo lassegnazione del domicilio sanitario e della residenza.

Liscrizione anagrafica nel luogo di effettiva dimora abituale e il conseguente status di residenza (art.43 CC, comma 2°) non è una semplice facoltà, ma un preciso dovere di ogni cittadino, come afferma la legge 24 dicembre 1954, n. 1228 (Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente") e le disposizioni di attuazione contenute nel DPR 30 maggio 1989 n.223 modificato dal DPR 17 luglio 2015 n.126, in quanto comporta il godimento effettivo di altri diritti e lobbligo di precisi doveri (Cassazione ordinanza 21/06/2017 n.15444; Cassazione, sez. trib., sentenza n.26638/2017; CTR Lombardia sez.2  n.1685 dep.11 aprile 2017).
     
La legge 328/2000, abolendo il domicilio di soccorso, ha stabilito che è il comune di residenza della persona il titolare alla competenza per gli oneri di interventi assistenziali sociali.
     
Il diritto alla libera scelta di circolazione e dimora tutelato dallart.16 della Costituzione non è affatto messo in discussione dal dovere di ogni cittadino di adempiere coerentemente e in buona fede agli obblighi di legge conseguenti alla scelta effettuata della dimora abituale effettiva (art. 43 CC, comma 2°) ricorrendo alliscrizione allanagrafe civile e poi allanagrafe sanitaria.
     
Il TAR Lombardia  Milano sez. I, nella sentenza del 20/12/2012 n.3157 ha confermato i contenuti dellart. 2 della legge n. 1228/1954: «È fatto obbligo ad ognuno di chiedere per sé e per le persone sulle quali esercita la patria potestà o la tutela, liscrizione nellanagrafe del Comune di dimora abituale e di dichiarare alla stessa i fatti determinanti mutazione di posizioni anagrafiche, a norma del regolamento, fermo restando, agli effetti dellart. 44 del Codice civile, lobbligo di denuncia del trasferimento anche allanagrafe del Comune di precedente residenza».
     
Secondo lart.5 del Decreto Legge 9 febbraio 2012 n.5, convertito in legge n.35/2012, le dichiarazioni anagrafiche di cui allart.13 del DPR n.223/1989 devono essere rese allufficiale di anagrafe nel termine di 20 giorni dalla data in cui si sono verificati i fatti. Le dichiarazioni vanno rese utilizzando una modulistica in cui è inserito il richiamo alle sanzioni previste dallart.76 del  DPR n.445/2000 nel caso di false dichiarazioni per cui si applicano le disposizioni previste dagli artt. 75 e 76 del DPR n.445/2000. Il comma 4 dellart.5 citato afferma che:  ove nel corso degli accertamenti, svolti entro il termine di 45 giorni, emergano discordanze con la dichiarazione resa, lufficiale di anagrafe segnala quanto è emerso alla competente autorità di pubblica sicurezza per le ipotesi di cui agli artt. 483 c.p. e 495 c.p. (Cassazione Sez. III Penale Sentenza n. 46328 del 14/12/2011).

In materia di accertamento del possesso del requisito della residenza va affermato il principio secondo il quale la residenza effettiva debba prevalere rispetto a quella anagrafica (TAR Lombardia, Milano, sez. I, 28.7.2010, n. 3275). Per costante giurisprudenza la residenza di una persona è determinata dalla sua abituale e volontaria dimora in un determinato luogo (art.43 CC), ossia dallelemento obiettivo della permanenza in tale luogo e da quello soggettivo dellintenzione di abitarvi stabilmente, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali; pertanto, qualora la residenza anagrafica non corrisponda a quella di fatto, è di questultima che bisogna tener conto con riferimento alla residenza effettiva , quale si desume dallart. 43 c.c. comma 2°, e la prova della sua sussistenza può essere fornita con ogni mezzo, indipendentemente dalle risultanze anagrafiche o in contrasto con esse (Cons. Stato, sez. IV, 2/11/2010 n. 7730; Cass. sez.3° civ n.11550/2013; Cass. Civ. Sez. Unite, sentenza 10/02/2017, n. 3555).

In conformità la Circ. Min. Interno n. 21/2001 ha affermato che la mera dichiarazione resa da un soggetto all'ufficiale dell'anagrafe di non voler risultare residente in un certo comune o, viceversa, di voler risultare residente non è di per sé sufficiente a determinare la cancellazione o l'iscrizione nell'anagrafe, occorrendo che il soggetto interessato provveda ad instaurare una situazione di fatto conforme a tale dichiarazione (Cassazione Sez. I Civ. n.3075/1979).

Secondo lart.4 della legge n.1228/1954, il DPR n.223/1989 e il DPR n.126/2015 lufficiale dellanagrafe ha il dovere dufficio di ordinare  gli accertamenti necessari ad appurare la verità dei fatti denunciati dagli interessati, relativi alle loro posizioni anagrafiche, e dispone indagini per accertare le contravvenzioni alle disposizioni della presente legge. Il successivo art.5 della stessa legge afferma che lufficiale dellanagrafe che sia venuto a conoscenza di fatti che comportino listituzione o la mutazione di posizioni anagrafiche per i quali non siano state rese le prescritte dichiarazioni, ha il dovere dufficio di invitare i cittadini interessati a renderle per assicurare linteresse pubblico di una regolare tenuta dellanagrafe civile. In caso di mancata dichiarazione, lufficiale danagrafe provvede dufficio, notificando allinteressato il provvedimento stesso.
     
Il DPR n.126/2015 inoltre istituisce la compilazione di schede di convivenza (art.22) e afferma: Quando  risulti  che  una persona o una famiglia abbia trasferito la residenza senza aver  reso la dichiarazione di cui all'articolo 13, l'ufficiale di anagrafe deve darne notizia al comune competente  in  relazione  al  luogo  ove  la persona  o  la  famiglia  risulta  di  fatto  trasferitasi,   per  i conseguenti provvedimenti . La norma attribuisce al Prefetto la vigilanza sulla effettuazione degli adempimenti anagrafici da parte dei Comuni.
     
Domicilio sanitario Per chi soggiorna almeno tre mesi fuori del comune di residenza, ma sempre in Italia, per motivi documentati di studio, lavoro e salute esiste la possibilità di richiedere "il domicilio sanitario" (Circolare del Ministero della Sanità n. 1000.116 del 11.5.1984 , in G.U. n. 145 del 28.5.1984) che consente, pur mantenendo l'originaria residenza, di ottenere un tesserino sanitario col domicilio effettivo (art. 43 CC, comma 1°) e in conseguenza di usufruire gratuitamente anche delle prestazioni di un medico di medicina generale scelto quale medico di fiducia nell'ambito territoriale del domicilio temporaneo. Secondo la circolare ministeriale , il domicilio sanitario è concedibile quando sussistono i seguenti requisiti:

- militari di leva e militari di carriera in missione con familiari conviventi;

- studenti e seminaristi assenti dalla residenza familiare per motivi di studio;

- dipendenti pubblici e privati in missione con familiari conviventi;

- insegnanti in missione per oltre 3 mesi;

- lavoratori stagionali per periodi superiori a 3 mesi;

- carcerati e condannati sottoposti all'obbligo di soggiorno;

- soggiornanti in località climatiche per oltre 3 mesi a causa di comprovanti motivi di salute certificati da un medico specialista pubblico dell'Asl.

Va rilevato che la concessione del domicilio sanitario per documentati motivi personali di lavoro, studio e salute secondo la predetta circolare ministeriale del 1984, esclude dal diritto al beneficio tutti coloro che sono domiciliati in luogo diverso dalla residenza senza una delle predette motivazioni, ad esempio per convivenza temporanea presso parenti o conoscenti, per i quali si richiama il dovere per legge di trasferire entro 20 giorni la residenza nel luogo di effettiva dimora abituale.

La procedura per ottenere il domicilio sanitario prevede la presentazione all'Asl in cui si chiede l'iscrizione di una domanda con allegati i seguenti documenti:

- certificato attestante il possesso di uno dei requisiti predetti;

- certificato di residenza o documento d'identità;

- tessera sanitaria originaria e domanda di cancellazione dagli elenchi della Asl di residenza anagrafica, perché non vengano pagate due quote capitarie per lo stesso assistito del SSN.

La richiesta di cancellazione, presentata contestualmente alla richiesta di nuova iscrizione, viene inviata a cura dell'Asl che riceve la domanda all'Asl di residenza anagrafica e alle rispettive Regioni.

La richiesta di domicilio sanitario può essere rinnovata annualmente in presenza dei requisiti predetti.

Il diritto alla tutela della salute riconosciuto dallart.32 della Costituzione, che assicura anche cure gratuite agli indigenti, non è affatto messo in discussione col diniego al domicilio sanitario in assenza di requisiti per la concessione. Infatti il cittadino non residente in caso di domicilio temporaneo in regione diversa può comunque accedere ugualmente alle cure urgenti fornite dal SSN (ricoveri ospedalieri, prescrizioni di esami e farmaci, accesso al pronto soccorso) e al medico di medicina generale fuori ambito di residenza attraverso listituto delle visite occasionali previsto dallart. 43, comma2,  del DPR n.270/2000 e confermato allart. 57 dellACN 2005 per la medicina generale.
     
La Circolare Ministeriale Sanità dell11 maggio 1984 in materia di iscrizione negli elenchi delle USL afferma : Indipendentemente dalla durata delliscrizione temporanea lUSL è tenuta a darne notizia allufficio di anagrafe del locale Comune per gli accertamenti ed eventuali provvedimenti di competenza ai sensi dellart. 13 del DPR n.223/1989, modificato dal DPR n.126/2015, in attuazione della legge n.1228/1954. Fermo restando il dovere di assicurare lassistenza sanitaria a tutti i cittadini,  la verifica della residenza quale dimora abituale effettiva (art. 43 CC, comma 2°, e Regolamento CE n. 763/2008) è un dovere dellufficiale danagrafe a cui lanagrafe sanitaria deve comunicare le iscrizioni temporanee e rientra nel dovere di buona amministrazione a tutela della legalità ed a contrasto di una tendenza allelusione fiscale mediante residenze fittizie documentata dalla giurisprudenza. Infine, la persona senza fissa dimora, secondo lart.3, comma 38, della legge n. 94/2009 in materia di sicurezza,  si considera residente nel comune dove può dimostrare di aver stabilito il proprio domicilio o, in difetto, si iscrive dufficio nel comune di nascita.

A fronte di un dovere dufficio disposto per legge di verificare le dichiarazioni rese con autocertificazione dal cittadino, in base allart. 24  del D.Lgs. n.196/2003, non è opponibile da parte del cittadino un divieto allaccesso ai dati per ragioni di privacy. Nessuna persona può sottrarsi allobbligo di iscrizione nel registro della popolazione residente, se linteressato non vi provvede spontaneamente vi deve provvedere l'Ufficiale di Anagrafe Civile.