Cultura, società - Formazione -  Paolo Cendon - 02/04/2019

Dietro la cattedra - Jekill e Hyde in ateneo

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I professori universitari cosa fanno? Risposta: insegnano, esaminano allievi, addestrano futuri docenti. Ogni tanto scoprono qualcosa. Sì, e poi? Tutto il giorno in Dipartimento, non c'è altro? Eh, non proprio: talora va effettivamente così; spesso invece la realtà è diversa. C'è chi quelle cose le fa solo in parte; oppure non le fa affatto: e ne fa magari di differenti. Vediamo bene.

IL DOCENTE/MANAGER - Personaggio sempre più diffuso oggigiorno. Magari non gli è toccata una gran carriera accademica. Un po' perché vanta altri talenti, un po' perchè ha indovinato il partito giusto: fatto sta che, a un certo punto, è entrato nel consiglio di amministrazione di qualche società. Poi di un'altra. Da allora non si è più fermato: direzioni di qua, collegi sindacali di là, vicepresidenze, comitati ristretti. Sui giornali il suo nome compare di frequente (pagina economica). Ogni tanto sembra che debba cascare, poi torna regolarmente a galla. Certi colleghi lo aspettano al varco: il suo nome è fra i primi che si scrutinano, maliziosamente, nella lista annuale dell’Irpef. Fintantoché dura.

IL LIBERO PROFESSIONISTA - Anche lui, in università non è che si veda molto: il tempo lo passa al 95% nel "suo" studio professionale. Da anni non pubblica più nulla, a lezione si fa sostituire spesso: per questo ha una certa fifa dei magistrati (oggi poi!); ed è attentissimo, quantomeno, a non fare falsi sui registri didattici. Spesso, è più famoso del Direttore di Dipartimento, il quale esita perciò a rimproverarlo. Non ostenta i quattrini che possiede. Passa il tempo ad ammonire: "Senza la pratica la teoria non serve", oppure "Beati voi che potete fare ricerca". Qualche volta afferma: "Tutto questo lo faccio per l'Università, se stesse a me ..."

LO SCRITTORE - Ha fatto il gran salto pubblicando, a un certo, con un editore nazionale di prestigio. E il successo è stato subito copioso. Da allora non ha più smesso: saggistica, narrativa, direzione di collane; enciclopedie, riviste, convegni. Dell'Università si occupa ancora, sì: ma giusto quel tanto che occorre. Charme presso i laureandi. Scrive sui giornali. Conferenze. Viaggia molto. Sa di essere fra i pochi conosciuti al di là dei confini locali. Ma l'invidia dei colleghi, quand'è lieve, è un sentimento che si sopporta facilmente.

IL POLITICO - Consiglio comunale, segreteria provinciale, Regione, Parlamento; un bel giorno ce l'ha fatta, e via, da allora chi s'è visto s'è visto. In Università compare solo per l'inaugurazione dell'anno accademico, o per cerimonie altrettanto ufficiali: seduto allora in prima fila, vestito di blu, tra il vescovo e il prefetto. Coi colleghi fa il modesto, bisbiglia sorridendo: "Bravi, bravi, continuate". Quando gli chiedono un favore ("Senti, quella pratichetta, tu che puoi") non si schermisce, anzi! Certo che quel doppio stipendio gli faceva comodo! Dentro di sé pensa sempre più spesso: "E se poi non mi rieleggono?".

L'AMMINISTRATORE UNIVERSITARIO - Ripete sempre che per la burocrazia lui ("Un uomo di laboratorio!") non era nato. E che un giorno però gliel'hanno chiesto, e non ha potuto dir di no. Fatto sta che indietro non è più tornato. Anzi, da allora è stato tutto un crescendo: Direttore di Istituto, di Dipartimento, di Corso di Laurea. Oggi, quella è diventata la sua vita: tonnellate di carte, contatti con il Ministero, università straniere, riunioni da convocare. Circolari, ordini del giorno, verbali, i problemi del personale. Gli pesa di essere costretto ad andare d'accordo con tutti: eh, ma se no il Dipartimento chi lo tiene insieme? Proclama di continuo "Ancora un anno e poi smetto", oppure "Stavolta non mi ricandido" (però anche tornare alle bozze di stampa, alle provette, ai cataloghi).

IL DOCENTE VECCHIO STAMPO - E' il primo ad arrivare in Università e l'ultimo ad andarsene: non saprebbe altrimenti dove rifugiarsi. Ma neanche lui, in effetti, fa davvero il professore. In Istituto sta chiuso per ore nella sua stanza e nessuno sa cosa faccia; ogni tanto esce con plichi da imbucare (c'è chi maligna che scriva alla Settimana enigmistica, o peggio). Non ha praticamente studenti ai suoi corsi, mai un fax, posta solo dalle banche, nessuno che lo cerchi: tranne qualche collega per un caffè. Parla volentieri di risotti, di qualche successo di gioventù, dei costumi delle ragazze di un tempo. Quando trova chi lo ascolti