Danni - Danni -  Antonello Negro - 08/12/2018

Danno da illegittima privazione del possesso - Cass., VI sez. civ., 31353/2018

Un ex coniuge era stato illegittimamente privato, dalla consorte, del possesso della casa coniugale.

La donna veniva condannata a reintegrare l’ex marito nel possesso dell’immobile, rimandandosi a separato giudizio il risarcimento dei danni.

Intentata una causa per la rifusione del danno, la domanda veniva in primo grado rigettata, mentre la Corte di Appello, in riforma della pronuncia impugnata, condannava la ex moglie a risarcire il danno subito dall'illegittimo spossessamento e lo liquidava nella metà del valore di locazione dell'immobile.

La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso presentato, ha osservato che, qualora sia accertato, con sentenza passata in giudicato, l'illecito consistente nell'illegittima privazione del possesso, tale limitazione si traduce in un concreto pregiudizio di carattere patrimoniale, perdurante fino al ripristino dello status quo ante.

La Corte, quindi, esaminata l’obiettiva difficoltà nell'esatta quantificazione del danno, ha ritenuto possibile il ricorso (ex art. 1226 c.c.) ad una valutazione equitativa, con la possibile adozione, quale adeguato parametro di riferimento, della percentuale del valore reddituale dell'immobile la cui fruibilità sia stata temporaneamente esclusa.

Il giudice di secondo grado – ha proseguito la Corte – ha correttamente fatto discendere la prova dell'esistenza del danno dallo spossessamento dell’immobile da parte della ex moglie, dalla conseguente indisponibilità dell’abitazione e dalla non fruibilità della stessa da parte dell’ex coniuge (il quale aveva fornito prova sia dell’assiduo utilizzo dell’abitazione anche per ragioni di lavoro, sia dell'idoneità dell'immobile all'uso abitativo).