Danni - Generalità, varie -  Francesca Sassano - 02/01/2019

Danno da arroganza e diritto alla gentilezza

M'interessa un percorso nuovo di riflessione giuridica: può esistere un danno da arroganza per la lesione del diritto alla gentilezza?
Occorre fare ordine tra i termini, che solo a prima vista possono apparire metagiuridici.
Soccorre, per entrambi il dizionario Treccani : gentilezza si declina così: " s. f. [der. di gentile1]. – 1. ant. Nobiltà, sia ereditaria sia (secondo l’interpretazione degli stilnovisti) acquisita con l’esercizio della virtù e con l’elevatezza dei sentimenti: prende amore in g. loco (Guinizzelli). 2. a. La qualità propria di chi è gentile, nei varî sign. dell’aggettivo: g. d’aspetto, g. di modi; e in senso morale: g. d’animo, di costumi, di sentimenti. Più com., amabilità, garbo, cortesia nel trattare con altri: persona di squisita g.; la sua innata g.; è di una g. rara, incomparabile; per g., formula di cortesia nel chiedere un favore, un’informazione e sim. b. Atto, espressione, modi gentili: fare una g., usare molte g., colmare di gentilezze; gli disse delle g.; trattare, accogliere con gran gentilezza. Spesso iron.: fammi la g. di levarti dai piedi; m’ha dato tutti questi epiteti e m’ha detto altre simili g. (cioè insolenze, impertinenze)" ; arroganza invece : " arroganza s. f. [dal lat. arrogantia]. – L’essere arrogante; insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità: non posso soffrire la tua a.; tratta tutti con a. sfacciata; parlare, chiedere con a.; mi ha indignato l’a. delle sue risposte; nel linguaggio giornalistico, a. del potere, il comportamento altezzoso, sprezzante e talora violento che spesso caratterizza chi detiene il potere."
La prima lettura delle due etimologie non soddisfa lo scopo, occorre porsi una domanda preliminare : - esiste un'arroganza antigiuridica? - . Certamente sì, forse senza consapevolezza di esistenza autonoma. Infatti, nel mobbing, l'arroganza reiterata e provata, nell'alveo del 2087 c.c., può avere uno spazio e un riconoscimento. Ugualmente nel c.d. mobbing coniugale, dove la delegittimazione del coniuge avviene attraverso condotte reiterate finalizzate all'esclusione e alla negazione del ruolo del soggetto che le patisce: " è mobbing coniugale l'atteggiamento arrogante posto in essere dal marito nei confronti della moglie ammalata di sclerosi multipla in grado avanzato ( Cass. 21 .1.2013 n.1239) ".
Più facile,perchè più diffuso,  è il riferimento alla condotta "arrogante" antigiuridica in ambito penale. La casistica è interessante:  la Suprema Corte ha evidenziato che il reato di cui all'art. 660 cod. pen. non è necessariamente abituale, per cui può essere realizzato anche con una sola azione di disturbo o di molestia, purché ispirata da biasimevole motivo o avente il carattere della petulanza e della arroganza, che consiste in un modo di agire pressante ed indiscreto, tale da interferire sgradevolmente nella sfera privata di altri. (Cass,Sez. I - sent. del 3 luglio 2018, n.29830) .
Inoltre, l’art. 4 del D. L.vo Lgt. 14/9/1944 n. 288 prevede che le disposizioni degli artt. 336, 337, 338, 339, 341, 342 e 343 del codice penale non trovino applicazione quando il pubblico ufficiale, l’incaricato di pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto negli stessi articoli eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.  E quindi "per dare un significato normativo all’endiadi “atto arbitrario eccedente dai limiti delle attribuzioni” occorre infatti che l’antidoverosità del comportamento del pubblico ufficiale sia caratterizzata o dalle sue modalità intrinseche (inurbanità, arroganza,maleducazione e quant’altro) o dal suo sviamento rispetto allo scopo di pubblico interesse per il quale è dall’ordinamento previsto l’esercizio di poteri autoritativi” (nella specie si trattava appunto di uno “straripamento dei poteri dell’autorità giudiziaria” (Cass. Sez. VI 9/3/2004, Maroni).
D'altra parte, l'arroganza è spesso in motivazione, accompagnata all'aggettivo " mafiosa"  nei processi di criminalità organizzata , mentre con dubbia utilità per scrive, è plasticamente incarnata , come comportamento figurativo, dai personaggi televisivi di serie come Gomorra, Quei bravi ragazzi, In nome della legge.
Non vi sono dubbi, pertanto sulla connotazione antigiuridica dell'arroganza. A questo punto, occorre porsi un altro quesito : - esiste un diritto alla gentilezza? - . Infatti , arroganza e gentilezza sebbene tra di loro e in maniera antagonista siano collegati,  in ambito giuridico non sono la faccia della stessa medaglia. Più difficile è ravvisare una rilevanza giuridica del diritto alla gentilezza. Soccorre sicuramente il diritto costituzionale, con l'ampio alveo del diritto/dei diritti della persona e della personalità.  Esiste una propensione didattica, in alcune scuole s'invoca l'ora di educazione alla gentilezza ed è - ma chi scrive è scettica sulla valenza di tale operazione - stata istituita anche una giornata mondiale della gentilezza.
Tuttavia , questo non giova al nostro percorso: tracciare un profilo nuovo , risarcitorio ed autonomo , a tutela del c.d. soggetto debole "vittima " di un comportamento arrogante.  
Occorre, per questo, porre alcune preliminari considerazioni: la risarcibilità non solo passa attraverso l'accertamento di un danno, ma anche del comportamento antigiuridico o illecito, attuato.  Il dolo civile è conseguenza della volontà maliziosa,  il dolo penale è in contrapposizione alla colpa , perchè il secondo è contro l'intenzione mentre nel primo caso la volontà è tesa originariamente al male.
La condotta illecita alla base del “danno” può scaturire da una responsabilità di tipo contrattuale oppure da responsabilità di tipo extracontrattuale.
Ad essa consegue una sanzione, che si atteggia in termini diversi - dati gli ambiti di operatività- nel civile e nel penale. Ciò che interessa al nostro percorso- per ora ipotetico e questo scritto ne è solo l'avvio - è la valorizzazione in termini di tutela e di risarcimento di una serie di condotte " ruvide" o " arroganti", poste in essere , in ambito pubblico e privato, nei confronti dei soggetti più indifesi. La gamma è ricca di possibili esempi ed esclude, ovviamente per altra tipizzazione autonoma, quelle condotte più aggressive e marcatamente lesive , a danno della integrità fisica della persona ( matrattamenti,  frodi , incurie presso stutture c.d. di riposo od assistenziali) ma vuole evidenziare un tessuto di illecito, civile e penale, inaccettabile per la destinazione ( verso soggetti indifesi, quali anziani, bambini, deboli) ed offrire un ristoro.
Per chi legge di me, sa che la direzione in cui scrivo è sempre sostanzialmente una : l'affermazione dell'esistenza giuridica della categoria  "dolore" ed il suo giusto ristoro.
E non è una battaglia senza " profeti". Già nel 2010, il Mio Maestro, in un saggio illuminato scriveva: " comportamenti del primo tipo − minimizzare l'esistenza di qualcosa che dispiace, piuttosto che interrogarsi su ciò che ne è all'origine − non sono circoscritti, beninteso, al mondo del diritto. In nessun caso, al di là dei vantaggi che vie d'uscita simili possono offrire, sotto il profilo psicologico, la realtà dei fatti può uscirne modificata.(...) Sconcerta in primo luogo l'esiguità, qualitativa e quantitativa, delle attenzioni che la 26972 dedica ai danni non patrimoniali in quanto tali. Indugiano a lungo gli Ermellini, è ben vero, sul rango proprio della Costituzione, sul significato della tipicità ex art. 2059 c.c., sulla legittimità delle categorie, sui profili dell'inadempimento. Trattano a più riprese di previsioni legislative, di reati, di soglia minima, di principio di tolleranza. Su ciò che era (che sarebbe stato) essenziale però, in una sentenza chiamata a occuparsi di danni, ovverossia sull'esame di ciò che accade, in concreto, a una persona la quale si sia vista colpire in certe sue prerogative − sulla misura in cui l'interessato verrà a soffrirne, sul modo in cui potranno cambiare i suoi rapporti con gli altri, sui termini in cui la sua vita si modificherà −, non molto vien detto al lettore.
Troppo complesso l'argomento, non era la sede opportuna per discuterne?
Sono le S.U. tuttavia (coerentemente del resto col pedigree storico del danno) a insistere sull'irrinunciabilità del "consequenzialismo", oggi come ieri, anche in ordine ai danni non patrimoniali − con i vari corollari ricavabili sul piano operativo, in particolare sul terreno processuale: corollari che gli Ermellini in effetti esplicitano, ad es. in punto di doveri di allegazione, di onere probatorio, di spazi affidati alle presunzioni..."  
Certo, allora si trattava di anticipare troppo un tema, in un'ottica di lucida preveggenza che non deve oggi essere persa!
E mi piace concludere, per ora, così con questo avvio di riflessione, in un anno che chiude ma che offre tante consegne a quello che sta per giungere... con la consapevolezza che ogni essere umano viaggia  verso la stessa meta: la sua fine, ma ciò che fa la distinzione è il percorso. La conquista della civiltà non è solo la stretta applicazione di regole, ma anche la costruzione di più esatti contenuti.

In allegato il testo dell'articolo con note.