Cultura, società - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 05/03/2019

Criticare sempre, criticare tutto, come faceva Kant … e non smettere mai di arrabbiarsi per come va il mondo

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Non soltanto bisogna criticare le sentenze, ma anche le leggi, quando sono sbagliate
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come quelle del codice penale o di procedura penale, che prevedono sconti di pena eccessivi per i riti abbreviati, 
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così come bisogna criticare i provvedimenti dei giudici di sorveglianza, quando sono sbagliati, come nei casi in cui vediamo che si mandano fuori personaggi i quali, appena usciti di prigione, vanno a casa della loro compagna che non sono riusciti a uccidere otto anni prima, e finalmente la sistemano per sempre, 
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come bisogna certo criticare i provvedimenti giudiziali che negano invece permessi a chi li meriterebbe, che schiacciano crudelmente e assurdamente chi ha errato, fatto del male, e oggi se ne rende conto

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... io ho passato la mia vita a criticare leggi e provvedimenti sbagliati nel diritto civile, e se non l'avessi fatto, io e altri con me,
- avremmo ancora solo l'interdizione, 
- non ci sarebbe una seria tutela risarcitoria per le vittime del danno,
- il dolo sarebbe trattato come la colpa, 
- ciascuno morirebbe come vogliono gli altri,
- gli uccellini e i lupi sarebbero forse ancora res nullius, 
- non esisterebbe l’amministrazione di sostegno, 
- i pedofli sarebbero guardati con indulgenza, 
- il mondo della fragilità sarebbe considerato ancor meno di oggi, 
- dominerebbe l’irresponsabilità in famiglia
… e via di questo passo

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il fatto che Raskolnikov si sia pentito non vuol dire purtroppo che tutti siano come lui
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Tanti altri interpreti hanno fatto ben più di me, in questi decenni, beninteso … MOLTO DI PIÙ, MOLTO MEGLIO, MOLTO PIÙ EFFICACEMENTE – 
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E’ vero poi che non sono una penalista, tutti lo sanno credo, 
se esprimo opinioni di diritto penale o di diritto amministrativo, tributario, canonico, lo faccio per buona metà da ‘uomo della strada’, dipende dagli argomenti, 
in tal caso di solito infarcisco deliberatamente/esplicitamente il mio discorso di paradossi, di metafore, di controsensi, di bizzarrie da Bar Sport, di tocchi da pamphlet, 
per significare che non parlo in quel momento con la divisa gallonata dell’uomo di legge, del cattedratico 
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… non so se è sempre un male, in effetti, sento quasi sempre che c’è qualcosa di vero in ciò che sento, che esprimo selvaggiamente, un nucleo comunque valido, 
anche se circondato sicuramente da imprecisioni, eccessi, banalizzazioni, unilateralismi, approssimazioni, emotività …
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non esiste però solo la tecnica a questo mondo, il regolo calcolatore, non c’è solo il bilancino del farmacista, l’erudizione
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>> senza un po’ di collera ad accendermi, senza istinto, senza vampate a spingermi, senza passione, credo che non avrei combinato niente neanche come micro-riformatore del diritto privato