Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 18/07/2019

Cooperative sociali di tipo b) e l’affidamento del servizio mensa scolastica – Tar Veneto 815/19

Una Centrale Unica di Committenza ha avviato una procedura negoziata ai sensi dell’art. 36, comma 2 lett. b), del d.lgs. n. 50/2016, previo avviso per manifestazione interesse, per l’affidamento del servizio di assistenza mensa, suddiviso in due lotti, riservato a cooperative sociali di tipo B, ex art. 5, comma 1, della legge n. 381/1991.

A seguito della richiesta di delucidazioni in merito all’offerta presentata, la cooperativa prima in graduatoria ha dichiarato che:

-) il costo del personale avrebbe coperto quasi interamente il prezzo offerto per l’espletamento del servizio, per entrambi i lotti, residuando così - per l’intera durata dell’appalto una somma esigua sia per le spese generali sia per l’utile di impresa;

-) le attività formative non richiedono alcuna sostituzione del personale, poiché le stesse vengono svolte in giorni ed orari non coincidenti con quelli di espletamento del servizio;

-) le peculiarità del proprio modello organizzativo e i risparmi di spesa derivanti dal fatto di appartenere ad un consorzio permettono di realizzare le condizioni sopra esposte.

All’esito delle verifiche svolte, sulla base della relazione redatta dal RUP, è stata disposta l’esclusione della società Cristoforo per anomalia dell’offerta, dandone successiva comunicazione all’interessata.

L’appalto è stato quindi aggiudicato alla società classificatasi seconda in graduatoria.

La cooperativa esclusa ha proposto ricorso e il Tar Veneto, sez. I, con sentenza n. 815 dell’8 luglio 2019, lo ha respinto per le motivazioni che sinteticamente di seguito si richiamano:

-) il giudizio di anomalia dell’offerta nelle gare pubbliche, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, costituisce espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in caso di macroscopica illogicità o di erroneità fattuale che rendano palese l'inattendibilità complessiva dell'offerta;

-) il giudizio di anomalia delle offerte è di tipo sintetico, e non già atomistico-analitico (cfr. Cons. Stato, sez. III, 29 marzo 2019, n. 2079; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 24 gennaio 2017, n.105). La Stazione appaltante, pertanto, deve valutare la complessiva attendibilità dell’offerta, sulla base di dati e circostanze oggettivi, unitariamente letti ed interpretati;

-) è necessario giustificare i costi generali, la struttura di quelli organizzativi e gestionali, compresi quelli derivanti dall’appartenenza ad organizzazioni consortili;

-) se la stazione appaltante non è in grado di verificare che le spese generali e i ricavi siano sufficienti a garantire l’integrale copertura dei costi e i costi di formazione, essa legittimamente può formulare un giudizio di complessiva inaffidabilità dell’offerta;

-) la valutazione svolta dal RUP sull’esiguità dei costi dell’appalto non si pone affatto in contraddizione, come ritenuto dalla ricorrente, con il punteggio positivo attribuito all’organizzazione dell’impresa in fase di esame dell’offerta tecnica. Infatti, il giudizio di anomalia attiene alla sola sostenibilità dei costi connessi allo svolgimento dell’appalto, tenuto anche conto del modello organizzativo adottato dalla ricorrente;

-) il solo costo della manodopera, di per sé, non è indizio sufficiente di anomalia dell’offerta, il cui giudizio si fonda su molteplici fattori che – unitariamente considerati – inducono a ritenere l’offerta non sostenibile;

-) l’eventuale anomalia dell’offerta della controinteressata non elide in alcun modo il giudizio di anomalia espresso dalla Stazione appaltante nei confronti dell’offerta presentata dalla ricorrente e pertanto non si può ravvisare in capo alla ricorrente un interesse concreto e meritevole di tutela;

-) la verifica dell’anomalia dell’offerta è stata condotta secondo un corretto iter procedimentale, nell’ambito del quale sono stati chiesti chiarimenti alla ricorrente per due volte, consentendo così all’interessata di far valere le proprie ragioni in contraddittorio con la Stazione appaltante, su ogni singola componente dell’offerta;

-) il principio di rotazione nell’ambito delle procedure negoziate può trovare applicazione nei casi in cui vi siano più operatori economici e non, invece, nei casi in cui vi siano due soli concorrenti. Infatti, il principio di concorrenza deve ritenersi senz’altro prevalente rispetto al principio di rotazione e il precedente aggiudicatario che abbia ben operato può pertanto partecipare alla gara, se tale partecipazione rappresenta un'estensione della platea degli offerenti (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 18 giugno 2018, n. 6838);

-) nel caso di numero esiguo di concorrenti (nel caso di specie, n. 2) il mancato invito o l’esclusione dell’incumbent dalla procedura negoziata, di fatto, avrebbe comportato la necessità per la Stazione appaltante di affidare l’appalto in via diretta all’unica concorrente rimasta, eliminando così ogni forma di confronto concorrenziale.

La sentenza, in disparte altre considerazioni che non possono essere versate nel presente contributo, evidenzia la correttezza della stazione appaltante, da un lato, e la necessaria attenzione che gli operatori economici debbono prestare nella formulazione delle loro proposte. In particolare, preme segnalare che l’appartenenza ad una struttura consortile di secondo livello ben può rappresentare un vantaggio competitivo nella partecipazione a procedure ad evidenza pubblica che, tuttavia, deve essere motivata e legittimata.