Pubblica amministrazione - Generalità, varie -  Redazione P&D - 10/02/2020

Consiglio di Stato sentenza del 27 gennaio 2020 n. 681, sull’affidamento di un servizio in house – Illegittimità in caso di maggiore convenienza rispetto a quello - G.G.

Interessante caso nell’ambito della normativa e pressi del cd affidamento in house che essenzialmente è previsto da quanto attualmente predisposto e previsto nell’art. 192 del d lgs 18 aprile 2016 n. 50, secondo cui  ai fini dell'affidamento in house di un contratto avente ad oggetto servizi disponibili sul mercato in regime di concorrenza, le stazioni appaltanti effettuano preventivamente la valutazione sulla congruità economica dell'offerta dei soggetti in house, avuto riguardo all'oggetto e al valore della prestazione, dando conto nella motivazione del provvedimento di affidamento delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche.

Il giudice dell’appello di cui al titolo esposto chiaramente ribadisce che (in estratto rispetto al provvedimento allegato):
“In ogni caso, la giurisprudenza appare consolidata nel ritenere che l’affidamento in house di servizi è illegittimo nel caso in cui non ci sia convenienza economica rispetto alla esternalizzazione dello stesso; l’in house providing riveste infatti carattere eccezionale rispetto all’ordinaria modalità di scelta del contraente ed è possibile solo qualora sussista per l’amministrazione una reale convenienza rispetto alle condizioni economiche offerte dal mercato (in termini, tra le tante, Cons. Stato, III, 17 dicembre 2015, n. 5732).”
Inoltre lo stesso giustamministrativo, riferendosi alla fonte sopra ricordata, precisa che:
“In tale senso anche l’art. 192, comma 2, del d.lgs. n. 50 del 2016 dispone che «ai fini dell’affidamento in house di un contratto avente ad oggetto servizi disponibili sul mercato in regime di concorrenza, le stazioni appaltanti effettuano preventivamente la valutazione sulla congruità economica dell’offerta dei soggetti in house, avuto riguardo all’oggetto ed al valore della prestazione, dando atto nella motivazione del provvedimento di affidamento delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche».”
In buona sostanza non si può ritenere che una tale forma di affidamento di un contratto pubblico, qualora in ogni caso possano ricorrerne i requisiti formali e sostanziali, sia legittima a prescindere dato che è sempre obbligatorio rispettare un criterio quello della economicità che deve condurre ad una valutazione sulle convenienze – che constano nei diversi livelli non solo di prezzo ma anche di specifiche del servizio e della sua qualità - anche rispetto ad altre offerte presenti sul mercato libero.