Saggistica  -  Luca Leidi  -  16/02/2017

Confisca: istanza di accertamento del credito ex art.58 D.Lgs.159/2011 – Luca Leidi

Recupero del credito sul bene oggetto di confisca

Confisca nel Nuovo Codice Antimafia

Requisiti istanza art.58

Sommario: Premessa sistematica – Cenni sulle misure di sicurezza patrimoniali – L"istituto della confisca: 1) Nel codice penale – (segue) 2) Nelle leggi speciali – (segue) 3) Nel codice antimafia: a) Campo di applicazione – (segue) b) Particolarità dell"istituto – La tutela dei terzi creditori – L"istanza ex art.58 – La conclusione dell"udienza e lo stato passivo

PREMESSA SISTEMATICA

Il presente articolo oscilla sul confine tra diritto civile e diritto penale. In effetti, se lo sfondo su cui si innesta l"intervento richiesto con l"istanza in oggetto è, fuor dubbio, quello del diritto penale (la confisca a seguito dell"instaurazione di un procedimento penale), gli scopi che la proposizione della stessa domanda si prefiggono, nonché le modalità di presentazione ed il rito della procedura, si innestano nella branchia del diritto civile, pur riservando speciali prescrizioni di legge. Si vedrà in prosieguo che lo scopo principale della domanda ex art.58 D.Lgs.159/2011 è quello del recupero di un credito garantito da un diritto reale di garanzia – oppure, come più sovente accade, di un credito pronunziato con provvedimento giudiziale in forza del quale è stata iscritta ipoteca – sul bene oggetto di decreto di confisca ai sensi dell"art.240 c.p..

CENNI SULLE MISURE DI SICUREZZA PATRIMONIALI

Un"efficace azione di contrasto al crimine, in particolare di quello organizzato di tipo mafioso, è possibile solo se all"azione repressiva "classica" si affianca un intervento patrimoniale diretto a eliminare i profitti illecitamente accumulati che costituiscono la causa prima di questo tipo di delitti (1). Tale era il pensiero del Legislatore, indotto dalla dottrina della Scuola Positiva, che lo spinse a prevedere nell"odierno codice penale misure di sicurezza patrimoniali (accanto a quelle personali) che si caratterizzano in quanto vanno ad incidere sul patrimonio del reo, e rispondono ad esigenze di prevenzione criminale (2).

Ai sensi dell"art.236 c.p., oltre a quelle stabilite da particolari disposizioni di legge, sono considerate misure di sicurezza patrimoniali la cauzione di buona condotta (3) e la confisca.

L"ISTITUTO DELLA CONFISCA

  1) NEL CODICE PENALE

  La confisca, disciplinata dall"art.240 c.p., consiste sostanzialmente nell'espropriazione forzata e gratuita a favore dello Stato – ed in materia urbanistica, a favore del patrimonio del Comune – di tutte le cose che costituiscono il prezzo del reato, che sono servite a commettere il reato, di quelle che ne sono il prodotto e il profitto, nonchè di quelle che sono di per sè criminose (4). La finalità della confisca, come più volte sottolineato dalla Cassazione (5), consiste nel «prevenire la commissione di nuovi reati, mediante l"espropriazione a favore dello Stato di cose che, provenendo da illeciti penali o comunque collegate alla loro esecuzione, mantengono viva l"idea e l"attrattiva del reato». Affermazioni del tipo ora citato, condivise anche dalla dottrina maggioritaria (6), chiariscono nel contempo che presupposto della confisca è la pericolosità oggettiva della cosa, da intendersi come «probabilità che, ove lasciata nella disponibilità del reo, la cosa costituisca per lui un incentivo alla commissione di ulteriori illeciti».

Tale misura può essere facoltativa o obbligatoria (art.240 c.p.). La confisca facoltativa, co.1, è decisa dal giudice sulla base di un giudizio di pericolosità che, deve tenere conto dell'effetto induttivo determinato nel colpevole dalla disponibilità della res. E" obbligatoria, invece, ai sensi del comma 2, quando la pericolosità è intrinseca alla res, e quindi il giudice non è chiamato ad esprimersi in merito, o perché "costituisce il prezzo del reato", vale a dire le cose che sono state date per istigare o determinare il soggetto a commettere il reato, oppure perché quelle cose la cui fabbricazione, uso porto, detenzione o alienazione è prevista dalla legge come reato. Queste le disposizioni, per così dire, di carattere generale.

  2) NELLE LEGGI SPECIALI

  Vi sono poi, si è detto, altre disposizioni particolari di legge che prevedono forme, più o meno, particolari di confisca:

  - "Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale", introdotte dalla Legge n.646/82;

  - la c.d. "confisca allargata", prevista dall"art. 12-sexies del D.L. n. 356/92, conv. dalla L. n. 356/92 recante "Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimento di contrasto alla criminalità mafiosa";

  - ulteriori numerose ipotesi di confisca obbligatoria (7);

  - la confisca per equivalente (8);

  - la confisca ai danni dell"ente (9).

  I numerosi interventi legislativi degli ultimi anni diretti a potenziare i mezzi di aggressione e di prevenzione ai patrimoni illecitamente accumulati dagli appartenenti a organizzazioni di tipo mafioso, con una progressiva estensione alla criminalità che trae profitti illeciti, hanno comportato notevoli problemi applicativi, con necessarie interpretazioni dirette ad assicurare il rispetto dei principi costituzionali (10) e della CEDU – Convenzione Europea dei Diritti dell"Uomo (11).

  Tra tali interventi – più o meno utili – del Legislatore, particolare attenzione deve essere posta sul D.Lgs. 6 settembre 2011, n.159, ossia "Il Nuovo Codice Antimafia". In tema di misure di prevenzione (Libro I del predetto Codice), il lavoro svolto dal Governo è consistito in una attenta ricognizione della normativa attualmente vigente in tema di misure di prevenzione, volta a dare una effettiva continuità tra le leggi fondamentali (rispettivamente, la L.1423/1956, per le misure di prevenzione personali, e la L. 575/1965, per quelle patrimoniali) ed i numerosi interventi di modifica ed integrazione successive nel tempo, generalmente frutto di una legislazione di emergenza emanata in momenti di particolare asprezza nella lotta al fenomeno mafioso che hanno operato modifiche rilevanti in tema di ambito e procedimento di applicazione, gestione e destinazione di beni confiscati, nonché dei poteri conferiti alle diverse autorità coinvolte (si vedano, fra tutte, le LL. nn. 152/75, 629/82, 646/82, 327/88, 282/89, 55/90, 197/91, 203/91, 410/91, 172/91, 356/92 e, più di recente, le LL. nn. 125/2008, 94/2009, in materia di sicurezza pubblica, nonché, ancora, la L. 50/2010, recante "Istituzione dell"Agenzia nazionale per l"amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata") (12).

  3) NEL CODICE ANTIMAFIA

    a) CAMPO DI APPLICAZIONE

    All"art.16 del nuovo Codice Antimafia vengono elencati i soggetti destinatari delle misure di prevenzione patrimoniali:

      1) mediante un rinvio all"art.4 del medesimo codice:

       a) gli indiziati di appartenere alle associazioni di tipo mafioso (416-bis c.p.);

       b) i soggetti indiziati di uno dei seguenti reati:

          - associazione per delinquere (416 c.p.) e specificatamente di stampo mafioso (416-bis e –ter c.p.);

          - introduzione/commercio di prodotti con segni falsi (473 c.p.);

          - riduzione in schiavitù (600 c.p.);

          - tratta di persone (601 c.p.);

          - compravendita di schiavi (602 c.p.);

          - sequestro di persona a scopo di estorsione (630 c.p.);

          - trasferimento fraudolento di valori (art.12-quinques D.L. 306/1992);

       c) coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi; coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose; coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l"integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica;

       d) coloro che, operanti in gruppi o isolatamente, pongano in essere atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti a sovvertire l"ordinamento dello Stato, con la commissione di uno dei delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti (previsti dal Capo I, Titolo VI, del Libro II c.p.) o contro lo Stato (in particolare artt. 284, 285, 286, 306 c.p.), dei delitti di epidemia ed avvelenamento di cibi o acque (438, 439 c.p.), di sequestro di persona (605 e 630 c.p.), nonché con la commissione dei reati con finalità di terrorismo anche internazionale;

       e) coloro che abbiano fatto parte di associazioni politiche di stampo fascista (disciolte ai sensi della L.645/1952), e nei confronti dei quali debba ritenersi, per il comportamento successivo, che continuino a svolgere una attività analoga a quella precedente;

       f) coloro che compiano atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti alla ricostituzione del partito fascista (art.1 L.645/1952);

       g) fuori dei casi indicati nelle lettere d), e) ed f), coloro che siano stati condannati per uno dei delitti in violazione delle norme per il controllo delle armi (L.895/ 1967), e per violazione delle disposizioni sulla sorveglianza speciale (artt.8 e ss. L.497/1974), quando debba ritenersi, per il loro comportamento successivo, che siano inclini a commettere un reato della stessa specie col fine di sovvertire l"ordinamento dello Stato;

       h) gli istigatori, i mandanti ed i finanziatori (13) dei reati indicati nelle lettere precedenti;

       i) le persone indiziate di avere agevolato gruppi o persone che hanno preso parte attiva, in più occasioni, alle manifestazioni di violenza (D.A.S.P.O.).

      2) le persone fisiche e giuridiche segnalate al Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite, o ad altro organismo internazionale competente per disporre il congelamento di fondi o di risorse economiche, quando vi sono fondati elementi per ritenere che i fondi o le risorse possano essere dispersi, occultati o utilizzati per il finanziamento di organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali.

    b) PARTICOLARITà DELL"ISTITUTO

    Qualora un soggetto rientri in questo elenco, ossia compia un particolare reato prescritto negli artt.4 e 16 del Codice Antimafia, il Procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona, il Questore o il Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, possono domandare al Giudice l"applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali (art.17).

    Vi sono alcune particolarità che differenziano ulteriormente le misure preventive patrimoniali da quelle personali. Infatti, come sottolineato all"art.18, le misure patrimoniali, oltre alla possibilità di essere applicate disgiuntamente da quelle personali:

     - non necessitano della pericolosità sociale del soggetto proposto per la loro applicazione;

     - possono essere disposte anche in caso di morte del soggetto proposto per la loro applicazione (in tal caso il procedimento prosegue nei confronti degli eredi o comunque degli aventi causa);

     - il procedimento di prevenzione patrimoniale può essere iniziato o proseguito anche in caso di assenza, residenza o dimora all"estero della persona alla quale potrebbe applicarsi la misura di prevenzione;

     - il procedimento può essere iniziato o proseguito allorché la persona è sottoposta ad una misura di sicurezza detentiva o alla libertà vigilata.

    L"istituto della confisca è disciplinato dall"art.24, il quale ne prescrive l"applicazione su quei beni di cui il soggetto «non possa giustificare la legittima provenienza», nonché di quelli che «anche per interposta persona fisica o giuridica, risulti essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica», oltre ai «beni che risultino essere frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego» (co.1).

    Verificati i requisiti soggettivi (art.16) e oggettivi (art.24) suddetti, il Giudice potrà emanare il decreto di confisca entro un anno e sei mesi dalla data di immissione in possesso dei beni da parte dell"Amministratore Giudiziario (co.2). In determinate circostanze, e previa congrua motivazione, tale termine può essere prorogato fino ad un anno in più («per periodi di sei mesi e per non più di due volte»).

LA TUTELA DEI TERZI CREDITORI

Esaurito questo – non tanto – breve excursus sull"istituto della confisca, in tale paragrafo si esamineranno gli effetti che ha una eventuale misura preventiva patrimoniale sui terzi creditori. La tutela dei terzi e i rapporti con le procedure concorsuali è disciplinata dal Titolo IV del Nuovo Codice Antimafia, agli artt. 52 e ss.

L"art. 52 prevede espressamente che i diritti di credito dei terzi aventi «data certa anteriore al sequestro» sono tutelati rispetto alla confisca. Per ciò che riguarda i diritti reali di garanzia (pegno, ipoteca) «costituiti in epoca anteriore al sequestro», la confisca non pregiudica gli stessi ove ricorrano le seguenti condizioni:

  a) l"escussione del restante patrimonio del proposto sia risultata insufficiente al soddisfacimento del credito, salvo per i crediti assistiti da cause legittime di prelazione su beni confiscati;

  b) il credito non sia strumentale all"attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, a meno che il creditore dimostri di avere ignorato in buona fede il nesso di strumentalità;

  c) nel caso di promessa di pagamento o di ricognizione di debito, deve essere provato il rapporto fondamentale;

  d) nel caso di titoli di credito, il portatore deve provare il rapporto fondamentale e quello che ne legittima il possesso.

Questi crediti devono essere accertati dal Tribunale secondo le disposizioni contenute negli articoli 57, 58 e 59 (v. infra), salvo per i crediti prededucibili liquidi, esigibili e non contestati che, ai sensi dell"art.54, possono essere soddisfatti, in tutto o in parte, ai di fuori del piano di riparto, previa autorizzazione del Giudice delegato.

La confisca definitiva di un bene determina lo scioglimento dei contratti aventi ad oggetto un diritto personale di godimento, nonché l"estinzione dei diritti reali di godimento sui beni stessi, conferendo ex lege un equo indennizzo al titolare di tali diritti commisurato alla durata residua del contratto o alla durata del diritto reale (co. 4 e 5). Le modalità di calcolo dell"indennizzo sono stabilite con decreto del Ministro dell"economia e delle finanze e del Ministro della giustizia.

Inoltre, la confisca ha un effetto "paralizzante" nei confronti delle azioni esecutive già proposte (art.55): a seguito del sequestro, infatti, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive. I beni già oggetto di esecuzione sono presi in consegna dall"Amministratore Giudiziario e le esecuzioni, nel caso, sono riassunte entro un anno dalla revoca definitiva del sequestro o della confisca. In caso di confisca definitiva, esse si estinguono. Tuttavia, se il sequestro riguarda beni oggetto di domande giudiziali precedentemente trascritte, aventi ad oggetto il diritto di proprietà ovvero diritti reali o personali di godimento sul bene, il terzo, che sia parte del giudizio, è chiamato ad intervenire nel procedimento di prevenzione ai sensi degli artt. 23 e 57 (14).

L"art.56 si dedica ai rapporti pendenti al momento dell"esecuzione del sequestro e, in generale, si prevede il subentro dell"Amministratore Giudiziario in loco del soggetto "sequestrato".

L"ISTANZA EX ART.58

Nel procedimento di prevenzione, l"Amministratore Giudiziario (di solito un professionista, spesso un dottore commercialista) allega alle relazioni da presentare al Giudice delegato l"elenco nominativo dei creditori, con l"indicazione dei crediti e delle rispettive scadenze, nonché l"elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali o personali sui beni, con l"indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto.

Il Giudice delegato, rilevato che il decreto di confisca emesso dal Tribunale sia divenuto definitivo, mediante provvedimento dichiara debba procedersi alla fissazione dell"udienza di verifica dei crediti ai sensi dell"art.57.

Così, comanda al coadiutore/amministratore giudiziario di notificare immediatamente l"avviso dell"avvio della fase della verifica dei crediti ai creditori, invitando questi ultimi a depositare istanza di accertamento del proprio diritto entro un termine perentorio (in ogni caso non superiore a novanta giorni) dalla data della notifica del presente provvedimento.

Come nella procedura fallimentare, anche nel procedimento di prevenzione sono previste le domande tardive, per l"esame delle quali il Giudice fissa un"udienza ogni sei mesi, salvo che sussistano motivi d"urgenza (art.57, co.3).

Il deposito delle domande tardive, tuttavia, è ammesso esclusivamente:

  - non oltre il termine di un anno dalla definitività del provvedimento di confisca;

  - qualora il creditore provi, a pena di inammissibilità della richiesta, di non aver potuto presentare la domanda tempestivamente per causa a lui non imputabile (art.58, co.5).

I creditori presentano al giudice domanda di ammissione del credito che, ai sensi dell"art.58, co.2, deve contenere:

  a) le generalità del creditore;

  b) la determinazione del credito di cui si chiede l"ammissione allo stato passivo ovvero la descrizione del bene su cui si vantano diritti;

  c) l"esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda, con i relativi documenti giustificativi;

  d) l"eventuale indicazione del titolo di prelazione, nonché la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale;

  e) l"elezione di domicilio del creditore nel comune in cui ha sede il Tribunale procedente, anche indicando quale modalità di notificazione e di comunicazione la trasmissione per posta elettronica o per fax.

Giova rilevare come il Codice Antimafia espressamente prevede che la domanda di ammissione del credito «non interrompe la prescrizione né impedisce la maturazione di termini di decadenza» nei rapporti tra il creditore e l'indiziato o il terzo intestatario dei beni.

Il contenuto dell"istanza di accertamento del credito è molto importante poiché dal testo della domanda e dalla documentazione allegata il Giudice deve operare la valutazione in ordine alla "buona fede del creditore". Ai sensi dell"art.52, co.3, Codice Antimafia, «Nella valutazione della buona fede, il tribunale tiene conto delle condizioni delle parti, dei rapporti personali e patrimoniali tra le stesse e del tipo di attività svolta dal creditore, anche con riferimento al ramo di attività, alla sussistenza di particolari obblighi di diligenza nella fase precontrattuale nonché, in caso di enti, alle dimensioni degli stessi.». In parole povere, spetta al creditore dimostrare che, al momento della concessione del credito, abbia posto in essere tutti i controlli necessari per confermare che il soggetto richiedente avesse tutte le carte in regola per ottenere il credito (fidi, situazione personale, situazione lavorativa, possedimenti, garanti, ecc.). In soldoni, mi si perdoni l"utilizzo di tal linguaggio promiscuo, il creditore dovrà dimostrare la propria buona fede provando che, al momento della concessione del credito, non era a conoscenza che il soggetto richiedente era un mascalzone, un mal vivente, e neppure che aveva tali tendenze o rapporti con soggetti/associazioni criminali.

Altro aspetto da non sottovalutare è quello inerente alla dimostrazione del credito. Infatti, usualmente il Giudice richiede – anche ordinando l"integrazione dell"istanza – prova della attestazione del credito (ad esempio: un titolo, come un decreto ingiuntivo, oppure l"estratto conto certificato reso conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca interessata il quale deve altresì dichiarare che il credito è vero e liquido, come prescritto nell"art.50 TUB).

All"udienza il Giudice delegato, con l"assistenza dell"Amministratore Giudiziario e con la partecipazione facoltativa del Pubblico Ministero, assunte anche d"ufficio le opportune informazioni, verifica le domande, indicando distintamente i crediti che ritiene di ammettere, con indicazione delle eventuali cause di prelazione, e quelli che ritiene di non ammettere, in tutto o in parte, esponendo sommariamente i motivi della esclusione.

LA CONCLUSIONE DELL"UDIENZA E LO STATO PASSIVO

Terminato l"esame di tutte le domande, il Giudice delegato forma lo stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria e comunicato all"Agenzia nazionale per l"amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Del deposito l"Amministratore Giudiziario dà notizia agli interessati non presenti a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, oppure per posta elettronica o per telefax.

Conclusa l"udienza di verifica, ai sensi dell"art.60, l"Amministratore Giudiziario effettua la liquidazione dei beni mobili, delle aziende o rami d"azienda e degli immobili ove le somme apprese, riscosse o comunque ricevute non siano sufficienti a soddisfare i creditori utilmente collocati al passivo.

Lo stato passivo è opponibile da parte dei creditori esclusi, o impugnabile da parte dei creditori ammessi, mediante ricorso al Tribunale che ha applicato la misura di prevenzione (art.59, co.6). Il Tribunale decide del ricorso con udienza in camera di consiglio, nella quale ciascuna parte può svolgere le proprie deduzioni, chiedere l"acquisizione di ogni elemento utile e proporre mezzi di prova (art.59, co.7). Esaurita l"istruzione, il Tribunale fissa un termine perentorio entro il quale le parti possono depositare memorie e, nei sessanta giorni successivi, decide con decreto ricorribile per Cassazione nel termine di trenta giorni dalla sua notificazione (art.59, co.9).

Il provvedimento di ammissione del credito al passivo è sempre revocabile su richiesta del Pubblico Ministero, dell"Amministratore Giudiziario e dell"Agenzia nazionale, quando determinato con falsità, dolo, errore essenziale (art.62). La revocazione è proposta dinanzi al Tribunale della prevenzione nei confronti del creditore la cui domanda è stata accolta. Se la domanda è accolta, i creditori che hanno percepito pagamenti non dovuti, devono restituire le somme riscosse, oltre agli interessi legali dal momento del pagamento effettuato a loro favore. In caso di mancata restituzione, le somme sono pignorate secondo le forme stabilite per i beni mobili dal codice di procedura civile (art.61, co.10).

 

Dott. Luca Leidi

Foro di Milano

[email protected]

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(1) Menditto F., Misure di prevenzione, personali e patrimoniali, e compatibilità con la Cedu, con particolare riferimento all"ampliamento dei destinatari delle misure e all"introduzione del principio di applicazione disgiunta, Relazione a convegno organizzato dal CSM presso il Distretto della Corte d"Appello di Torino, articolo del 28/11/2013, in Questione e Giustizia, Roma, 2013, 2.

(2) Il concetto di misure di sicurezza come «sanzioni penali, diverse dalle pene, imperniate sull"idea di pericolosità» ha fatto assumere a queste nella prassi i connotati di un"ulteriore pena, che si cumula o si alterna con quelle principali (Padovani, Diritto Penale, X, Milano, 2012, 349; Marinucci G. – Dolcini E., Manuale di diritto penale. Parte generale, Milano, 2006, 572). Questo disegno politico-criminale emerge a chiare lettere dalla Relazione del Guardasigilli al Progetto definitivo del codice penale, nella quale si legge che "la necessità di predisporre nuovi, in ogni caso più adeguati mezzi di lotta contro le aggressioni all"ordine giuridico, da operarsi quando le pene siano da sole impari allo scopo … è ormai universalmente riconosciuta." (Lav. Prep. Cod. pen. e Cod. Proc. Pen., V, pt. I, 1929, 244).

(3) Disciplinata dagli artt.237-239 c.p., la cauzione di buona condotta si esegue mediante il deposito di una somma di danaro (da € 103 a 2.065), ovvero di una prestazione di garanzia ipotecaria o di una fideiussione solidale avente ad oggetto una somma equivalente.

(4) Tale definizione, estratta da brocardi.it (febbraio 2016), è recepita e richiamata da costante giurisprudenza (da ultimo Cass. Pen., Ss.Uu., 21 luglio 2015, n.31617, in CED Cass. pen., 2015; Cass. Pen., sez. VI, 21 gennaio 2016, n.8044, op. ult. cit., 2016.

(5) Ex plurimis: Cass. Pen., sez. II, 18 giugno 2014, n. 30774, Cass. pen., sez. III, 22 agosto 2013, n. 35519, Cass. Pen., sez. II, 14 gennaio 2010, n. 4049, tutte in banca dati Giuffré, 2016; Cass. Pen., sez.VI, 19 marzo 1986, n.9903, in Cass. Pen., 1987, 2115.

(6) Tra gli altri: Garofoli R., Le misure di sicurezza, in Manuale di diritto penale, 2010, 1299, il quale sottolinea come tali misure di sicurezza prescindano dalla pericolosità sociale dell"autore; Marinucci G. – Dolcini E., op. cit., 598; Fornari L., Criminalità del profitto e tecniche sanzionatorie, Padova, 1997, 23; Trapani M., voce Confisca, in Enc. Giur. Treccani, Roma, 1991, IV, 1; Caraccioli I., I problemi generali delle misure di sicurezza, Milano, 1970, 148; Massa M., Confisca (diritto e procedura penale), in Enc. Dir., VIII, 1961, 981. Denota Nuvolone P.: «si tratta, a ben guardare dell"unica misura di sicurezza reale prevista nel nostro ordinamento», in voce Misure di prevenzione e misure di sicurezza, in Enc. Dir. Giuffré, XXVI, Milano, 1976, 658).

(7) Confisca prevista da numerose disposizioni del codice penale (ivi compreso, appunto, l"art.416-bis, co.7, c.p.) e di leggi speciali. Tra le ultime, a mero titolo esemplificativo, si vedano: art.301 del D.P.R. 43/1973 per il reato di contrabbando; artt.73 e 74 in materia di stupefacenti (D.P.R. 309/1990), il D.Lgs. 286/1998, ss.mm., in tema di immigrazione clandestina.

(8) Ipotesi ampliate progressivamente a numerosi delitti (oltre che alla confisca di prevenzione ed a quella allargata). Si deve concordare con quanto scritto da Menditto F., op. cit., 3, sulla mancanza di una disposizione di carattere generale che preveda l"applicabilità di tale istituto a delitti puniti con una determinata pena.

(9) Istituto previsto dal D.Lgs. n.231/01, nell"alveo dei reati tributari, che consente la confisca per equivalente anche per contravvenzioni. La confisca per equivalente (o per valore) è una fattispecie peculiare per mezzo della quale si confiscano utilità patrimoniali di valore corrispondente nella materiale disponibilità del reo, non essendo possibile agire direttamente sui beni costituenti il profitto o il prezzo del reato. V. Cass. Pen., Ss.Uu., 25 giugno 2009, n.38691, in banca dati Giuffré, 2016.

(10) La particolarità della materia della prevenzione, richiede una costante opera di lettura costituzionale delle norme, prima ancora di proporre lo scrutinio di costituzionalità. La stessa Corte Costituzionale ha più volte offerto interpretazioni dirette a evitare declaratorie di incostituzionalità (sentt. 23 luglio 2010, n.282, in Cass. pen., VI, 2011, 2187, e 28 dicembre 1993, n.465 in Giust. pen., I, 1994, 272). In particolare, sul rapporto tra misure di sicurezza e principio di legalità, si veda Marinucci G. – Dolcini E., Corso di diritto penale, 1, ed.III, Milano, 2001, 237.

(11) Menditto F., Le misure di prevenzione personali e patrimoniali. La confisca ex art. 12 sexies l. n. 356/92, Milano, 2012, 28 e 288.

(12) Così, la Relazione illustrativa di commento al codice delle leggi antimafia.

(13) Lo stesso art.4, lett.h), fornisce la definizione di "finanziatore": «E" finanziatore colui il quale fornisce somme di denaro o altri beni, conoscendo lo scopo cui sono destinati.».

(14) Ai sensi dell"art.23, «I terzi che risultino proprietari o comproprietari dei beni sequestrati, nei trenta giorni successivi all"esecuzione del sequestro, sono chiamati dal tribunale ad intervenire nel procedimento con decreto motivato che contiene la fissazione dell"udienza in camera di consiglio.».



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Controluce - Faccioli Marco - 08/11/2016
Atto di precetto in reitera? ...offre la casa! - Marco Faccioli
Come si sa l'atto di precetto, ovvero l'intimazione al debitore di pagare entro 10 giorni una determinata somma (o, a voler essere maligni, l'avviso a quest'ultimo di far sparire i propri beni prima che arrivi l'ufficiale giudiziario) ha una scadenza di 90 giorni, a partire dalla notifica, se l'esecuzione non è ancora iniziata.Naturalmente i motivi per cui un'esecuzione può non iniziare sono moltissimi, e spesso e volentieri legati alla difficoltà di individuare beni aggredibili in capo al debitore, o perchè questi è poco o nulla capiente, o perchè, tartufescamente, si attiva per occultarli.In ogni caso, non sono certo poche le volte in cui si rende necessario reiterare l'atto di precetto, con inevitabile impiego di tempo per la redazione e di spese di ulteriore notifica. Di tutte queste spese, solitamente, essendo inevitabilmente da considerarsi come spese di recupero del credito, si chiede conto al debitore, per cui quest'ultimo dovrà corrispondere al creditore non solo il capitale, ma anche tutte le spese giustificate per il suo recupero (ovvero quelle del primo precetto e di tutti quelli successivi in reitera).Una recente ordinanza del Tribunale di Biella, emessa in data 03.11.16, pare invece di diverso avviso, dal momento che, testualmente prevede che: "se il precetto è rinnovato perchè quello in precedenza notificato è diventato inefficace, il creditore non può pretendere di intimare il pagamento delle spese processuali connesse al primo precetto oramai perento."Per cui, dalla somma portata dall'ultimo precetto in reitera, dovranno essere defalcate, come avvenuto nell'ordinanaza allegata, a deconto del Giudice, gli onorari dei precetti precedenti.A questo punto mi domando: ma perchè le spese dell'avvocato che redige il precetto (nonché i costi della notifica degli stessi), debbono gravare sul cliente creditore?Alla fine lo si sa come finiscono queste cose: l'avvocato non chiederà soldi al cliente, sobbarcandosi le medesime: come dire: ...OFFRE TUTTO LA CASA!
Controluce - Lara Princisvalle - 16/08/2016
Kant e la pace perpetua
 Il pensiero di Kant, portando a compimento idee già contenute nel pensiero illuminista, ha rappresentato e rappresenta tutt'ora una tappa fondamentale verso lo sviluppo di quelli che si ritengono oggi i caratteri fondamentali della moderna cultura occidentale.Io ritengo che alla base dell'Unione Europea come la conosciamo oggi ci sia l'idea della libertà come valore irrinunciabile e chiave. Quest'idea, in campo filosofico, fu sostenuta anzitutto proprio da Kant, ed i passi della Ragion pratica che di essa trattano - l'idea di libertà come fondamento della morale - rimangono strumenti fondamentali per capire le nostre radici culturali comunitarie.L'Europa di oggi, basata sulla garanzia della libertà individuale, presupponendo che solo in questa si possa realizzare una comunità coesa capace di superare le conflittualità, rappresenta un esempio di come un'unione fondata su principi condivisi possa nascere solo nell'uguaglianza e nel rispetto comune. Il suo porsi non come istituzione dogmatica e fondata, ma piuttosto come luogo di dialogo reciproco verso il raggiungimento di ideali il più possibile universali, rappresenta, nel nostro tempo, un'applicazione pratica del pensiero kantiano alla politica ed alle relazioni internazionali. Emblematica, per l'analisi di questo aspetto, è l'opera kantiana per la pace perpetua, opera non prettamente di stampo morale quanto più politico, composta dal filosofo in occasione della pace di Basilea del 1795, siglata dalla Francia termidoriana e dalla Prussia per porre fine ad uno dei sanguinosi conflitti che laceravano l'Europa di allora.Kant scrisse quest'opera con l'idea di indagare e suggerire i principi che avrebbero dovuto essere alla base non di una sospensione momentanea e parziale dei conflitti - quale lui riteneva fosse quella garantita dal trattato - bensì una pace perpetua, intesa come una cooperazione nuova tra gli stati che garantisse la messa al bando dello strumento bellico e la nascita di una nuova federazione, unitaria e pacificata.In questo breve saggio più evidentemente che in altre opere del filosofo è possibile rintracciare un embrione delle linee guida sulle quali si è sviluppata la moderna Unione Europea. Inoltre va sottolineato che proprio l'esigenza di creare le condizioni per una pacificazione del continente europeo - dopo trent'anni di guerra che sconvolsero le radici stesse dell'identità europea tra il 1915 e il 1945, portando - portò i governi ad avviare, prima sotto forma di relazioni diplomatiche ed economiche più distese e cooperative tra i differenti stati, poi, con Maastricht e.  Il processo di unificazione degli Stati europei ancora oggi in atto.I principi - articoli, nell'opera di Kant - sui quali il filosofo sosteneva dovesse fondarsi una tale nuova federazione europea, ancora si mantengono attuali, ribadendo il ruolo della sua opera come pietra miliare nella nascita di una comune identità culturale ma anche politica: La Costituzione civile di ogni Stato deve essere Repubblicana. La costituzione fondata: primo, sul principio della libertà dei componenti l"associazione (come uomini); secondo, su quello della dipendenza di tutti (come sudditi) da un"unica legislazione comune, e terzo, sulla legge dell"eguaglianza (come cittadini); l"unica costituzione che nasca dal concetto di un contratto originario su cui deve fondarsi ogni legislatura giuridica di un popolo, è la repubblicana. Quando Kant parla di costituzione repubblicana intende questo termine nel senso latino di res pubblica, presupposto fondamentale per garantire la pace in quanto: "Ed eccone la ragione: quando si richiede l"assenso dei cittadini (né può essere altrimenti in questa Costituzione) per decidere "se debba esservi o no guerra" nulla è più naturale che essi abbiano ad esitar molto prima di avventurarsi ad un tal azzardo di cui essi medesimi dovranno sopportare tutte le sventure (come il combatter di persona, lo sborsare del proprio le spese di guerra, il riparare le devastazioni che essa cagiona, e l"addossarsi inoltre per colmo di sventura, un onere di debiti giammai saldati, a causa di guerre sempre imminenti, amareggiando così la stessa pace)."  L'Europa di oggi si fonda proprio sull'idea che tutti gli Stati che ad essa aderiscono debbano sentirsene parte integrante e si le sue istituzioni si pongono non come organismi imposti da autorità esterne e di fatto estranee alla vita politica nazionale - come sostengono molti movimenti nati cavalcando la crisi economica ed identitaria che stiamo vivendo. Poiché infatti una federazione può essere vista come uno Stato di Stati gli stati, parafrasando Kant, devono esserne non sudditi ma cittadini. Il diritto internazionale deve essere fondato sopra una federazione di stati esteri. "I popoli, quali Stati, possono venir giudicati come semplici individui che nelle condizioni di natura (cioè nell"indipendenza da leggi esterne) già si ledono colla semplice coesistenza, e ognuno dei quali può e deve esigere dagli altri, per la propria sicurezza, che formino una Costituzione affine alla civile, che garantisca ad ognuno il proprio diritto." Le politiche di integrazione europea iniziate con scopi economici con il Trattato di Roma del1957, e rafforzatesi in senso politico con Maastricht, e più specificatamente identitario con Schengen, nei loro più recenti sviluppi stanno traghettando l'Europa dall'essere un'insieme omogeneo di Stati sovrani e divisi a essere un organismo unitario retto da istituzioni comunitarie e governato in base a una legislazione, un diritto e, forse in futuro, una costituzione comuni. Il diritto cosmopolitico (Weltbügerrecht) deve essere limitato alle condizioni di ospitalità generale. "Qui, come negli articoli precedenti, non trattandosi di filantropia, ma di diritto, la parola ospitalità (Wirthbarkeit) vi significa il diritto spettante ad uno straniero di non essere trattato ostilmente a cagione del suo arrivo sul territorio altrui." In Europa, durante l'illuminismo,  hanno avuto origine i principi confluiti nella Carta dei diritti dell'Unione europea che ed in Europa si gioca oggi la sfida di affermare questi diritti non solo nella teoria e nella legislazione, ma anche nella realtà effettiva. Affermare che uno Stato debba fondare la sua identità sull'essere cosmopolita potrebbe sembrare una contraddizione, eppure, come già Kant aveva intuito, è questa la direzione che è necessario intraprendere per andare verso una pace perpetua. Kant, per le sue opere, potrebbe essere considerato come un precursore delle teorizzazioni sulla moderna identità europea. Come possiamo vedere, non sono mai accadute guerre tra gli stati Europei dopo la Seconda Guerra Mondiale: un lungo periodo di pace sostenuto da forti relazioni economiche e politiche tra le nazioni, come Kant scrisse nel 1795.
Controluce - Faccioli Marco - 10/05/2016
Ho fatto il praticante legale: Maternità? Si, ma non più di due settimane - Marco Faccioli
Esperienza n. 2 MATERNITA'... SI OK, MA NON PIU' DI DUE SETTIMANE Protagonista: Francesca.Città: Napoli.Attuale occupazione: avvocato in un grosso studio.Esame: 1 volta./Brano consigliato durante la lettura: "i miss you" (BLINK 182) Quella che sto per raccontare assomiglia tanto, naturalmente con tutti i dovuti distinguo del caso, ad una vecchia storie sulle mondine, ovvero quelle povere donne che, in un regime di caporalato infame, venivano da tutta Italia nella pianura padana coltivata a riso per togliere le erbacce dalle risaie ...ovviamente per poche lire.Sono Francesca, ho 33 anni e la storia che sto per raccontare riguarda un periodo in cui già ero avvocato, quindi con tutta la trafila dell'esame già abbondantemente alle spalle. Ero occupata in uno dei più importanti studi di Napoli da circa otto anni, ed i turni di lavoro erano di cinque giorni la settimana per 12 mesi l"anno: 12 perché l'ufficio era aperto anche ad agosto (ps: il mese di agosto non veniva mai pagato, "intanto non si fa mai niente…" però "intanto" io ci dovevo comunque essere a far presenza).Il mio lavoro consisteva principalmente in trasferte in giro per i tribunali della Campania a dir poco sottopagate (facevo la cosiddetta "udienzista", con turni massacranti, unitamente all'inevitabile lavoro di segreteria, etc etc...), ma non è tanto questo l'argomento dell'esperienza che voglio raccontare oggi.Un bel giorno rimango incinta (...a volte capita), ma comunque lavoro fino al giorno prima del parto, oberata di adempimenti ed udienze. L'Avvocato non deve avere preso molto bene la notizia se, oltre alle congratulazioni di rito, mi ha sussurrato all'orecchio "...la prossima volta però avvertici prima." , lasciandomi alquanto sbigottita.Partorisco (tutto bene per fortuna), e dopo due settimane sono di nuovo al lavoro dopo molteplici chiamate da parte dell'ufficio, che richiedeva insistentemente la mia presenza. Non più per 5 giorni alla settimana, ma per 3 (chiamato impropriamente "mezzo servizio", anche se 5 diviso 2 non fa 3, ma sorvoliamo). Adesso però arriva il bello... non appena riprendo a lavorare a pieno regime sapete quanto mi viene offerto per i cinque mesi in cui ho lavorato a "mezzo servizio"? Cinquecento euro (fatturati) per cinque mesi, tre volte la settimana per 8 ore ciascuna ovvero, calcolatrice alla mano, meno di 0,5 centesimi l"ora (quando una cameriera ne guadagna 8 l"ora senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto, Cassa forense da pagare).
Controluce - Faccioli Marco - 18/04/2016
Ho fatto il praticante legale: Libero? No, occupato! - Marco Faccioli
Comincia, con questo episodio (1 di 17), la pubblicazione su P&D dei vari episodi che compongono la mia raccolta "Ho fatto il praticante legale" della serie "Cendon Books". Il volume, frutto di numerose interviste con praticanti e avvocati, è un compendio semiserio di esperienze di varia natura vissute da tutti coloro che, a vario titolo e per un più o meno lungo periodo della loro vita, hanno vestito i panni del praticante legale.  Esperienza n. 1LIBERO? NO, OCCUPATO! Protagonista: Marco.Città: Torino.Attuale occupazione: avvocato in proprio.Esame: 5 volte, di cui l'ultima a Messina.Brano consigliato durante la lettura: "fight till death" (SLAYER) § Quel giorno i clienti dell'ufficio hanno dovuto usare la toilette del bar di sotto, e per fortuna eravamo collocati al primo piano. Solo quindi una piccola rampa di scale e nulla più."Mi spiace, è occupato." hanno risposto mille e più volte le impiegate a chi chiedeva dove fossero i servizi. Molti rinunciavano, altri invece, come detto poco fa, scendevano a chiedere la chiave al barista.In effetti i servizi erano davvero occupati, eccome.Dentro ci ero finito io, e vi sono rimasto fino alle 19, 6 ore in tutto ...comunque, cercando il lato positivo, sempre meglio che restare chiusi in ascensore.Sul subito vi verrà da pensare che ci fossi rimasto chiuso dentro ...chiave spezzata nella toppa o qualcosa del genere, invece no, nel bagno mi ero rifugiato volontariamente, non potendomene di certo stare in studio in mutande!Ma facciamo un piccolo passo indietro.In quel periodo, che per giunta coincideva con un luglio raramente così torrido, il mio dominus aveva deciso, complice una furibonda litigata con il proprietario delle mura per questioni di spese condominiali, di traslocare in uno studio più piccolo, dalle spese più contenute. Due giovani avvocati con lui da un anno erano stati invitati dal giorno alla notte a trovarsi una nuova sistemazione, mentre noi praticanti eravamo stati tenuti tutti in blocco, tanto nella nuova stanza ci saremmo comunque stati, naturalmente a strati.All'epoca dei fatti il PCT era pura fantascienza ed i fascicoli erano quelli di sempre, atti e documenti di carta e polvere.Il dominus aveva si e no una sessantina d'anni, ragione per cui lascio immaginare il suo archivio che cosa potesse mai contenere.E' stato così che, una bella mattina, siamo stati tutti avvisati (noi praticanti), che era necessario fare il trasloco verso la nuova destinazione, ragione per cui era necessario rimboccarsi le maniche della camicia e iniziare a trasbordare faldoni e mobilio (naturalmente a bordo dei nostri mezzi, con zona blu a pagamento per il posteggio) verso la nuova sistemazione.E' stato così che, proprio mentre stavo sollevando il piano di una scrivania che avevo appena finito di smontare dal proprio basamento, un sordo strappo ha sovrastato il chiacchiericcio dell'ufficio.Era quello dei pantaloni del mio completo che, proprio come in una comica di Stanlio ed Ollio, si erano improvvisamente aperti mettendomi a nudo quella parte dove la schiena cambia nome, tra la mia disperazione e l'ilarità dei miei colleghi.Non ricordo esattamente come il tutto sia accaduto, se il tessuto abbia ceduto per lo sforzo della mia posizione o perchè impigliatosi chissàdove, fatto sta che in un nano secondo era come se fossi stato azzannato da dietro da un grosso cane da guardia.Nel parapiglia del momento si è pure fatto vivo l'Avvocato, che ricordo benissimo essersi materializzato con una coca cola in lattina in mano, che, dopo aver lanciato un paio di improperi contro il locatore dell'ufficio (ovvero la causa del trasloco), mi ha detto di andare a chiudermi in bagno perchè, in quello stato, non potevo certo farmi vedere in giro.Così ho fatto, andando a rifugiarmi nel luogo di decenza in attesa di istruzioni sul da farsi.Dopo una decina di minuti sento bussare alla porta.Era una delle segretarie che, con un qual certo imbarazzo, mi chiedeva di dargli i pantaloni.Vedendo la mia faccia stupita mi spiegò che Tizio (un mio collega praticante) era stato mandato di fretta e furia nella più vicina merceria per comprare (senza specifica alcuna in ordine al possibile rimborso) ago e filo per sistemare i miei pantaloni.In effetti in quello stato non potevo né andare in giro per l'ufficio, né tanto meno attraversare mezza Torino per tornarmene a casa, ragione per cui rammendare i calzoni alla carlona era l'unica possibilità spendibile.Mi sono tolto quindi i pantaloni appendendoli subito dopo alla mano della segretaria che, dal corridoio, spuntava dentro al bagno nella fessura della porta socchiusa.Era estate, luglio pieno, faceva un caldo boia, e quella di dare i miei pantaloni sudati all'impiegata (non so quanto vi fosse di ironico in quel "grazie dottore" non appena a sue mani) era davvero la cosa meno allettante del mondo.Ed eccomi la, chiuso nel bagno, con l'immagine dello specchio a muro che rifletteva beffarda una delle immagini più spaventose in natura: quella di un uomo (io!) in camicia, scarpe classiche e calzini blu (per fortuna lunghi sotto il ginocchio).Adesso ci rido su, a ripensarci, ma al momento, credetemi, è stato veramente umiliante.Naturalmente l'impiegata aveva anche il suo bel da fare a svolgere il proprio lavoro (ricevere e passare telefonate, accogliere i clienti, mandare fax etc. etc.), per cui era più che mai ipotizzabile che la cosa sarebbe andata per le lunghe ...ed infatti!Non avendo niente da fare, mi sono fatto passare dalla porta, con percorso inverso ma con le stesse modalità con cui i miei pantaloni erano usciti, il mio pc portatile, così almeno da portarmi avanti con il lavoro, avevo infatti un appello che mi scadeva di li ad un paio di giorni.E' stato, lo giuro, l'unico atto della mia vita redatto sopra ad un wc, non essendovi altro luogo sul quale sistemarmi alla bisogna.Poco prima delle 19 sento bussare alla porta. I miei pantaloni erano pronti.Quel cretino del mio collega aveva preso un filo di un colore che non c'azzeccava nulla con quello della stoffa da rammendare, ma andava bene così, l'unica cosa che contava veramente era uscire da quel maledetto loculo e ritornare finalmente nel mondo civile. Il giorno dopo, sapendo quello che mi aspettava, sono andato in studio in blue jeans …e qualcuno ha pure avuto il coraggio di farmi notare come certi abbigliamenti non fossero consoni ad uno studio legale. ADR: Quanto è durato il trasloco? Oddio, fammi pensare...diciamo in tutto due settimane malcontate, compreso un sabato in cui ho dovuto pure fare gli straordinari. Diciamo che tra le varie competenze acquisite durante la pratica viè stata pure quella di facchinaggio, che non guasta mai.

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Controluce - Marra Angelo D. - 27/08/2015
20 RIGHE DI OGGI: TEORIA E PRATICA DEI DIRITTI UMANI - Angelo D. MARRA
I diritti umani sono bellissimi. Hanno un linguaggio tutto loro: sono proposizioni di speranza, vita, dignità. Ti dicono ciò che puoi fare, ciò che hai diritto di diventare; non enunciano proibizioni e divieti. Viene in mente Benigni che commenta la Costituzione: un diritto del poter fare, un diritto promozionale. Un linguaggio nuovo che, come tutti i linguaggi, va imparato. Questo vale anche per la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta – così si usa dire – a New York nel 2006. Ogni volta che ne rileggo un articolo me ne "innamoro", questo perché il linguaggio dei diritti umani ricorda che la vita è bella e degna di essere vissuta. Inoltre, la Convenzione del 2006 parla alle persone disabili delle loro vite e dei loro diritti usando la "voce" di altri disabili, e lo si vede leggendola: i disabili della Convenzione fanno sesso, scelgono dove vivere, partecipano alla comunità, si divertono, studiano, lavorano, fanno famiglia. Provare per credere! Il problema dei diritti umani è, però, che questi vanno praticati oltre che enunciati. Il linguaggio dei diritti umani va utilizzato per impararlo veramente e – rispetto alle disposizioni normative – vale più che mai il detto che la pratica val più della grammatica! Ci sono tanti modi per "usare" i diritti umani: c'è l' empowerment, c'è l'aumento della consapevolezza intorno alla disabilità di chi disabile non è, e c'è – infine – l'uso nelle aule di tribunale. Empowerment significa "assunzione di potere": chi sperimenta questo processo smette di 'essere agito' da altri e diventa attore della propria vita. Apprende d'esser degno di avere diritti e non dover attendere i favori degli altri.
Controluce - D'Ambrosio Mary - 04/06/2014
QUANDO LA POTESTA' NON E' ESERCITATA NELL'INTERESSE DEL FIGLIO - Mary d'Ambrosio
L"art. 322 c.c. concede al figlio l'azione di annullamento di tutti gli atti compiuti dal genitore esercente la potestà senza rispettare le norme di cui agli articoli precedenti, dettate a tutela del minore. Fra tali norme rientra quella per cui il denaro del minore deve essere investito previa autorizzazione del giudice tutelare e secondo le modalità prescritte in tale autorizzazione.Qualora il genitore disattenda tali disposizioni ed impieghi il denaro nell'interesse proprio, anzichè nell'interesse del figlio, l'atto va incluso fra quelli suscettibili di annullamento, di cui all'art. 322 c.c..Tanto stabilisce la Corte di Cassazione con ordinanza n. 12117 del 29/05/2014.Il fatto in breve.La ricorrente citava in giudizio il proprio genitore chiedendo l"annullamento del contratto da questi concluso per l"acquisto di un immobile che intestava a sé medesimo e, fatalmente, faceva oggetto delle rivendicazioni dei propri creditori, impiegando somme di proprietà della figlia, all"epoca minorenne, sulla scorta dell"autorizzazione del Giudice Tutelare all"impiego dei capitali per l"acquisto di un fondo commerciale da intestare alla minore.La domanda di annullamento proposta dall'attrice era limitata alla parte dell"atto in cui veniva inserita come parte contrattuale il genitore piuttosto che lei stessa.Il Tribunale rigettava la domanda con invio degli atti alla Procura.La Corte territoriale non rilevava l"applicabilità dell"art. 322 c.c. in quanto, a parere della stessa, la norma è applicabile ai soli casi in cui il genitore non agisce in nome proprio ma spendendo la propria qualità di rappresentante del figlio.La Corte di Cassazione chiarisce che l"art. 322 c.c. è sì applicabile al caso di specie in quanto commina la sanzione della annullabilità agli atti compiuti in violazione delle norme contenute negli articoli precedenti. Esso si applica, in primo luogo, agli atti compiuti dai genitori senza la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare richiesta dall'art. 320, o in difformità dalla stessa. Secondariamente, opera con riferimento agli atti compiuti da uno solo dei genitori, anziché da entrambi, salvo il caso in cui si tratti di negozi per i quali è prevista la rappresentanza disgiunta.Nel caso in questione il genitore disattendeva le indicazioni del Giudice Tutelare impiegando le somme di proprietà della figlia nell"interesse proprio e a danno della minore.Legittima è pertanto l"azione proposta dalla figlia entro il termine prescrizionale di cinque anni a decorrere dalla data del compimento della maggiore età.La Corte ritiene altresì applicabile in via analogica l"art. 1432 c.c.Nel caso di annullamento del contratto per errore, dispone la norma, la parte in errore non può chiedere l"annullamento se, prima di subirne pregiudizio, la controparte offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto  e alle modalità del contratto che quella intendeva concludere.La ratio di questa disciplina è rinvenibile nel principio di conservazione del negozio a tutela della buona fede contrattuale.L'applicazione analogica trova conforto nel fatto che è la stessa parte legittimata all"annullamento, nel caso de quo, a fare richiesta di rettifica del contratto ritenendone gli effetti vantaggiosi per sé. Inoltre non si profila pregiudizio alcuno per la controparte venditrice stante la conservazione del contratto con conseguente irrilevanza della persona dell'acquirente (il padre o la figlia).