Malpractice medica - Generalità, varie -  Gemma Brandi - 08/02/2019

Con la dovuta responsabilità

 

  ... e con la dovuta interdisciplinarità, e con il dovuto realismo, e con la dovuta responsabilità.

Ieri sera un magistrato a cena a casa mia narrava di su figlia, infermiera in formazione, che parla con sconcerto della distanza tra teoria (NO RESTRAINT, sia mai!) e pratica ospedaliera di necessaria tutela di pazienti agitati e, se non incapaci, almeno in grado di mettere sé stessi, e non solo, a rischio, per i più vari motivi: forse è ora di uscire da fantasie che lasciano le pratiche ad una estemporaneità, quella sì pericolosa, e i Ponzio Pilato liberi di asserire "non è affar mio!". Sarebbe interessante capire di chi sia l'affaire. Le Procure sanno benissimo che la riduzione all'osso dei momenti impositivi della cura apre la strada alla trasgressione e dunque alle catene del carcere. Chiunque dica il contrario o è in malafede o ignora o se la batte dalle responsabilità o ha voglia di dire cose che piacciano.

La franchezza, in un simile dibattito, più che salutare, è indispensabile. Finora bbiamo assistito alla poca appassionata e appassionante foga dei paladini della supposta libertà. Sarebbe il momento di mettersi in movimento con maggiore consapevolezza e cognizione di causa, per teorizzare e quindi normare risposte degne di questo nome.

Personalmente considero Pamela uno dei cento, dei mille falsi forti che chiedono uno sguardo più alato. Quindi ricordiamola per non dimenticarla nei fatti, per non cercare domani una albergaggio per qualcuno di cui nessuno intende occuparsi, per costruire strumenti di cura scomoda.

A tutte le Pamele e i Mustapha che girano per le strade del Paese!