Responsabilità civile - Generalità, varie -  Redazione P&D - 18/05/2018

Chi paga per il morso del cane? Prima deve essere provato il fatto – Trib. Vicenza, sez. II, sent. 14.9.17 - A.G.

Un uomo stava praticando jogging quando veniva morsicato alla coscia da un cane, riportando lesioni personali.
Il danneggiato sosteneva trattarsi di un cane particolare che abitava a qualche metro dal luogo del fatto.
Il presunto proprietario del cane morsicatore contestava la ricostruzione prospettata in giudizio: pur ammettendo di essere proprietario di due cani escludeva che l’aggressore fosse uno dei suoi cani. Peraltro, evidenziava come l’aggredito non avesse fornito indicazione della razza e delle caratteristiche del cane morsicatore.
Astrattamente la fattispecie si inquadra nell’art. 2052 c.c. ma il danneggiato avrebbe però dovuto provare quale fosse nello specifico il cane morsicatore. Al contrario, il danneggiato in alcuno degli scritti difensivi ha offerto una descrizione del cane aggressore. Il dettaglio assumeva un ruolo fondamentale considerato che l’aggressione è avvenuta in strada dove si aggirano liberamente più cani.
La richiesta di risarcimento è stata così respinta.

Sul tema, oltre i numerosi contributi su questa Rivista, Gasparre, Convivere con gli animali, Key editore.

Trib. Vicenza, sez. II, sent. 14.9.17

1. Con atto di citazione, ritualmente notificato, G.R. conveniva in giudizio S.G., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni tutti, patiti e patiendi, in conseguenza del sinistro avvenuto in data 28.08.2012, allorquando l'attore, facendo jogging lungo la via B. in V. (V.), fraz. P., era stato morso alla coscia destra da un cane di proprietà del convenuto a distanza di 2/3 metri dall'abitazione di quest'ultimo, riportandone lesioni personali, dalle quali erano derivati invalidità temporanea ed invalidità permanente.
In diritto, secondo l'attore, avrebbe dovuto trovare applicazione il disposto di cui all'art. 2052 c.c., secondo cui il proprietario dell'animale sarebbe responsabile dei danni cagionati da quest'ultimo, anche nell'ipotesi di smarrimento o fuga; in via subordinata, riteneva altresì applicabile la più ampia fattispecie dell'art. 2043 c.c.
Concludeva chiedendo che fosse accertata e dichiarata la responsabilità del convenuto ex art. 2052 c.c. oppure ex art. 2043 c.c. e che quest'ultimo fosse condannato al risarcimento di tutti i danni non patrimoniali subiti dall'attore, nella misura di Euro 8.600,40 ovvero nella diversa misura ritenuta dovuta in corso di causa.
2. Il convenuto si costituiva con comparsa in data 25.02.2014, contestando la ricostruzione in fatto prospettata dall'attore: premettendo di essere proprietario di due cani, escludeva che l'animale aggressore fosse di sua proprietà, evidenziando, in particolare, che il G. non era stato neppure in grado di fornire alcuna indicazione della razza e delle caratteristiche del cane in questione e che nei pressi della sua abitazione, lungo il sentiero percorso dall'attore, erano soliti aggirarsi diversi cani.
Concludeva chiedendo che fossero rigettate tutte le domande formulate da parte attrice.
2. L'istruttoria di causa si svolgeva con assunzione dell'interpello del convenuto ed audizione dei testi S.S., F.F., S.G., S.D., V.A.M..
All'esito, il giudice, ritenuta la causa matura per la decisione, fissava udienza per la precisazione delle conclusioni, la discussione orale e la pronuncia della sentenza ai sensi dell'art. 281 sexies c.p.c., assegnando alle parti termine per il deposito di brevi note conclusive.
4. La domanda di parte attrice è infondata e va, pertanto, rigettata.
La vicenda ha ad oggetto presunte lesioni occorse all'attore in seguito all'aggressione di un cane asseritamente di proprietà del convenuto.
Inquadrando giuridicamente la fattispecie appena descritta, si può affermare che essa sia sussumibile nel disposto di cui all'art. 2052 c.c., che - come è noto - la giurisprudenza ormai unanime così interpreta: "Del danno cagionato da animale risponde ex art. 2052 cod. civ. il proprietario o chi ne ha l'uso, per responsabilità oggettiva e non per condotta colposa (anche solo omissiva), sulla base del mero rapporto intercorrente con l'animale nonché del nesso causale tra il comportamento di quest 'ultimo e l'evento dannoso, che il caso fortuito, quale fattore esterno generatore del danno concretamente verificatosi, può interrompere, sicché, mentre grava sull'attore l'onere di provare l'esistenza del rapporto eziologico tra l'animale e l'evento lesivo, la prova del fortuito è a carico del convenuto" (Cass. 17091/2014 rv. 632576; così anche Cass. 10402/2016 rv. 640035, Cass. 7260/2013 rv. 625601, Cass. 6454/2007 rv. 595984).
L'attore odierno, quindi, avrebbe dovuto soltanto provare che il danno da egli subito sia casualmente riconducibile al morso dell'animale del convenuto, mentre quest'ultimo avrebbe potuto andare esente da responsabilità solo ove avesse provato il caso fortuito.
L'istruttoria di causa non ha però consentito di raccogliere elementi di prova tali da poter affermare che la ferita occorsa all'attore sia stata procurata proprio da uno dei cani del convenuto.
Secondo la prospettazione di parte attrice, il S. avrebbe espressamente riconosciuto, alla presenza della madre di quest'ultima, V.A.M., accorsa sul lungo del sinistro dopo essere stata avvertita telefonicamente dal figlio, di essere proprietario del cane che, rompendo il collare che lo teneva legato nel cortile, aveva morso l'attore.
Non può tuttavia tenersi in alcuna considerazione la testimonianza della V., che ha invero confermato tale circostanza: sciogliendo la riserva assunta all'udienza del 19.05.2016 circa l'ammissibilità di detta testimonianza, ed in accoglimento della tempestiva eccezione sollevata dalla difesa del convenuto, deve infatti essere qui dichiarata la decadenza di parte attrice dalla predetta prova orale, atteso che, all'udienza del 26.11.2015 fissata per escussione testi, l'attore aveva inviato la relativa citazione ad un indirizzo errato (S., via A. P. n. 11), invece che a quello corretto (N. V., via F. n. 1) al quale si era trasferita già dal 31.10.2013 (v. certificato storico di residenza in atti).
Tanto basta a ritenere del tutto infondato l'assunto attoreo.
In ogni caso, anche volendo considerare la testimonianza della V., non può non rilevarsi che l'espletata istruttoria non è riuscita a chiarire con certezza se le lesioni subite dal G. alla coscia siano riconducibili al morso di un cane di proprietà del convenuto.
Anche esaminando le prove orali espletate il dubbio permane.
Non vi è alcun testimone oculare del sinistro.
Il convenuto, in sede di interrogatorio formale, ha sostanzialmente confermato i fatti così come descritti nel proprio atto di costituzione, per cui non ha portato materiale probatorio utile ai fini della decisione.
Per quanto riguarda le testimonianze, se da un lato a confermare i fatti dell'attore - ed in particolare, si ribadisce, il riconoscimento da parte del S. di essere proprietario dell'animale de quo - è la sola madre dell'attore medesimo, dall'altro quelli sono stati smentiti dai due figli del convenuto, che hanno affermato non solo che loro padre, in quel momento, era a lavoro e dunque non poteva aver reso tale confessione, ma altresì che entrambi i cani erano legati in cortile.
D'altra parte, l'attore, in nessuno dei propri scritti difensivi, ha offerto la benché minima descrizione del cane aggressore; né la teste V. è riuscita a ricordare se il cane del convenuto fosse legato ad una catena oppure libero.
Al contrario, appaiono particolarmente significative le dichiarazioni del teste S., unico soggetto estraneo alla vicenda, che per il resto coinvolge famigliari delle parti, il quale ha confermato che lungo la via B. si aggirano spesso e liberamente cani: circostanza confermata anche dalla teste F. (cognata del convenuto) ed, invero, dalla stessa teste V. (madre dell'attore).
In altre parole, appare impossibile ricostruire i fatti sulla scorta delle testimonianze: infatti, in ordine all'an, l'istruttoria svolta non ha consentito di ritenere provata - anche solo sulla base della regola probatoria del "più probabile che non" - la ricostruzione dei fatti riferita da parte attrice e, quindi, la responsabilità del convenuto ai sensi e per gli effetti dell'art. 2052 c.c. ed, in particolare, che l'attore sia stato morsicato proprio dal cane del convenuto.
Le lacune probatorie sopra evidenziate non possono che riverberare a sfavore dell'attore, gravato dall'onere di provare che il cane che lo aveva aggredito fosse di proprietà o quantomeno in uso al convenuto.
Secondo l'onere probatorio poc'anzi descritto, si ritiene di respingere la domanda attorea.
5. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano secondo i parametri dettati dal D.M. n. 55 del 2014. In particolare: a) alla luce della somma chiesta a titolo risarcitorio, si applica lo scaglione da Euro 5.201,00 ad Euro 26.000,00; b) le fasi da prendere in considerazione sono quelle di studio, introduttiva, istruttoria e decisoria; c) i compensi per la quarta fase vanno ridotti nel minimo, stante il deposito di un solo scritto conclusivo nonché il modulo decisionale semplificato, mentre, quanto alle altre fasi, non si ravvisano ragioni per discostarsi dai valori medi, e pertanto si stima equo liquidare a favore del convenuto un compenso pari a complessivi Euro 4.025,00.
P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa e ulteriore istanza, eccezione e deduzione disattesa, così giudica:
1. rigetta le domande attoree;
2. condanna G.R. a rimborsare a S.G. le spese di lite, che si liquidano in Euro 4.025,00 per compenso professionale, oltre rimborso forfettario nella misura del 15%, CPA ed IVA come per legge.
Così deciso in Vicenza, il 14 settembre 2017.
Depositata in Cancelleria il 14 settembre 2017