Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Redazione P&D - 11/03/2019

Cause di giustificazione: la legittima difesa in ottica di illecito tout court - RM

Se è vero che la legittima difesa rappresenta una delle due cause di giustificazione esplicitamente previste dal codice civile, è altrettanto vero che, stante la scarna disciplina ad essa dedicata dal legislatore civile, l'interprete dovrà gioco forza, attraverso l'utilizzazione dei principi sottesi al concetto di trasversalità necessitata, attingere alla legislazione e alla dottrina penalistica, affinché l'applicazione del principio, laconicamente espresso dall'articolo 2044 del codice civile, avvenga in armonia con l'ordinamento giuridico complessivamente inteso - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

Orbene, come già rammentato, l’art. 52 c.p. dispone che “non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”; inoltre, anche i comma secondo e terzo dell’articolo 52 del codice penale dovranno essere adeguatamente valorizzati dall'interprete: l’articolo 1 della Legge 13 febbraio 2006, n. 59, infatti, ha introdotto una specifica normativa secondo cui, nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma del codice penale, sussiste il rapporto di proporzione, di cui al primo comma dell’articolo 52 c.p., se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o la altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione; tale disposizione si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Chiara e tassativa, la giurisprudenza, nel definire la scriminante in oggetto, quando precisa che, per la configurabilità della scriminante della legittima difesa è richiesta, in primo luogo, oltre all'offesa ingiusta, l'attualità dei pericolo, che ricorre quando vi sia una situazione di aggressione in corso e la cui cessazione dipende necessariamente dalla reazione difensiva, come atto diretto a rimuovere la causa di imminente pericolo: ad esempio, recentemente la Suprema Corte ha ritenuto insussistente l'attualità del pericolo in un caso dove l'imputato era stato condannato per il reato di diffamazione, ai danni del Presidente pro tempore della Regione Abruzzo, per avere letto, nel corso del telegiornale trasmesso da una emittente privata, una nota con la quale riportava un fatto non corrispondente al vero ed idoneo ad ingenerare negli ascoltatori il falso convincimento che il predetto Presidente avesse preteso dall'emittente spazi televisivi gratuiti per la propria propaganda elettorale; la tesi difensiva si basava sul fatto che l'imputato aveva scritto l'editoriale in oggetto a difesa della sua emittente televisiva ingiustamente offesa dalle affermazioni rese pubblicamente dalla parte offesa.

Altrettanto precisa risulta essere la Suprema Corte nell’elencazione dei requisiti di applicazione dell’art. 52 c.p.: la legittima difesa pretende, infatti, requisiti che devono essere oggetto di rigorosa dimostrazione e che sono costituiti da un'aggressione ingiusta e da una reazione legittima; e, mentre l'aggressione ingiusta deve concretarsi in un pericolo attuale di un'offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, sfocia nella lesione del diritto, la reazione legittima deve inerire alla necessità di difendersi, all'inevitabilità del pericolo ed alla proporzione tra difesa ed offesa.

Quanto al fondamento dell’esimente, ampiamente accolto, nella dottrina contemporanea (secondo la quale il fondamento sostanziale dell’esimente va ravvisato nella prevalenza attribuita all’interesse di chi sia ingiustamente aggredito, rispetto all’interesse di chi si è posto fuori dalla legge - vim vi repellere licet -), è il punto di vista secondo cui la legittima difesa rappresenta una deroga al principio generale del monopolio statuale dell’uso della forza, deroga destinata ad operare in situazioni nelle quali lo Stato non sia in grado di assicurare una tempestiva ed efficace tutela ai beni giuridici individuali, rendendo pertanto necessario il ricorso all’autotutela privata; tale concezione viene criticata da quanti ritengono, invece, che la ratio della scriminante in esame risieda nella lotta contro l’illecito cui il diritto mai deve rinunciare: i sostenitori di quest’ultimo orientamento fanno notare come l’autotutela privata difficilmente possa spiegare la legittimità del soccorso difensivo di terzi; in realtà, nessuna delle due concezioni ora esposte è in grado di delineare compiutamente il fondamento della fattispecie esimente: trattasi di due prospettive complementari che concorrono entrambe a far luce sul fondamento delle legittima difesa.

Quanto alla struttura generale dell’esimente, i presupposti essenziali della legittima difesa, che come vedremo in seguito è ammessa nei confronti di tutti i diritti personali e patrimoniali, sono due: una aggressione ingiusta e una reazione legittima; in effetti, in tema di legittima difesa, le modifiche apportate all'art. 52 c.p. dalla l. 13 febbraio 2006 n. 59, anche nella formulazione della cosiddetta legittima difesa domiciliare, hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti dell'attualità dell'offesa e della inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell'altrui incolumità: di conseguenza, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza e sussista un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri; ad esempio, la Suprema Corte ha recentemente ritenuto corretto il ragionamento dei giudici di merito che, nel pronunciare condanna per il reato di omicidio volontario, avevano escluso l'esimente della legittima difesa, apprezzando che l'imputato aveva esploso i colpi attingendo mortalmente un soggetto che stava sottraendogli l'autovettura, in assenza delle condizioni per poter ravvisare un pericolo di aggressione, giacché il ladro e il complice si stavano allontanando; pare, ad ogni buon conto, opportuno esaminare separatamente i rispettivi requisiti dei due elementi ora indicati.