Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 07/06/2018

Cause di giustificazione in ambito civile: evitare il risarcimento invocando lo stato di necessità ex art. 2045 c.c.

Affinché possa discutersi circa l'applicabilità o meno dell'articolo 2045 del codice civile, è necessario constatare, antecedentemente, come la condotta dell'asserito danneggiante debba risultare effettivamente collegata al danno, attraverso un nesso di causalità, nonché come essa debba essere caratterizzata dalla c.d. colpevolezza - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

In effetti, pur essendo, l'azione indennitaria - ex articolo 2045 del codice civile - e quella risarcitoria - ex articolo 2043 stesso codice -, non cumulabili - tuttavia la prima delle due azioni ha anche una funzione surrogatoria od integratrice, avendo lo scopo di assicurare, comunque, al danneggiato un'equa riparazione: ecco perché la giurisprudenza ritiene correttamente implicita, nella generica domanda di risarcimento, anche quella di corresponsione di un equo indennizzo, ex art. 2045 del codice civile (in verità, anche la legittima difesa putativa si ritiene, ad esempio, quanto all’indennizzo, disciplinata dalla norma dell'art. 2045 c.c., che disciplina la responsabilità civile da fatto commesso in stato di necessità, con il conseguente riconoscimento della riparazione del danno nel modo attenuato dell'equo indennizzo; l’esempio è tratto da Cass. civ., sez. III, 6 aprile 1995, n. 4029, GI, 1996, I, 1, 55; anche se, processualmente, “la sentenza di non punibilità dell'imputato per aver agito in stato di legittima difesa putativa non consente al giudice penale di pronunciare alcuna statuizione civile sull'esistenza del danno e di liquidare l'indennità prevista dall'art. 2045 cod. civ. nei confronti del danneggiato”: così Cass. pen. Sez. IV, 28/06/2012, n. 33178 CED Cassazione, 2012).

Così, esemplificando, non costituirà domanda nuova, ai fini di cui all'art. 345 cod. proc. civ., la proposizione per la prima volta in appello della domanda di corresponsione dell'indennizzo ex art. 2045 cod. civ., quando l'appellante abbia proposto in primo grado domanda di risarcimento del danno, dovendo la prima ritenersi implicita nella seconda, tanto che il giudice può provvedere su di essa persino "ex officio".

Uno sguardo preliminare a come la causa di giustificazione del c.d. “stato di necessità” sia giurisprudenzialmente recepita, in applicazione dei principi che sorreggono l’ampio concetto di “risarcimento del danno”, si rende senz’altro necessario, in sede introduttiva, al fine di meglio comprendere come una corretta applicazione della medesima, in ambito civile, non possa assolutamente esulare da una conoscenza completa della – parallela - disciplina penalistica dell’istituto de quo.

Si pensi, ad esempio, a quando la giurisprudenza afferma come non possa trovare applicazione, nell'ambito di una prestazione medica necessaria ma non voluta dal paziente, la previsione di cui all'art. 2045 c.c., che giustifica la produzione di un evento dannoso necessitata dalla finalità di salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona, ritenendo che la norma, integrata dagli elementi di cui all'art. 54 c.c., operi solo in un ambito extracontrattuale (in situazioni, peraltro, così esplicitamente osserva, nell’occasione, il giudicante, non assimilabili alla fattispecie, presupponendo un intervento spontaneo dell'agente e la causazione di un evento dannoso che scongiura un danno più grave alla persona).