Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Sabrina Peron - 12/06/2018

Cass. civ. 14896/2018 – L’utilizzo di figure emblematiche come termine di paragone esclude la diffamazione – Sabrina PERON

1.- La sentenza della Cassazione qui in commento, riguarda un caso di supposta diffamazione lamentata dal Collegio dei Geometri della Provincia di Chieti, il quale lamentata la denigratoria e l’offensività per la dignità professionale della categoria della  diffusione di un comunicato da parte del sindaco del Comune di Chieti il quale, con riferimento alla modalità di realizzazione di una piazza cittadina, affermava quanto segue: “la piazza non è stata ideata da uno sprovveduto il geometra di campagna, ma da un pool di ben tre architetti professori universitari della facoltà di architettura di Pescara".

La domanda venne accolta nel primo grado di giudizio (con condanna dei convenuti al pagamento di € 5.000,00 a titolo risarcimento danno, oltre alla pubblicazione della sentenza e rifusione delle spese di lite), ma rigettata dalla Corte d’Appello de L’Aquila (sent. 145/2015). In particolare, la il Giudice di seconde cure ha ritenuto che il comunicato si riferiva ad una mera figura emblematica (il “geometra di campagna”), assunta quale termine di comparazione non già per denigrare la categoria, ma per sottolineare che la progettazione architettonica era stata affidata a soggetti qualificati alla realizzazione e non ad un geometra, la cui legge professionale non consente di progettare piazze urbane. Inoltre, secondo il Giudice di seconde cure neppure «la qualificazione "di campagna" poteva considerarsi spregiativa, considerato che gran parte delle attività professionali che un geometra può compiere sono legate ad aree e fondi rustici. Di conseguenza, in questo contesto, la parola "sprovveduto" aveva solo il significato letterale di privo di competenze necessarie alla progettazione di una piazza». In altre parole, il sindaco «non aveva dato un giudizio negativo della categoria dei geometri ma si era limitata ad affermare che per il progetto della piazza, il quale non poteva essere affidato ad un geometra, erano stati incaricati professionisti qualificati».

La Corte di Cassazione ha confermato in toto la decisione del secondo grado di giudizio, escludendo «qualsiasi valenza lesiva, nei confronti della categoria dei geometri, delle espressioni contenute nella missiva scritta dal sindaco», che si sarebbe «limitato a difendere una scelta di progettazione architettonica fatta dall’amministrazione comunale sottolineando che il progetto della piazza era stato redatto da soggetti tecnicamente qualificati e non da un soggetto ipotetico, individuato in un non meglio precisato geometra di campagna».


2.- Ciò posto vediamo che la giurisprudenza della Corte di Cassazione, si è evoluta verso l'affermazione della sussistenza  di  un  interesse degli ordini professionali a tutelare le situazioni collettive. Oggi è difatti pacificamente ammessa la legittimazione degli enti esponenziali professionali al ristoro dei danni da reato (Cass., 18849/2008) e proprio in materia di lesione del diritto all'onore, la questione è stata risolta positivamente dalla Corte di Cassazione con riguardo alla costituzione di parte civile di un  Consiglio  locale dell'Ordine degli Avvocati (Cass., 1188/2001).

In quella sede, peraltro, la Suprema Corte aveva affermato:

che le associazioni in senso lato e gli enti privi di personalità giuridica, possono assumere la qualità di soggetti passivi dei delitti contro l'onore,  previo «accertamento in concreto di un onore  sociale, collettivo,   concettualmente   ammissibile,   quale   bene    morale appartenente a tutti i soci, associati, componenti o membri, come  un unicum capace di percepirne l'offesa»;

- che  l'offesa  deve assumere  un  «evidente  carattere diffusivo, nel senso di incidere direttamente sulla considerazione di cui l'ente gode nella collettività, in considerazione della specie e della  portata  dell'aggressione portata, delle circostanze  narrate, delle  espressioni usate, dei riferimenti e dei collegamenti  operati dal  soggetto attivo all'attività svolta e alle finalità perseguite dal soggetto passivo».

 

Partendo da tale precedente, successivamente, la Cassazione ha ritenuto che le argomentazioni svolte a favore dell’Ordine degli Avvocati, potessero ben adattarsi anche ad altri ordini professionali:  «il Consiglio di un Ordine professionale può, quale  titolare in sé e per sé considerato di un diritto  all'onore proprio,  agire per la lesione di tale diritto se operata con  offese arrecate  al  Consiglio in quanto tale». Infatti, è «proprio la  struttura attuale  degli  ordini professionali a costituirne la  legittimazione nelle  azioni a tutela di interessi che possono qualificarsi  di categoria,  ovvero  facenti  capo indistintamente  a  ciascuno  degli iscritti in relazione alla loro appartenenza a quest'ultima» (Cass., 10125/2011, in una fattispecie riguardante il Consiglio Nazionale dei Geometri).

In particolare la Corte ha osservato che «la  tutela  del prestigio e del decoro  della  professione, benché  intesa  come  finalizzata a  garantire  l'affidabilità  dei servigi  offerti dai professionisti iscritti, costituisce  il compito   istituzionale  dell'Ordine», si estende anche «all'azione  giudiziale  a  salvaguardia  di  quel prestigio e di quel decoro, ogniqualvolta essi siano lesi da condotte diffamatorie  rivolte non già contro singoli associati,  ma  appunto contro   indistintamente   tutti  i  potenziali   appartenenti   alla categoria». Ciò in quanto, gli «Ordini  possono  correttamente intendersi come enti esponenziali di quei diritti della categoria (in essa   risolvendosi   l'insieme  dei  singoli  individui   -   liberi professionisti  che,  per potere svolgere quella specifica  attività professionale, debbono necessariamente iscriversi all'Ordine), intesi come  quei  diritti che spetterebbero a costoro - ed  a  ciascuno  di costoro  -  per il solo fatto di appartenervi o per fregiarsi  --  ad esempio - del relativo titolo» (Cass., 10125/2011).

Ne segue che, le «espressioni denigratorie dirette nei confronti di singoli appartenenti ad un'associazione od istituzione possono, al contempo, aggredire anche l'onorabilità dell'entità collettiva, cui essi appartengono, entità alla quale, conseguentemente, anche compete la legittimazione ad assumere la qualità di soggetto passivo di delitti contro l'onore». Dunque, quando l'offesa assume «carattere diffusivo (nel senso che essa viene ad incidere sulla considerazione di cui l'ente gode nella collettività), detto ente, al pari dei singoli soggetti offesi, è legittimato alla presentazione della querela ed alla successiva costituzione di parte civile e ad esso compete eventualmente la facoltà di proporre impugnazione. Ovviamente il principio è assolutamente reversibile, nel senso che un'offesa formulata a carico di un soggetto collettivo ben si può estendere ai singoli componenti dello stesso. Il fatto poi che l'ente collettivo abbia personalità giuridica non sta affatto a significare che il diritto di querela possa essere esercitato dal solo rappresentante In legale, in quanto, per quel che si è sopra appena scritto, l'offesa riguarda l'onore (anche) dei singoli membri» (Cass., 34395/2015).

 

3.- Ferma dunque restando la legittimazione attiva degli ordini professionali ad agire a tutela del prestigio e del decoro e della considerazione di cui gode l’ente (ed i suoi associati) nella collettività, nel caso di specie è stata esclusa l’esistenza di una condotta lesiva della quale dolersi.

Difatti, le espressioni utilizzate nel comunicato non erano dirette a colpire, denigrandolo, uno o più appartenenti all’Ordine dei Geometri di Chieti e neppure erano dirette a screditare la categoria professionale dei geometri. Piuttosto, la frase “sprovveduto geometra di campagna” (priva di altri specifici riferimenti ed accostamenti alla professione del geometra) era stata utilizzata come emblema per rimarcare che la progettazione architettonica della piazza era stata affidata a un pool di professionisti, autorizzati dalla legge a tali tipi di progettazione, dai quali, invece, i geometri sono esclusi. Al riguardo, peraltro la giurisprudenza formatasi in tema di diritto di critica – ha escluso da diffamatorietà di frasi, termini affermazioni, che vengono assunte come «emblematiche dei temporae, dei mores (…) di una determinata categoria di persone individuate con riferimento a un’area geografica, a una fascia sociale etc.» (Cass., 24509/2005).

Ad esempio in passato si è ritenuto che non fosse «lesivo della reputazione la qualifica di "anarchico" intesa nel significato emblematico e classificatorio di ogni forma di ribellismo insofferente e scevro da qualsivoglia regola di condotta o codice di comportamento in quanto tende ad evocare e sottolineare in forma icastica, ancorché sintetica, una diversa tensione ideale» (T. Trento, 10.05.1986).

In questo  contesto, come già sopra accennato, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione assunta dalla Corte d’Appello che aveva giudicato la frase incriminata come «riferita ad una figura emblematica - nella quale non sarebbe riconoscibile nessun geometra associato il collegio di Chieti - assunta quale termine di comparazione non per denigrare la categoria dei geometri, ma per sottolineare che la progettazione architettonica era stata affidata a soggetti che potevano realizzarla e non ad un geometra, la cui legge professionale non gli consente di progettare piazze urbane. Nemmeno la qualificazione "di campagna" poteva considerarsi spregiativa, considerato che gran parte delle attività professionali che un geometra può compiere sono legate ad aree e fondi rustici. Di conseguenza, in questo contesto, la parola "sprovveduto" aveva solo il significato letterale di privo di competenze necessarie alla progettazione di una piazza».