Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 09/04/2019

Case di cure e agevolazione IVA: occorre la convenzione con la P.A. – Cass. 9218/19

L’Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, la quale aveva rigettato l’appello della medesima Agenzia nei confronti della sentenza di primo grado con la quale era stata riconosciuta come legittima l’esenzione oggettiva prevista dall’art. 10, n. 18 e n. 19, Dpr n. 633/1972 relativa alle prestazioni sanitarie erogate da una società lucrativa.

Nello specifico, l’Agenzia delle Entrate ha censurato l’esenzione IVA di cui sopra in quanto la società contribuente non aveva sottoscritto alcuna convenzione con gli enti pubblici preposti per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, oggetto della propria attività (casa di cura).

In particolare, l’Ufficio delle Entrate aveva contestato la riconducibilità dei servizi di degenza offerti a pazienti tra quelli per i quali è prevista l’esenzione IVA.

La Corte di Cassazione, sez. V, con la sentenza 3 aprile 2019, n. 9218 ha ritenuto fondato il motivo di ricorso dell’Agenzia delle Entrate, specificando che:

-) ratione temporis, la norma esonera dall’IVA “le prestazioni di ricovero e cura rese da enti ospedalieri o da cliniche e case di cura convenzionate nonché da società di mutuo soccorso con personalità giuridica e da ONLUS, compresa la somministrazione di medicinali, presidi sanitari e vitto, nonché le prestazioni di cura rese da stabilimenti termali”;

-) l’art. 13, parte A), n. 1 della VI Direttiva UE (17 maggio 1977) sull’IVA prevede l’esonero dall’imposta per l’ospedalizzazione e le cure mediche nonché le operazioni ad esse strettamente connesse, assicurate da organismi di diritto pubblico oppure, a condizioni sociali analoghe a quelle vigenti per i medesimi, da istituti ospedalieri, centri medici e diagnostici e altri istituti della stessa natura debitamente riconosciuti.

I soggetti riconosciuti quali erogatori di servizi sanitari comprendono gli enti pubblici, gli enti non lucrativi e le società lucrative, queste ultime “ingaggiate” previo convenzionamento.

Da qui la conclusione della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate ribadendo che la società lucrativa non in regime di convenzione non può essere beneficiaria dell’agevolazione IVA in parola.

La pronuncia qui brevemente richiamata si colloca in un filone interpretativo dei giudici europei che hanno riconosciuto che i soggetti privati (nella fattispecie non lucrativi) devono ricevere un munus specifico in forza del quale essi possono erogare servizi di interesse generale “in nome e per conto” del sistema di welfare.

E ciò dimostra che il sistema sociosanitario nazionale si regge ed è definito, in ossequio ai principi costituzionali, da un particolare rapporto tra enti pubblici e soggetti privati, for profit e non profit, chiamati a collaborare alla realizzazione dei servizi e, quindi, alla garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni.