Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 17/03/2020

Cartelle cliniche: responsabilità degli infermieri di una spa e modello 231– Cass. 09393/20

Con sentenza 10 marzo 2020, n. 09393, la Corte di Cassazione, Quinta Sezione Penale, tra l’altro, ha riconosciuto che:

-) l’attività svolta dagli infermieri persegue finalità pubbliche di rilievo costituzionale;

-) come tale, quindi, l’infermiere riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio;

-) l’attività in parola non si modifica a seconda della tipologia giuridica in cui si svolge l’attività e in ragione del rapporto di dipendenza;

-) le cartelle infermieristiche o le schede che le compongono sono atti pubblici destinati a confluire nella cartella clinica;

-) l’atto di redigere la cartella infermieristica è riferibile ad un’attività amministrativa con poteri autoritativi assimilabili a quelli del pubblico ufficiale;

-) le false attestazioni circa i valori dei pazienti apposte nelle schede infermieristiche devono ritenersi ideologicamente false ai sensi degli artt. 476-479 del codice penale.

La sentenza de qua non ribadisce la “funzionalizzazione” delle informazioni e dei dati contenuti nelle cartelle infermieristiche alla tutela della salute ex art. 32 Cost. e all’azione di prevenzione, di cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva ex art. 1, l. 251/2000.

Ma non solo: la sentenza in parola conferma il ruolo, la funzione e, pertanto, la responsabilità delle strutture sanitarie, anche non accreditate, nel “sistema sanità” che, come tali, assolvono ad una funzione “pubblica”.

Da ciò consegue, a fortiori, l’importanza per le strutture socio-sanitarie di dotarsi di un’efficace “modello 231”, in grado di assicurare controlli e monitoraggi tempestivi sia sulla attività dei preposti sia sulla gestione dei dati sensibili, in considerazione della funzione che questi dati assolvono nel più ampio diritto di tutela della salute dei pazienti.

A riguardo del “Modello 231”, giova ricordare che la medesima Sezione penale della Cassazione, con la sentenza n. 43656 depositata il 28 ottobre 2019, ha ritenuto il modello di organizzazione, gestione e controllo il documento dirimente per valutare le sanzioni da comminare ad una impresa. In quell’occasione, la Suprema Corte ha considerato il “Modello 231” quale documento cui si deve fare riferimento per valutare le sanzioni da comminare e della cui esistenza occorre accertarsi ex art. 6 del decreto legislativo 231/2001, affinché, successivamente, si possa valutarne la conformità alle norme e se sia stato efficacemente attuato o meno nell’ottica prevenzionale prima della commissione del reato.