Amministrazione di sostegno - Generalità, varie -  Redazione P&D - 13/09/2018

Capacita economica finanziaria e amministrazione di sostegno - Alessandro Ruta

Riflessioni/proposte sulla valutazione della capacita economica finanziaria del soggetto in ambito giuridico che necessità dell’amministratore di sostegno: test psicodiagnostici che unifichino le modalità di indagine della personalità e Linee Guida in ambito Psicologico Clinico

Questo progetto nasce dalla collaborazione con diverse figure professionali (prof. Carlo Lai, Dipartimento di Psicologia Clinica dell’Università di Roma la Sapienza, prof. Massimiliano Luciani, phd, neuropsicologici), che impegnate nel campo psicologia giuridica hanno l’interesse comune di riempire i vuoti che rendono problematica l’indagine della personalità della persona cui è richiesto un aiuto dall’Amministratore di Sostegno. Attualmente nell’ambito della psicologia clinica non sono ben chiare la Linee Guida per l’accertamento della disabilità in questione, e a rendere le cose più complicate sia in campo extragiudiziale che giudiziale è un impostazione esclusivamente medica: ossia ci si limita spesso ad indagare soltanto la presenza o meno, di un disturbo psichiatrico attuale, recente. La cultura attuale, quindi, vede coincidere la capacità decisionale con la presenza/assenza di patologia psichiatrica, lo psicologo giuridico è relegato al ruolo di “testista” senza avere la possibilità di valorizzare il contributo che può dare allo sviluppo delle valutazioni. Da una parte in primis è vero che le malattie neurologiche e psichiatriche possono alterare la capacità di gestire il proprio patrimonio, ma non possono essere l’unico criterio di riferimento per esprimere il proprio giudizio: questo deve essere solo il primo “step” poiché anche in assenza di disturbi psichiatrici conclamati (psicosi, disturbi bipolari, schizofrenia ecc.) e neurologici (demenza e Alzheimer, epilessia ecc.) si possono rintracciare alterazioni nella capacità di gestire il proprio patrimonio, ad esempio:

-         in quelle personalità eccessivamente dipendenti;

-         nelle persone con gravi disabilità fisica;

-         nei Disturbi del controllo delle pulsioni;

-         nelle diverse forme di tossicomania;

-         negli anziani fragili soggetti a truffa;

-         nei lievi-medi e gravi ritardi mentali;

-         lutti ed eventi traumatici che creano gravi scompensi nell’esame di realtà

-         ecc.

Ed ancora, le cose si possono complicare quando alcune delle morbosità sopra citate, ad una prima valutazione appaiono coperti da una relazione altamente patologica con il proprio coniuge o familiare, i quali sfruttano le loro condizioni psicofisiche e fragilità di carattere. Si tratta di casi complessi in cui vanno valutati ambedue gli estremi della coppia, perché, talvolta, è proprio il peculiare intreccio relazionale a produrre il rischio concreto di sfruttamento. I casi in questione possono essere tanti, e a tale proposito viene in mente l’ormai fenomeno della persona anziana che dona tutto alla sua badante, e le cause sottostanti possono essere svariate oltre il raggiro, tra cui la rabbia per essere stato abbandonato dalla propria famiglia, la vendetta, un’eccessiva idealizzazione della badante, la demenza e altro ancora. Sicché dopo un interessante confronto tra esperti siamo arrivati alla conclusione che in molti casi quando si parla della capacità decisionale finanziaria, è importante oltre ad un attento esame della personalità, conoscere e valutare lo stile e le dinamiche relazionali poiché è necessario comprendere come il periziato si relaziona con le persone prossime (coniugi, familiari, ecc.) e come questi si relazionano a quel specifico “tratto” o “disturbo”, ed in che modo se ne prendono cura senza avvantaggiarsene.

Il riconoscere elementi patognomici nel funzionamento della personalità e di relazione, permette, attraverso interventi e progetti appropriati, di proporre condizioni che possono proteggere quelle disabilità che si trovano nel range medio-grave, facilitare e non ostacolare lo sviluppo maturativo di quelle disabilità, invece, che presentano lievi tratti disfunzionali e lenti percorsi di maturazione (pazienti con handicap neurologici e disturbi psichiatrici e/o personalità che dimostrano progressi in terapia). Molto si gioca in ambito giuridico, spesso il giudice dispone una CTU per indagare la capacità decisionale dell’esaminato pone il seguente quesito:

 

“Dica il CTU, esaminati gli atti e i documenti di causa; sottoposta ad esame ed eventuali test l’esaminato; sentiti imedici di riferimento dell’esaminato; quali siano le attuali capacità dell’esaminato; in particolare se susstistano limitazioni alla sua capacità di assumere decisioni consapevoli e razionali nel proprio interesse patrimoniale e personale”

 

E spesso le operazioni peritali, vengono condotte:

-         Con un numero esiguo di colloqui anamnestici, spesso solo 1, e ripeto incentrato esclusivamente sulla raccolta anamnestica patologica; senza approfondire alcuni aspetti di rilievo quali: le modalità di gestione del patrimonio legati a dinamiche di relazioni familiare/coniugale;

-         L’utilizzo arbitrio di test neuropsicologici che benché specifici alla situazione di indagine delle funzioni cognitive spesso sono decontestualizzati da una attenta valutazione della personalità globale/psicopatologia, dalle esplorazioni sull’affettività, sulla socialità e sulle relazioni in genere ai meccanismi di difesa; tutto ciò per valutare i meccanismi di resilienza e/o fragilità dell’esaminando (adulto e minore) rispetto condizioni intrapsichiche e interpersonali (imbrigliamento a dinamiche malate).

Sulla base di queste considerazioni, per non lasciare nulla al caso, è stato elaborato un quesito più completo rispetto al precedente e che propongo qui di seguito:

“il CTU accerti, valuti e dica, se la/il periziando/a:

  1. a) sia affetto oltre che da patologia organica o neurologica, anche da sindromi e/o disturbi di rilevanza psicopatologica;
  2. b) in assenza di sindromi e/o disturbi di rilevanza psicopatologica, patologica organica, neurologica, se vi siano sintomi o tratti di personalità (es. stile dipendente) tali da alterare o compromettere, anche parzialmente, la capacità decisionale economica finanziaria;
  3. c) indaghi le funzioni cognitive e come queste sono influenzate dagli spetti emotivi nell’ottica della capacità decisionale economica /finanziaria;
  4. d) Indaghi inoltre nella coppia coniugale e/o familiare se vi sia uno stile relazionale in cui il coniuge e/o i familiari, “guidano” il periziando e lo “manipolano” nella gestione del proprio patrimonio, spingendolo a fare scelte non vantaggiose per sé stesso;
  5. e) Identifichi se è necessario un amministratore di sostegno, diverso da coniuge e/o familiare rispettando se conservata la capacità di scelta del periziando”.

Senza dubbio le diverse esperienze ascoltate tra noi colleghi psicologi giuridici evidenziano una difficoltà di incontro tra il mondo medico e quello psicologico ma soprattutto ci ha spinto a formulare le seguenti riflessioni:

  • lo psicologo non può avere solo il ruolo ancillare della somministrazione di test, strumenti che di solito i medici legali non utilizzano perché non conoscono la materia;
  • è necessario che lo psicologo nello svolgere gli approfondimenti psicodiagnostici sia capace di individuare quella batteria di test che meglio si adatta a quel caso e ciò pone una seria riflessione sulle competenze tecniche del clinico preposto alle indagini sulla valutazione decisionale.

Per questi motivi, seguendo la letteratura scientifica a riguardo, è fondamentale integrare, alla classica batteria di test per la psicodiagnostica, quei test specifici neuropsicologici, tarati su un campionamento italiano, adatti ad indagare le funzioni di base della capacità decisionale.  

Determinare il punto in cui una persona non è più in grado di gestire autonomamente le proprie finanze, pone un compito oneroso ai familiari, alla sanità pubblica e ai professionisti legali. Tali giudizi possono avere importanti implicazioni legali, etiche e cliniche, perché ci confrontano con il limite tra il diritto dell’individuo all’autonomia e il suo bisogno di protezione.

Eppure, l’importanza di vigilare e proteggere le fasce più deboli è anch’essa una urgenza, visto che ogni anno, aumentano i raggiri e le truffe a danno degli anziani e le persone disabili, un’escalation che deve preoccupare, anche perché le truffe sono fatte approfittando della loro fragilità cognitiva, scarsa consapevolezza di malattia e tanto più causate dalla solitudine e il bisogno di dipendenza. Non di rado questi raggiri incominciano proprio nel loro ambiente familiare (specialmente per quanto riguarda l’utenza psichiatrica) dove a vantaggio d’interessi economici e di eredità viene negata non solo la malattia, ma anche la cura di cui necessitano.

E’ opportuno evidenziare che in America da diversi anni è presente un certo interesse a questo tema e in particolare affermano che il “setting” della valutazione della capacità economica finanziaria debba essere rivisitato introducendo strumenti e metodologie d’indagine dotati anche di una validità ecologica rispetto a quelli tradizionali;ossia svolgere effettivamente esercizi vicini alle circostanze concrete della vita quotidiana poiché è necessario valutare il modo di ragionare e la capacità di compiere scelte che tengano in debito conto le conseguenze, ossia come compiere una scelta che non esponga a rischi e probabili danni. A tale proposito in America, sono stati già da diversi anni ideati strumenti di indagine[1], utilizzati frequentemente in ambito giuridico per indagare le capacità di gestione delle proprie finanze e la capacità dell’esaminato di saper riconoscere una truffa ai loro danni.

Per queste ragioni, e concludo, da qualche mese ho proposto e formato un Team ( composto da professori e  ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, neuropsicologi, psicologi giuridici) con i quali ci stiamo occupando della traduzione e dell’adattamento alla popolazione italiana dei seguenti Test:Financial Competence Assessment Inventory (FCAI) di Kershaw and Webber (2008) ed il Financial CapacityInstrument[2], strumenti diagnostici utilizzati frequentemente in ambito giuridico per indagare la capacità di gestione delle proprie finanze e la capacità di riconoscere una truffa ai loro danni. In Italia non esistono strumenti cosi specifici ma è necessario che il professionista sia capace di cogliere non solo le diverse informazioni che emergono dagli strumenti a disposizione (test, colloqui, ecc.) per formulare un parere che tenga conto della complessità di ogni caso, ma anche per formulare una proposta di riabilitazione delle abilità cognitive disfunzionali o totalmente perse, là dove sia ancora possibile intervenire. Ed ancora, altro impegno che vorremmo prendere è quello di redigere le Linee Guida, in ambio Psicologico Clinico, in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi del Lazio, sull’accertamento della disabilità che richieda un Amministratore di Sostegno, ovviamente, con la Vostra preziosa collaborazione.

[1]Financial CapacityInstrument (FCI-9 di Griffith et al., 2003) – il  FinancialcapacityInstrument di Marson  (CFI di Marson et al., 2000) - il SCIFC Financial Competence Assessment Inventory (FCAI) di Kershaw and Webber (2008).

[2] L’FCI, è un test composto da 18 compiti che indagano 9 domini differenti, di complessità crescente: conoscenze della valuta, conoscenze concettuali finanziarie, transizioni monetarie, gestione libretto degli assegni, dichiarazione ManagemantBanck, rilevazione frode finanziaria e frode telefonica, ricevute di pagamento, decisioni finanziarie, investimenti, ecc..