Amministrazione di sostegno - Interdizione, inabilitazione -  Angelo Venchiarutti - 07/01/2020

Brevi considerazioni sul superamento dell’interdizione

1. Modelli stranieri di protezione civilistica del disabile.
A partite dalla seconda metà degli anni’60 del secolo scorso, in molti sistemi

giuridici stranieri vicino a quello italiano il legislatore ha adottato riforme dell’impianto tradizionale di protezione del disabile, che hanno comportato l’abbandono dell’istituto dell’interdizione1. Tra le riforme più significative, si segnalano le seguenti.

In Francia, ad esempio, il testo del Code Napoléon era stato novellato, originariamente, già dalla Loi n° 68-5, "Portant réforme de droit des incapables majeurs"2. Oltre alle nuove denominazioni dei singoli strumenti in senso decisamente protettivo3, la nuova disciplina crea un variegato ventaglio di misure volte ad offrire uno scudo protettivo suscettibile di essere adattato, volta a volta, alle esigenze del caso concreto. Accanto alla tutelle e alla curatelle, il cui contenuto può essere forgiato dal giudice in ragione della situazione del singolo caso, il legislatore d’oltralpe introduce una nuova misura di protezione: la sauvegarde de justice con caratteristiche del tutto peculiari. Una volta attivata, il beneficiario conserva integralmente l'attitudine di esercitare autonomamente i suoi diritti; costui avrà tuttavia la facoltà di esercitare a sua difesa due specifiche azioni: la rescissione per lesione semplice, oppure la riduzione per eccesso qualora dalle attività poste in essere siano derivate conseguenze svantaggiose, ovvero non utili o sproporzionate ai bisogni e alle risorse del “salvaguardato”.

Il regime di protezione civile è stato poi rivisto dalla legge n. 2007-308 del 5 marzo 2007 (applicabile dal 1° gennaio 2009). La nuova riforma mira a fornire una protezione della persona e del suo patrimonio, con un regime suscettibile di essere allo stato di salute della persona da proteggere. La legge del 2017 disciplina anche il “mandat de protection future”, che consente all’interessante di designare in anticipo una o più persone per rappresentarlo. Il mandato avrà effetto il giorno in cui il mandante non sarà più in grado, fisicamente o mentalmente, di provvedere da solo ai suoi interessi (v. art. 477 Code civil e ss).

Diversa da quella francese la soluzione adottata in Austria, con la legge del 2 febbraio 1983, n. 136 (über die Sachwalterschaft für behinderte Personen): con essa viene abbandonato il vecchio sistema di protezione civilistica basato sul binomio degli istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione. Al suo posto nel tessuto dell’ABGB è inserita la misura della Sachwalterschaft. La nomina del Sachwalter può essere effettuata per il compimento, soltanto di determinati “affari” oppure per la gestione di tutti gli Angelegenheiten4.

Nello stesso solco della disciplina austriaca si pone la riforma tedesca adottata con la Gesetz zur Reform des Rechts der Vormundschaft und Pflegschaft für Volljährige (Betreuungsgesetz - BtG) del 12 settembre 1990, che ha profondamente modificato il testo del BGB in materia (§§ 1896 ff. BGB): in luogo delle vecchie misure della tutela e della curatela, la riforma ha introdotto la Betreuung. Il nuovo istituto intende mettere a punto una regolamentazione nella quale, di fronte alle esigenze di salvaguardia del disabile, il ricorso ad uno scudo giuridico si realizza nel pieno rispetto della persona. Ossia, al momento della nomina, il giudice definisce i compiti da affidare al Betreuer in ragione delle necessità di sostegno del singolo caso. A differenza del passato, inoltre, l’attivazione della misura di assistenza non comporta alcuna automatica limitazione della capacità legale del beneficiario. Pertanto, salvo che il giudice (al momento della messa in opera della misura di protezione o in una fase successiva) abbia imposto per la realizzazione di alcuni atti da parte dell’assistito una c.d. “riserva di consenso” del Betreuer (se abbia motivo di ritenere che per il disabile sussista il rischio di mettere in pericolo la sua persona o il suo patrimonio), l’eventuale incapacità di agire dell’interessato andrà accertata volta a volta in base alla disciplina generale5.

2. La situazione in Italia

Per quanto riguardo il nostro ordinamento, rimane aperto il tema del superamento dell’interdizione e dell’inabilitazione. Diversamente da quanto è stato fatto in altri ordinamenti, i due istituti di protezione non sono stati cancellati dal nostro codice civile. Il legislatore del 2004 ha certo introdotto la misura innovativa dell’amministrazione di sostegno. Si è limitato però ad apportare alcune modifiche trascurabili alla disciplina codicistica: l’art. 414 c.c. prevede ora che le persone possano - non più debbano - essere interdette quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione; mentre l’articolo 427 c.c. attribuisce adesso all’autorità giudiziaria la facoltà di stabilire che l’interdetto mantenga una parziale capacità legale (compia taluni atti di ordinaria amministrazione senza l’intervento ovvero con l’assistenza del tutore), o che quella parziale dell’inabilitato venga ampliata (compia taluni atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza l’assistenza del curatore). Facoltà alla quale, per il vero, i nostri giudici hanno fatto ricorso episodicamente. La stessa giurisprudenza di legittimità, confortata anche dalla Corte Costituzionale6, ha affermato come, nell'attuale impianto normativo, l'interdizione e l’inabilitazione si presentano quali strumenti di protezione marginali, sussistendo, un rapporto disussidiarietà funzionale dei due istituti tradizionali rispetto all’amministrazione di sostegno7.

Il superamento del vecchio impianto codicistico in tema di protezione dei disabili figura oggi più pressante rispetto al passato in ragione della necessità di adeguare il nostro ordinamento ai contenuti della Convenzione sui diritti delle persone disabili. Al riguardo si ricorda che il Comittee on the Rights of Persons with Disabilities nel suo commento generale all’art. 12 (Equal recognition before the law) sottolinea come gli Stati parti, al fine di rispettare, proteggere e realizzare il diritto delle persone con disabilità all’eguale riconoscimento davanti alla legge debbano, tra l’altro, «review the laws allowing for guardianship and trusteeship, and take action to develop laws and policies to replace regimes of substitute decision-making by supported decision- making, which respects the person’s autonomy, will and preferences». Nel commento, viene precisato inoltre che «States parties’ obligation to replace substitute decision- making regimes by supported decision-making requires both the abolition of substitute decision-making regimes and the development of supported decision-making alternatives. The development of supported decision-making systems in parallel with the maintenance of substitute decision-making regimes is not sufficient to comply with article 12 of the Convention»8.



1 Sono numerose anche le dichiarazioni e convenzioni internazionali che invitano gli Stati a conformare la loro disciplina interna sulla tutela legale degli incapaci a principi volti a consentire alla persona una partecipazione al “traffico giuridico”: v., tra le altre, la Raccomandazione, R (99) 4 del 23 febbraio 1999, del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sui principi concernenti la protezione giuridica degli adulti incapaci; e più di recente

2 Sulla riforma francese, v. fra gli altri, J. Massip, Réforme du droit des incapables majeurs, pref. di J. Carbonnier, Paris, Répertoire du Notariat Defrénois, 4e éd., 1984..
3 L’art. 4 della Loi n° 68-5 prevede espressamente che : « Dans tous les textes où il est fait mention de l'interdiction judiciaire et de l'interdit, cette mention sera remplacée par celle de la tutelle des majeurs et du majeur en tutelle. Dans tous les textes où il est fait mention du conseil judiciaire, et du faible d'esprit ou prodigue pourvu d'un conseil judiciaire, cette mention sera remplacée par celle de la curatelle et du majeur en curatelle ».

4 Per un’illustrazione della riforma austriaca del 1983, E. Maurer, Sachwalterrecht in der Praxis, Vienna, Juridica Verlag, 1984; H. Ent, Das Sachwalterrecht für Behinderte,; e, in lingua italiana, E- M. Bajons, La protezione dell’infermo di mente nel diritto austriaco, in P. Cendon, a cura di, Un altro diritto per il malato di mente, cit., pp. 405 ss. Si ricorda che il 1° luglio 2018 è entrata in vigore in Austria la nuova legge sulla protezione degli adulti (Erwachsenenschutzrechts): A. Deixler-Hübner, M. Schauer, Erwachsenenschutzrecht, Vienna, Manz, 2018; H. P. Zierl, M. Schweighofer, S. Wimberger, Erwachsenenschutzrecht, „Sachwalterrecht NEU“ – Praxiskommentar, LexisNexis, 2018.

5 Sulla riforma tedesca, ex multis, v. A. Jürgens, D. Kroger, R. Marchener e P. Winterstein, Das neue Betreuungsrecht, 4. Aufl., München, Beck, 1997; e, in lingua italiana, M. R. Will, La protezione del sofferente psichico nell’esperienza tedesca, in G. Ferrando e G. Visentini, a cura di, Follia e diritto, cit., pp. 153 ss.

6 Corte cost. 9 dicembre 2005, n. 440, cit.

7 Fra le altre, Cass. 11 settembre 2015, n. 17962; Cass., ord., 22 agosto 2018, n. 20945.
8 In particolare, v. United Nations (UN), CRPD Committee (2014), General Comment No 1: Article 12 Equal recognition before the law, CRPD/C/GC/1, 11 April 2014, para. 22Il Committee on the rights of persons with disabilities (CRPD), e quanto alle osservazioni sulla situazione nel nostro Paese, v. Committee on the Rights of Persons with Disabilities, Concluding observations on the initial report of Italy, 6 October 2016. Sul tema, V. Bongiovanni, La tutela dei disabili tra Carta di Nizza e Convenzione della Nazioni Unite, in «Famiglia e diritto», 2011, pp. 317.