Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 06/10/2017

Aziende speciali e piani di razionalizzazione: quali collegamenti?

Le aziende speciali – come è noto – in ragione della loro specifica natura non societaria non rientrano nel perimetro del provvedimento di ricognizione societaria prodromico al piano di razionalizzazione che le P.A. socie hanno adottato entro il 30 settembre u.s. e che ciascun anno esse devono deliberare per valutare le partecipazioni societarie in ordine al loro mantenimento ovvero alla loro dismissione/liquidazione.

Mentre le aziende speciali non costituiscono l’oggetto dei piani di razionalizzazione, esse tuttavia possono essere interessate ad adottare i piani in parola. Infatti, le aziende speciali (si pensi al comparto farmaceutico) possono detenere quote, ancorché di minoranza, in società del sistema di distribuzione, che rendono le aziende speciali enti pubblici titolari di partecipazioni societarie.

Le aziende speciali sono dunque chiamate ad operare al pari delle P.A. loro “dominus”, sia in quanto ricomprese nell’elenco di cui all’art. 2, comma 1, lett. a) d. lgs. n. 165/2001, che a sua volta è espressamente richiamato dall’art. 1, comma 1, del T.U. sulle società partecipate, sia che si configurino quali enti pubblici economici richiamati dalla medesima lettera.

Da ciò discende che le aziende speciali, anche a tacere dalla finalizzazione delle loro attività, sono tenute ad approvare (da parte del consiglio di amministrazione) un piano di razionalizzazione che risulterà distinto da quello dell’ente locale controllante. Al riguardo, preme evidenziare che, se da un lato, il T.U. ha escluso dal perimetro della razionalizzazione da parte degli enti pubblici soci le aziende speciali, dall’altro, queste ultime – ricordiamolo, “partecipate e controllate” in via totalitaria dal/ comune /i, non possono ritenersi escluse dalle previsioni del d. lgs. 175/2016. Infatti, si ponga mente alla previsione dell’art. 2, comma 1, lett. g), in conformità al quale si considera partecipazione indiretta la partecipazione in una società detenuta da un’amministrazione pubblica per il tramite di società o altri organismi soggetti a controllo da parte della medesima amministrazione pubblica. La norma citata ha creato il seguente cortocircuito: da un lato, le partecipazioni detenute dalle aziende speciali dovrebbero diventare partecipazioni indirette per le P.A. cui le aziende speciali riferiscono. Dall’altro, le aziende speciali, che non rientrano nella definizione di società ma in quella di “altri organismi soggetti a controllo” da parte di una P.A., sono anch’esse oggetto del disposto normativo sopra richiamato.

Quanto sopra descritto sembra suggerire alle aziende speciali di adottare con delibera del consiglio di amministrazione (ovvero dell’assemblea consortile nel caso di aziende speciali controllate da più comuni, ovviamente laddove questa competenza sia ascrivibile ai sensi dello statuto all’assemblea in luogo del consiglio di amministrazione) il piano di razionalizzazione. Il contenuto economico-strategico di questa delibera formerà parte integrante del bilancio di previsione (annuale e pluriennale) che il / i consiglio/i comunale/i sono chiamati ad approvare.

In occasione della prossima scadenza fissata dal d. lgs. 175/2016 per l’adozione del piano (ordinario) di razionalizzazione, il comune/i comuni che controllano un’azienda speciale potrebbero invero segnalare nel prospetto di ricognizione una specifica sezione dedicata alle aziende speciali, enti strumentali per definizione degli enti locali, individuando – se del caso – le partecipazioni da esse detenute.

Si tratta, per vero, di una soluzione in linea con quanto disposto in ordine al bilancio consolidato che i comuni sono tenuti a fare in qualità di “holding” del gruppo pubblica amministrazione, nel cui perimetro rientrano anche le aziende speciali.




exsigma