Interessi protetti - Professionista -  Mariagrazia Caruso - 18/02/2019

Avvocati, geometri, architetti, ingegneri, commercialisti: un esercito di professionisti contro INPS

Con le più recenti pronunce della Suprema Corte (solo dall’inizio dell’anno: Civile Sent. Sez. L Num. 3913/2019 dep. il 11/02/2019; Civile Sent. Sez. L Num. 3799/2019 dep. l’8/02/2019; Civile Ord. Sez. 6 Num. 3012/2019 dep. il 31/01/2019 Civile Sent. Sez. L Num. 1208/2019 dep. il 17/01/2019; Civile Sent. Sez. L Num. 615/2019 dep. 14/01/2019; Civile Sent. Sez. L Num. 520/2019 dep. il 11/01/2019; Civile Sent. Sez. L Num. 519/2019 dep. 11/01/2019) viene definitivamente dato ingresso nel nostro ordinamento al principio c.d. della universalizzazione della copertura assicurativa soggettiva rivolta, quindi, a tutti i lavoratori e cioè a tutti coloro che traggono dalla loro personale attività professionale i mezzi necessari a soddisfare le esigenze di vita proprie e familiari, ivi compresi anche i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti, secondo il dettato costituzionale, per cui essi vanno tutelati dal punto di vista previdenziale al verificarsi di una delle situazioni di bisogno individuate dallo stesso art. 38 Cost., ed oggettiva in quanto relativa genericamente ai redditi così qualificabili secondo la disciplina tributaria.
Tale principio viene ritenuto dalla Suprema Corte “sostenibile” anche in relazione alla specifica situazione del  professionista che, per svariate ragioni dovute alle discipline previdenziali di categoria, non sia soggetto alla iscrizione presso la cassa professionale di riferimento benché soggetto all'obbligo di versamento del contributo integrativo, in quanto la funzione assunta nel sistema dalla Gestione separata risponde ad una logica ut supra di copertura delle attività umane produttive di reddito da lavoro che è ben distante dalla logica, sostanzialmente rispondente a scelte organizzative dello Stato in materia previdenziale, sottesa all'attribuzione alle casse professionali (sia privatizzate che di nuova istituzione) della gestione dei rapporti assicurativi degli iscritti.
In definitiva, il principio di universalizzazione soggettivo ed oggettivo della copertura assicurativa obbligatoria si traduce operativamente nella regola secondo la quale l' obbligo (ex art. 2, comma 26, I. n. 335 del 1995) di iscrizione alla gestione separata è genericamente rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante dall'esercizio abituale (anche se non esclusivo), ma anche occasionale (entro il limite monetario indicato nell'art. 44, comma 2, del D.L. n. 269/2003) di un'attività professionale per la quale è prevista l'iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge anche altra diverse attività per cui risulta già iscritto ad altra gestione.
Tale obbligo viene meno solo se il reddito prodotto dall'attività professionale predetta è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di riferimento.
Al riferito meccanismo previdenziale non è certamente di ostacolo l’autonomia gestionale, organizzativa e contabile attribuita alle singole casse previdenziali di riferimento dall'art. 2 del d.Ig. n. 509/1994, stanti gli enunciati limiti dovuti «alla natura pubblica dell'attività svolta» (art. 2, c. 10 del d.lg. n. 509/1994) : “così i nuovi soggetti fruiscono di autonomia statutaria e regolamentare (art. 1, 4° co.), si finanziano attraverso i versamenti contributivi dei propri iscritti, con divieto di contribuzioni pubbliche (art. 1, 1° e 3° co.) ma permane, nei loro confronti, il controllo pubblico”.
In proposito, il disposto dell'art. 18, comma 12, del d.l. n. 98 del 6 luglio 2011, convertito dalla legge n. 111 del 15 luglio del 2011, che, esplicitando l'intento di voler chiarire quali liberi professionisti siano tenuti alla iscrizione alla gestione separata, dispone che il comma 26 del citato art. 2 della I. 335 del 1995 va, perciò, inteso nel senso che "i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all'iscrizione presso l'apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato alla iscrizione ad appositi albi professionali ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 in base ai rispettivi ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11".
La congiunzione "ovvero" può avere sia funzione meramente esplicativa, per cui sarebbero tenuti alla iscrizione i soggetti che esercitano una attività professionale per il cui esercizio non è richiesta l'iscrizione agli albi professionali e che dunque non sono tenuti al versamento di alcuna contribuzione alle casse professionali, che funzione disgiuntiva, per cui sarebbero tenuti alla iscrizione i soggetti che esercitano una attività professionale per il cui esercizio non è richiesta l'iscrizione agli albi professionali ed altresì coloro che, pur iscritti agli albi, non sono tenuti al versamento di alcuna contribuzione alle casse professionali.
Tale ricostruzione sistematica delle norme non viene neanche contraddetta  ed inficiata dalla circostanza che  la contribuzione integrativa, in quanto non correlata all'obbligo di iscrizione alla cassa professionale, ed a prescindere dalla individuazione della funzione assolta all'interno del sistema di finanziamento delle attività demandate alla cassa professionale, non attribuisce al lavoratore una copertura assicurativa per gli eventi della vecchiaia, dell'invalidità e della morte in favore dei superstiti per cui non può essere rilevante ai fini di escludere l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata presso l'INPS né dalla circostanza eventuale  della non utilità della contribuzione versata dal professionista presso la Gestione separata a seguito della sua iscrizione d'ufficio.
In ordine, poi, alla decorrenza della prescrizione In proposito, la Suprema Corte con la sentenza n. 27950 del 31 ottobre 2018 ha ricordato come, in tema di contributi cosiddetti "a percentuale", il fatto costitutivo dell'obbligazione contributiva è costituito dall'avvenuta produzione, da parte del lavoratore autonomo, di un determinato reddito.
Poiché il credito sorge sulla base della produzione del reddito, la decorrenza del termine di prescrizione dipende dall'ulteriore momento in cui la corrispondente contribuzione è dovuta e quindi dal momento in cui scadono i termini di pagamento di essa.
“Vale, in proposito la regola di cui all'articolo 18, co. 4, D. Lgs. n. 241/1997, secondo cui “i versamenti a saldo e in acconto dei contributi dovuti agli enti previdenziali da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali sono effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi”.
Il pagamento dei contributi alla gestione separata si prescrive, dunque, in cinque anni ed il termine prescrizionale inizia a decorrere dal momento in cui i contributi devono essere versati e non dal giorno di presentazione della dichiarazione dei redditi, così come costantemente sostenuto dalla difesa dell’INPS.
Quest’ultima, infatti, “come dichiarazione di scienza” non è presupposto del credito contributivo, così come non lo è rispetto all'obbligazione tributaria, in quanto il fatto costitutivo resta la produzione di redditi rilevante ai sensi di legge.
In ordine, poi, alla mancata iscrizione alla Gestione Separata la Suprema Corte ha, ulteriormente precisato che non costituisce impedimento all’accertamento tributario da cui possano emergere i presupposti del diritto dell'ente previdenziale, anche per l’ipotesi di mancanza o di controllo della dichiarazione da parte degli enti tributari e previdenziali; gli stessi infatti non costituiscono impedimento giuridico.
In proposito è stata richiamata la regola di cui all'art. 2935 c. c. attribuisce rilevanza di fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione, è solo quella che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l'esercizio e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, per i quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione, tra le quali, salva l'ipotesi di dolo prevista dal n. 8 del citato articolo, non rientra l'ignoranza, da parte del titolare, del fatto generatore del suo diritto, il dubbio soggettivo sull'esistenza di tale diritto, né il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento”.
La Suprema Corte ha, altresì, definito anche il profilo relativo alla più volte dedotta eccezione di decadenza: “4.2 E' indubbio che i diritti contributivi degli enti previdenziali riconnessi ai redditi dipendano giuridicamente, secondo quanto stabilito dall'art. 1 d. Igs. 462/1997, dagli accertamenti reddituali operati dall'Amministrazione Finanziaria ai sensi degli artt. 31 ss d.p.r. 600/1973. Ciò non toglie tuttavia che i crediti contributivi e quelli tributari mantengano connotati autonomi. In particolare, solo i crediti contributivi restano soggetti alla prescrizione per essi stabilita dall'art. 2, co. 9 ss L. 335/1995, mentre i crediti tributari soggiacciono alle regole decadenziali di cui all'art. 43 d.p.r. 600/1973.
Quest'ultima decadenza è però dettata in relazione all'avviso di accertamento quale atto fiscale che acclara l'esistenza di redditi e può coinvolgere i profili contributivi solo nella misura in cui la maturazione di essa, impedendo l'accertamento del reddito, non consenta il correlato accertamento contributivo. Se tuttavia non vi sia necessità di diversi accertamenti dei redditi a fini fiscali, come accade allorquando, come nel caso di specie, i redditi siano stati integralmente dichiarati e sia solo necessaria l'individuazione di quanto di essi riguardi l'attività autonoma assoggettata a contribuzione, la questione assume natura esclusivamente previdenziale e non vi è luogo all'applicazione delle regole di decadenza inerenti l’avviso di accertamento, quale atto fiscale in senso stretto, ma solo le regole di prescrizione che riguardano le contribuzioni previdenziali” (Cass. Civile Sent. Sez. L Num. 27950/2018).
A questo punto possiamo dire che la Cassazione, chiarendo nei termini che precedono la questione controversa, abbia definitivamente posto fine a qualunque contenzioso in materia?
Sembrerebbe di no, se in tanti, ancora, mettono in discussione la legittimità dell’operato di INPS .
E’ agli atti Parlamentari della Camera dei deputati l’interrogazione presentata al Ministro del lavoro e delle politiche sociali dagli Onorevoli COLLETTI, BUSINAROLO, DADONE, nella seduta del 9 ottobre 2018.
— Per sapere
 – premesso che
la gestione separata è una forma previdenziale residuale, introdotta dalla legge n. 335 del 1995 di riforma del sistema pensionistico per dare copertura previdenziale ai lavoratori autonomi e alle categorie di professionisti privi di un proprio ordine/albo professionale e di una cassa di appartenenza;
nel 2011, al fine di recuperare oltre 6 milioni di euro di contributi sommersi, l’Inps, di concerto con l’Agenzia delle entrate, ha avviato un’operazione denominata « Poseidone », iscrivendo d’ufficio alla gestione separata oltre 800 mila professionisti prevalentemente giovani – ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici e avvocati – già iscritti nei rispettivi albi dotati di proprie casse previdenziali, inviando loro centinaia di migliaia di raccomandate con richieste di pagamento per somme non versate negli anni 2005-2006, molte delle quali già prescritte;
a tutela dei propri diritti, i professionisti destinatari di queste intimazioni di pagamento hanno agito giudizialmente, instaurando giudizi di opposizione che nella maggior parte dei casi si sono conclusi con la soccombenza dell’Inps (si pensi alla pronuncia della Corte di cassazione che, a favore dei 22.000 soci amministratori di società semplici, ha dichiarato illegittima l’operazione « Poseidone »);
a ciò si aggiunga che nel 2012, risultando poco chiari l’oggetto specifico del protocollo con l’Agenzia delle entrate, che, in caso di estrazione e uso della documentazione fiscale, avrebbe costituito una violazione della privacy, e considerato il grave ritardo, al limite della prescrizione, nella riscossione dei presunti crediti, anche il Governo pro tempore prendeva posizione chiedendo all’Istituto di bloccare l’operazione;
tra giugno-luglio 2015, nonostante il consolidato orientamento giurisprudenziale sfavorevole e la richiesta governativa, l’Inps riprendeva l’operazione (« Poseidone2 »), inviando sempre a professionisti già iscritti ai propri albi professionali e alle rispettive casse previdenziali ulteriori avvisi di pagamento di importo variabile (da 2.500/3.000 a 30.000 euro), nonché preavvisi di fermo amministrativo sugli autoveicoli, e irrogando sanzioni pari a quasi il 100 per cento dell’importo richiesto, in tal modo garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità ai suo bilancio ordinario;
tra i destinatari figuravano anche quegli avvocati che, nelle more, avevano ottenuto giudizialmente la cancellazione (operata, ab origine, d’ufficio dall’Inps) dalla gestione separata, nonché quelli che avevano effettuato i versamenti contributivi all’ente previdenziale d’appartenenza.
Sul punto, infatti, si rileva che ciò si è verificato anche prima della legge di riforma professionale n. 247 del 2012 che ha previsto l’esclusività del rapporto con l’ente di previdenza ed assistenza di riferimento, sicché la corresponsione all’Inps dei contributi richiesti per tutto il periodo
precedente l’entrata il 2012 non consentirebbe comunque agli avvocati di continuare nell’eventuale « rapporto previdenziale » essendo questa opzione direttamente preclusa dal legislatore – la legge
imponeva l’iscrizione d’ufficio alla Cassa forense contestualmente alla notizia della iscrizione all’albo professionale e indipendentemente dal pagamento di qualsiasi contributo (si confronti il decreto interministeriale del 28 settembre 1995);
questa condotta, divenuta oggetto anche di denunce-querele presso le procure territorialmente competenti e di esposti collettivi (per danno erariale) presso le Corti dei conti di Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Toscana, Abruzzo, Lazio e Lombardia parrebbe aver trasformato la natura « residuale previdenziale » della gestione separata in una gestione « sanzionatoria » nei confronti di quei professionisti che, attenendosi alle norme stabilite dai propri enti previdenziali privati di categoria, non hanno alcun obbligo di iscrizione alla gestione separata Inps;
la relazione al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 98 del 2011, relativamente all’articolo 18, precisa che « sono soggetti all’iscrizione presso la gestione separata Inps coloro che svolgono attività il cui esercizio non è subordinato all’iscrizione ad appositi albi o elenchi, salva diversa previsione legislativa »;
a giudizio degli interroganti, dunque, l’Inps, seguitando (sia a gennaio 2017, che a gennaio 2018) ad emettere, in violazione dell’articolo 24, comma 3, del decreto legislativo n. 46 del 1999, gli avvisi di addebito ed intimando il pagamento di somme già decretate come non dovute da sentenze, da sospensive o comunque non recuperabili per via di giudizi ancora in corso, sta agendo in modo arbitrario e illegittimo, « abusando » della sua posizione e cagionando, oltre che un danno economico dovuto allo spreco di denaro pubblico impiegato per l’invio delle raccomandate e per sostenere i costi delladifesa in giudizio, anche un danno all’immagine della pubblica amministrazione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione dei professionisti coinvolti nelle operazioni « Poseidone » e « Poseidone 2 »;
quali iniziative, anche di tipo normativo, intenda assumere per impedire le  attuali azioni dell’Inps. (3-00219)
Insomma una storia, forse, ancora tutta da riscrivere questa della gestione separata!