Cultura, società - Intersezioni -  Maria Rosa Pantè - 10/10/2018

Autunno

Nonostante il caldo innaturale, ma a cui dobbiamo abituarci per via dei cambiamenti climatici, l’autunno arriva. Porta castagne e la morte coloratissima delle foglie ed è preludio al riposo, al sonno operoso della terra.

Foglie

Le foglie ormai cadute amano il vento.

Le sento camminare,

correre allegramente:

libere dalle secche dell’asfalto.

Crocchiando, cantano, riarse nell’aria,

l’ultima volta cantano

prima di svanire,

scricchiolano d’allegria:

m’inseguono fin quasi dentro casa.

Castagne

Lievi nel bosco d’autunno

tonfi, gonfi di promesse,

diversi dal frusciare misterioso

d’altri abitanti delle foglie.

Ogni tonfo un dono di miele,

un’ambrosia umana e boschiva.

Schiva, dai ricci, appare l’esistenza

del frutto marrone

come l’autunno, rosso

come le foglie che quasi lo celano

ad occhi impazienti. Paziente,

invece, chi il riccio rispetta.

Delicato lo schiude

pur senza fargli male

e ne leva le castagne:

vicine, vicine.

Tre castagne sorelle, gemelle

s’offrono al palmo di chi sa guardare,

sa soffrire e magari aspettare.

Nessun dono è più buono del frutto

custodito, in autunno, dal riccio.

Nuove coordinate

Sopra la mia testa spinte dal vento

ebbro d’ottobre le foglie si muovono

con fragorosi passi da gigante.

Mentre sto china a cogliere castagne

chissà quanti occhi mi osservano: rami

con gli occhi, ali con gli occhi,

fruscii con gli occhi. Odono le radici

i miei passi, dovunque i ricci tonfano,

piccole serpi scorrono veloci.

Ogni vita mi annusa.

Nel bosco non sono sola. Confusa,

uguale agli altri: anch’io sono bosco!