Deboli, svantaggiati - Persone con disabilità -  Daniele Venturini - 06/03/2020

Autismo e violenza. Una indagine esplorativa in Veneto sul maltrattamento in minori con Disturbi dello Spettro Autistico - Venturini D., Venuti P., Dambone C.

In Italia i minori maltrattati sono 1 su 6 rispetto a quelli in carico ai servizi sociali ed 1 su 100 rispetto ai minori residenti (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza et al., 2015); le femmine sono maggiormente esposte (53%) rispetto ai maschi (47%).
Sono alla portata di tutti le periodiche notizie sensazionalistiche di violenze subite anche da bambini con disabilità tra i quali anche quelli colpiti da autismo, segnale di un fenomeno da indagare oltre alla vicenda giudiziaria conseguente alla denuncia dei fatti.
Alcune ricerche straniere stimano che il 18,5% dei bambini autistici siano vittima di maltrattamento fisico e il 16,6% di abuso sessuale (Mendell Walrath et al., 2005)
Urge infatti la necessità di affrontare il fenomeno della violenza nella disabilità come nell’autismo anche in ottica di prevenzione affinché si possa incidere sugli orientamenti della politica, sulle risorse di investimento, sui modelli di intervento (Gaebler-Spira, Thornton, 2002; Miller, 2003).
L’autismo quale forma di neurodiversità (ASD, Autism Spectrum Disorders) ha una prevalenza in forte aumento, con maggior frequenza nei maschi rispetto alle femmine (SINPIA, 2005; Weintraub, 2011).
Il tasso di abusi stimato nei bambini nello spettro autistico è 2 volte maggiore rispetto ai bambini tipici (Gorczyca et al., 2011).
Il fenomeno tuttavia risulta difficilmente penetrabile in Italia sia in termini di consapevolezza clinica che di penetrazione della ricerca le cui motivazioni rimangono ad oggi ancora sconosciute nonostante il forte interesse mostrato da professionisti sul tema e gli enti coinvolti. Non esiste infatti allo stato attuale nessuna ricerca estensiva nazionale al di là dei numerosi fatti di cronaca ricorrenti nel tempo.
La presente indagine sul maltrattamento dei minori con ASD ha avuto carattere esplorativo.
Non esistono ad oggi ricerche a livello nazionale sulla violenza nell’autismo.
A livello internazionale il fenomeno è rilevato con dati contrastanti: da una parte la letteratura pone in evidenza che i minori disabili siano più esposti a maltrattamento (Sullivan, Knutson, 2000), dall’altra nella specificità dell’autismo mette in rilievo una variabilità di dati che potrebbe in parte essere attribuita sia all’incertezza diagnostica per il profilo di ASD sia la complessità della valutazione del maltrattamento all’interno di tale profilo (Guerriero et al., 2015).
Anche nella presente ricerca esplorativa si sono osservati aspetti idiosincrasici non tanto negli aspetti della formulazione della diagnosi (ASD/maltrattamento) ma nella effettiva disponibilità da parte di Enti ed Istituzioni ad aderire alla ricerca.
Se infatti per un verso si è mostrato un forte interesse per l’argomento già noto ai media, dall’altra si sono osservati (in alcuni enti) atteggiamenti di minimizzazione se non addirittura di “negazione” anche con casistiche in carico al servizio.
L’istituzione giudiziaria (in particolare il Tribunale dei Minorenni di Venezia – Presidente dott.ssa Maria Teresa Rossi) ha invece mostrato fin dall’inizio una significativa disponibilità alla raccolta dei dati, indice che il fenomeno è quindi presente (emergendo attraverso l’epilogo dell’intervento tutelare nel complesso di quella vicenda umana).
Per quanto sopra e quanto qui presentato risulta pertanto sempre più necessario che vi sia una attenta formazione interdisciplinare per tutti i professionisti che si occupano di spettro dell’autismo e disabilità con attenzione alle discipline della psicologia, del diritto, del servizio sociale, dell’educazione, dell’organizzazione, dell’etica e della deontologia professionale.
L’intervento e la valutazione nei minori con ASD oggetto di violenza come auspicato in tutta la letteratura e nelle linee guida del settore deve avvenire in modo precoce.
Sempre più si pone la necessità di una un’attenta e sistematica formazione del personale che interagisce e lavora con questi bambini affinché i sistemi di diagnosi e terapia possano raggiungere elevati gradi di professionalità permettendo di intervenire nel percorso di crescita e sofferenza del bambino, della sua famiglia e del sistema in cui egli è inserito, fino a quello giudiziario (Buccoliero, 2013).
Raccomandabile è quindi la continuità tra gli ambienti di intervento affinché possa essere maggiore la loro efficacia: dall’ambiente naturale della famiglia, a quello del trattamento, a quello educativo-scolastico e ludico.
Anche la consulenza e supervisione agli operatori del settore e ai famigliari deve essere parte integrante dei processi di intervento.


in Autismo e violenza, in Prospettive Sociali e Sanitarie, Anno L, n.1 (2020)