Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 08/11/2019

Attenzione alle note

 Una volta, nemmeno tanto tempo fa a dire il vero, le note sul registro (di carta) erano un bel problema ...per lo studente che le prendeva. Oggi invece le note sul registro (quello informatico) sono sempre un bel problema ...ma per il professore che le mette. Andiamo un pò a chiederlo a Carla (nome di fantasia di una professoressa), che pubblicamente si sfoga come segue per il proprio calvario giudiziario di 13 mesi, vissuto con l'accusa di diffamazione aggravata proprio per aver messo una nota sul registro informatico della classe dove insegnava. “Sono una docente con 30 anni di insegnamento senza demerito alcuno (anzi) quando vengo denunciata per diffamazione aggravata dai genitori di una mia studentessa per averle comminato una nota disciplinare sul registro elettronico in cui definisco il comportamento della ragazza estremamente maleducato. Dopo la denuncia, la giustizia fa il suo corso, ed iniziano i guai per la povera imputata. “Inizia per me un incubo: dimagrisco, perdo capelli, perdo il sonno, finisco in ospedale per sospetto attacco cardiaco ...era poi solo un attacco di panico per fortuna, ma la mia vita ne viene completamente stravolta.” Ma perché mai, ci domandiamo noi, giuridicamente, la pubblicazione di un giudizio negativo sul registro informatico di classe può configurare il reato di diffamazione aggravata? Perché innanzi tutto il registro elettronico è considerato, anche dalla Cassazione, un “atto pubblico” (poco importa se l’accesso allo stesso sia protetta da password), e perché, a norma del comma 3 dell’art. 595 c.p. vi è l’aggravante “se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico (il registro di classe per l'appunto)”. In ogni caso comunque, codici e codicilli a parte, la vicenda ha un “lieto fine” per Carla, poichè l’incubo finisce 13 mesi dopo con archiviazione del caso ad opera di un magistrato che non solo ritiene infondata la notizia di reato, ma che considera la di lei condotta “estrinsecazione dei doveri di insegnante - educatrice”. “Episodi come questo – commenta la vicenda Lodolo D’Oria, uno dei massimi esperti italiani del cosiddetto “burnout”, ovvero della sindrome di esaurimento emotivo tipica di quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate, come ad esempio quella degli insegnanti  – sono in costante aumento anche se le cronache non sempre li riportano. Arroganza e prepotenza possono infatti manifestarsi con la violenza fisica o attraverso le carte bollate a seconda del livello culturale e della disponibilità economica dell’utenza. Le conseguenze per il povero docente sono evidenti e spaziano dall’ansia alla depressione con tutto un corredo sintomatologico tempestato da gravi somatizzazioni”. Questa storia diversamente logica una morale comunque ce la lascia, ed è quella che il cancelliere di ferro Otto von Bismarck ebbe a condensare in una delle tante sue celebri frasi: “uno Stato moderno può funzionare con pessime leggi ed ottimi giudici, ma non il contrario”.