Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Michela Labriola - 30/11/2018

Appunti di viaggio - Palestina ottobre 2018

Ad Hebron ci arriviamo in macchina, partendo da Gerusalemme, attraversando le colline su cui sono costruite le colonie israeliane, insediamenti su terre spodestate ai palestinesi. Ci entriamo dalla parte più pericolosa, poi scopriremo essere chiamata "no man land" perché non vigono né le norme israeliane né quelle palestinesi. Ci affianca una macchina ci chiede se siamo ebrei, uno di noi conosce l'arabo e risponde che siamo cristiani. Qualcuno indossa in fretta la kefiah che abbiamo comprato e scherziamo. Giriamo con targa israeliana e questo ci preoccupa un po'. Dopo qualche metro, l'auto dei palestinesi ci propone di farci strada per arrivare alla tomba dei patriarchi. Un po' prima di giungere ci consigliano di chiudere i finestrini perché sono stati sparati dei lacrimogeni. Giriamo l'angolo e troviamo un posto di blocco di soldati israeliani, i palestinesi ci lasciano e si allontanano. Ci sfiliamo in fretta le kefiah dal collo. I soldati israeliani sono armati di mitra, tutti ragazzi giovanissimi, donne e uomini. Con disappunto affermano che lì non dovremmo essere perché molto pericoloso. Lì parliamo in inglese, siamo solo pochi metri dalle case palestinesi, ma è un'altra lingua che dobbiamo usare. Ci chiedono i passaporti e dobbiamo attendere prima che ci consentano di prendere la strada che porta alla città vecchia. Poi la sbarra si apre e ci avviamo. Inizia a fare buio. Lasciamo la macchina, lungo la strada vediamo molti soldati che presidiano una casa palestinese, capiamo che è una evacuazione militare. Ora siamo tristi. La sinagoga si può visitare ma per la moschea è troppo tardi. Uomini ebrei che pregano, sono contriti, sofferenti sui legii, tutti rigorosamente in abiti ebraici, kippah, molti ragazzini adolescenti. Sempre sbarre e militari. Entriamo nella città vecchia è buio. L'impressione è spettrale, dedali di strade che un tempo dovevano essere vivaci e colorate, ora sono piene di botteghe vuote, se alzi lo sguardo al cielo vedi reti metalliche ed è perché le case sulle botteghe sono state sequestrate dagli israeliani e questi, a sfregio, buttano sulla strada pietre ed immondizia. Adesso, i nostri passi sono l'unico rumore, ma ad un tratto vediamo correre una squadra di diversi soldati che si infila in una stradina, siamo spaventati, la guida che è con noi ci dice che forse inseguono solo un ragazzino palestinese e che agli stranieri non torcono un capello. Il nostro cuore è ancora più pesante. Torniamo in macchina e ci incamminiamo verso Ramallah