Pubblica amministrazione - Generalità, varie -  Redazione P&D - 08/08/2019

Ancora sul fondo incentivante ex art. 113 d lgs 18 aprile 2016 n. 50. Deliberazione Corte dei conti sezione controllo Piemonte, 135/2018/SRCPIE/PAR in data 11 dicembre 2018 – G.G.

Torna di interesse l’assetto normativo  e dottrinale sulla materia in oggetto contenente in sé aspetti connessi essenzialmente non solo con il buon andamento degli uffici pubblici ma anche con la necessità, legislativamente ammessa, di concorrere ad una concreta valorizzazione delle professionalità all’interno delle pubbliche amministrazione.
Si trae spunto dalla deliberazione in oggetto che ha ricordato  “Sul punto, la Sezione, in accordo con l’indirizzo espresso dalla Corte di Cassazione (ex multis, Cass., Sez. Lav., sent. n. 13384 del 19.7.2004), secondo cui il diritto all’incentivo costituisce “un vero e proprio diritto soggettivo di natura retributiva che inerisce al rapporto di lavoro in corso, nel cui ambito va individuato l’obbligo per l’Amministrazione di adempiere, a prescindere dalle condizioni e dai presupposti per rendere concreta l’erogazione del compenso”, è dell’avviso che dal compimento dell’attività nasca il diritto al compenso, intangibile dalle disposizioni riduttive che non hanno alcuna efficacia retroattiva”.

Inoltre e sempre ricorrendo ai contenuti nel testo della delibera analizzata “secondo la giurisprudenza contabile, (v., ex multis, Sez. Controllo Lombardia, delib. nn. 305/2017 e 93/2018), posto che “la disciplina sugli incentivi tecnici prevista dal citato art. 113, comma 2, del nuovo codice dei contratti pubblici si applica alle procedure bandite successivamente all’entrata in vigore dello stesso, come fatto palese dall’art. 216, comma 1, l’adozione del regolamento di cui al successivo comma 3 rimane una condizione essenziale ai fini del legittimo riparto tra gli aventi diritto delle risorse accantonate sul fondo. Ciò, evidentemente, perché esso è destinato ad individuare le modalità ed i criteri della ripartizione, oltre alla percentuale, che comunque non può superare il tetto massimo fissato dalla legge” (Sezione regionale di controllo per il Veneto, deliberazione n. 353/2016/PAR).”.
“la legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), con il comma 526 dell’articolo 1, ha aggiunto all’articolo 113 del d.lgs. n. 75 del 2016, il comma 5-bis, il cui testo è il seguente: “Gli incentivi di cui al presente articolo fanno capo al medesimo capitolo di spesa previsto per i singoli lavori, servizi e forniture”. In tal modo il legislatore è intervenuto sulla questione della rilevanza degli incentivi tecnici ai fini del rispetto del tetto di spesa per il trattamento accessorio, escludendoli dal computo rilevante ai fini dall'articolo 23, comma 2, d.l.gs n. 75 del 2017 (vale a dire, che “..l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2016.”). “
Dunque “Il legislatore ha voluto, pertanto, chiarire come gli incentivi non confluiscono nel capitolo di spesa relativo al trattamento accessorio ma fanno capo al capitolo di spesa dell’appalto.”
Rileva inoltre e nel susseguirsi dei chiarimenti resti dalla normativa della legge 205/2017, che ““…Proprio alla luce dei suesposti orientamenti, va considerato che, sul piano logico, l’ultimo intervento normativo, pur mancando delle caratteristiche proprie delle norme di interpretazione autentica (tra cui la retroattività), non può che trovare la propria ratio nell’intento di dirimere definitivamente la questione della sottoposizione ai limiti relativi alla spesa di personale delle erogazioni a titolo di incentivi tecnici proprio in quanto vengono prescritte allocazioni contabili che possono apparire non compatibili con la natura delle spese da sostenere. La ratio legis è quella di stabilire una diretta corrispondenza tra incentivo ed attività compensate in termini di prestazioni sinallagmatiche, nell’ambito dello svolgimento di attività tecniche e amministrative analiticamente indicate e rivolte alla realizzazione di specifiche procedure. L’avere correlato normativamente la provvista delle risorse ad ogni singola opera con riferimento all’importo a base di gara commisurato al costo preventivato dell’opera, àncora la contabilizzazione di tali risorse ad un modello predeterminato per la loro allocazione e determinazione, al di fuori dei capitoli destinati a spesa di personale. Sulla questione è anche rilevante considerare che la norma contiene un sistema di vincoli compiuto per l’erogazione degli incentivi che, infatti, sono soggetti a due limiti finanziari che ne impediscono l’incontrollata espansione: uno di carattere generale (il tetto massimo al 2% dell’importo posto a base di gara) e l’altro di carattere individuale (il tetto annuo al 50% del trattamento economico complessivo per gli incentivi spettante al singolo dipendente).Oltre alla esplicita afferenza della spesa per gli incentivi tecnici al medesimo capitolo di spesa previsto per i singoli lavori, servizi e forniture è da rilevare che tali compensi non sono rivolti indiscriminatamente al personale dell’ente, ma mirati a coloro che svolgono particolari funzioni (“tecniche”) nell’ambito di specifici procedimenti e ai loro collaboratori (in senso conforme: SRC Lombardia n. 333/PAR/2016).”
Rileva anche che “ per l’erogazione degli incentivi l’ente deve munirsi di un apposito regolamento, essendo questa la condizione essenziale ai fini del legittimo riparto tra gli aventi diritto delle risorse accantonate sul fondo (in termini: SRC Veneto n. 353/2016/PAR) e la sede idonea per circoscrivere dettagliatamente le condizioni alle quali gli incentivi possono essere erogate.”
Per maggiori dettagli si rimanda ad una analisi della allegata delibera.