Varie - Varie -  Emanuela Foligno - 03/11/2018

Anch'io sono un animale

ANCH’IO SONO UN ANIMALE

 

Lungi da me l’idea di obiettare a quanto scritto dal Prof. Cendom in ICH BIN EIN ANIMALER.

E’ impossibile replicare a un Giurista, un uomo, che quando scrive t’incanta.

Questa è una riflessione a latere. Viscerale.

L’adattamento dei beni rilevanti, e quindi risarcibili, ai soli beni costituzionalmente protetti è riduttiva.

Come giustamente osservato, ci sono materie “guarnite” di clausole generali che hanno consentito, e consentono, alla giurisprudenza e ai giuristi di entrare nell’ordito per plasmarlo, per conformarlo alle realtà fenomeniche che sono profondamente mutate dall’entrata in vigore del codice civile.

La tutela della persona dal punto di vista risarcitorio è cambiata dalla tragedia di Superga che ha indotto i nostri interpreti delle leggi a “ragionare” sul risarcimento del danno.

Del resto, la circostanza che la responsabilità civile -e il conseguente risarcimento del danno – sia l’argomento che negli ultimi vent’anni più si sia trasformato denota l’importanza della materia.

Il soggetto che deve essere tutelato è l’uomo, ma non l’uomo inteso come un’entità a sé, bensì come un soggetto “portatore sano” di tutta una serie di interessi relazionali che debbono essere egualmente tutelati.

Dalla nascita indesiderata, al diritto a nascere sani, alla tutela della sfera sessuale, alla tutela degli aspetti dinamico-relazionali della persona.

In tutta questa sovrabbondanza evolutiva creata dagli interpreti delle leggi manca però un pezzetto.

Manca l’aspetto dinamico-relazionale uomo-animale.

Questa carenza di sensibilità giurisprudenziale, ed anche legislativa, depriva di tutela l’uomo i cui animali subiscono una qualsivoglia ingiustizia.

“Un diritto che calpesta la sensibilità della gente, non è un buon diritto”. Sacrosanto.

Un diritto che non riflette (e non tutela) sull’importanza del rapporto uomo-animale è monco.

Deve essere riconosciuto quel rapporto di affectio che nasce ed esiste tra l’uomo e il suo animale.

Deve essere tutelato giuridicamente l’animale che aspetta a casa il rientro, che riempie di amore e che salta in braccio quando il padrone è triste o piange.

Deve essere tutelato l’animale che in caso di assenza o lontananza è in grado di suscitare la sensazione della mancanza, l’animale che è in grado di condurre un cieco, o di salvare una persona dall’annegamento, o di riempire la vita di una persona anziana o sola, o di un bambino autistico o down.

Deve essere tutelato giuridicamente questo legame non tanto perché agli animali siano state scientificamente riconosciute qualità terapeutiche nei confronti degli umani, ma perché è una relazione talmente significativa che incide sugli aspetti “esistenziali” della persona.

E’ una sensibilità, è un modus vivendi, che al momento possiede la sola “tutela” della custodia da parte del detentore proprietario.