Pubblica amministrazione - Pubblico impiego -  Redazione P&D - 12/08/2019

Allocazione e determinazione del fondo incentivi art. 113 d lgs 18 1prile 2016 n. 50 , al di fuori dei capitoli destinati a spesa di personale.- G.G.

Delibera Corte dei conti sezione controllo Marche  n. 30, 14 maggio 2019.

Si ritorna sull’argomento in oggetto per rievidenziare come la stessa ermeneutica giuscontabile abbia alla fine riconosciuto che (letteralmente dal testo della delibera) “l’avere correlato normativamente la provvista delle risorse ad ogni singola opera con riferimento all’importo a base di gara commisurato al costo preventivato dell’opera, àncora la contabilizzazione di tali risorse ad un modello predeterminato per la loro allocazione e determinazione, al di fuori dei capitoli destinati a spesa di personale”.
Sulla questione la sezione Marche  riporta (letteralmente dal testo della delibera stessa) che “Sulla questione se detti incentivi fossero da ricomprendere nel vincolo dei trattamenti accessori di cui all’art. 1, comma 236 della L. n. 208/2015, sostituito dall’art. 23, comma 2^, del d.lgs. n. 75/2017 – come correttamente non ha mancato di rammentare l’Amministrazione richiedente il parere - si è espressa la Sezione delle Autonomie con deliberazione n. 6/2018, la quale ha espresso la massima che “gli incentivi disciplinati dall’art. 113 del d.lgs. n. 50/2016, nel testo modificato dall’art. 1, comma 526 della L. n. 205/2017, erogati su risorse finanziarie individuate ex lege facenti capo agli stessi capitoli sui quali gravano gli oneri per i singoli lavori, servizi e forniture, non sono soggetti al vincolo posto al complessivo trattamento economico accessorio dei dipendenti degli enti pubblici dall’art. 23, comma 2^, del d.lgs. n. 75 del 2017”. In altri termini è stato così superato il dubbio sulla natura di tali incentivi, che non sono più sottoposti al vincolo del trattamento accessorio che, invece, ha la sua fonte nei contratti collettivi nazionali di comparto. Tanto dalla data dell’entrata in vigore della legge di bilancio 2018 (1° gennaio 2018).”
La problematica interpretativa potrebbe così stagliarsi per quanto riguarda le annualità dal 2016 al 2017, ovvero dal momento dell’entrata in vigore  del d lgs 50/2016 al tempo dell’entrata in vigore della legge di stabilità per il 2018.
Su questo punto la sezione Marche riferisce delle diverse pronunce interpretative di varie sezioni della Corte dei conti ed alla fine (come si legge nel testo della delibera 30/2019) “Tali pronunce hanno infatti valorizzato la citata deliberazione della Sezione delle Autonomie n. 6/2018, la quale ha espressamente riconosciuto la portata innovativa e non interpretativa del più volte citato art. 5 bis, per cui detta norma, per il principio tempus regit actum, non può che avere effetto dalla data della sua entrata in vigore.”
In pratica “…, fino all’entrata in vigore di tale novella normativa” (la legge di stabilità per il 2018),” resterebbe fermo il principio ………………. secondo cui detti incentivi tecnici sono da includere nel tetto dei trattamenti accessori di cui all’art. 1, comma 236, della L. n. 208/2015 (e successive modificazioni ed integrazioni introdotte dall’art. 23 del d. lgs. n. 75 del 2017)”.
A questo punto la sezione Marche evidenzia un contrasto interpretativo in relazione al fatto che (letteralmente dedotto dal testo deliberativo) “non è messo in discussione l’effetto innovativo e non retroattivo (interpretativo) del più volte citato art. 5 bis, giacché l’effetto del cumulo degli incentivi tecnici col trattamento accessorio del personale non si è consumato nell’anno 2017 (con l’accertamento del diritto alla corresponsione delle relative erogazioni ed il relativo impegno di spesa) ma è destinato ad essere considerato (e quindi escluso) in epoca successiva all’entrata in vigore della novella normativa.”.

Riporta e sostiene la Corte sezione Marche che “In tal senso sembrano orientate le considerazioni svolte da Sezione Umbria con parere n. 14/2018, laddove si rileva che sia il comma 1^ che il comma 2^ dell’art. 113 citato già disponevano che tutte le spese afferenti agli appalti di lavori, servizi e forniture debbano trovare imputazione negli stanziamenti previsti per i predetti appalti. Il comma 5 bis rafforza tale intendimento ed individua come determinante ai fini dell’esclusione degli incentivi tecnici dai tetti di spesa sopra citati l’imputazione delle relative spese sul capitolo di spesa previsto per l’appalto. Peraltro la conclusione che siffatti incentivi tecnici non confluiscano nel vincolo posto al trattamento accessorio complessivo del personale era pure sostenuta da una cospicua giurisprudenza di questa Corte anche prima dell’avvento del citato art. 5 bis, nel rilievo (che si riscontra anche nella deliberazione della Sezione autonomie n. 6/2018) che essi sono estremamente variabili nel corso del tempo e quindi difficilmente assoggettabili a limiti di finanza pubblica a carattere generale, che hanno come parametro di riferimento un predeterminato anno base (art. 23, comma 2^, del d.lgs. n. 75 del 2017). Il riferimento, infatti, ad un esercizio precedente diviene, in modo del tutto casuale, favorevole o penalizzante per i dipendenti dei vari enti pubblici.”.
Dato in ogni caso il contrasto di interpretazioni sullo specifico argomento la suddetta sezione sospendeva il procedimento volto ad ottenere il consulto, rimettendone ad una successiva istruttoria sulla questione così identificabile “se gli incentivi tecnici previsti dall’art. 113, comma 2^ del d.lgs. n. 50/2016, così come integrato dal comma 5 bis dello stesso d.lgs., maturati nel periodo temporale che decorre dall’entrata in vigore dello stesso d.lgs., fino al giorno anteriore all’entrata in vigore del citato comma 5 bis (1° gennaio 2018) vadano inclusi nel tetto dei trattamenti accessori di cui all’art. 1, comma 236, della L. n. 208/2015, successivamente sostituito dall’art. 23 del d. lgs. n. 75 del 2017, nel caso la provvista dei predetti incentivi sia già stata predeterminata nei quadri economici dei singoli appalti, servizi o forniture”.”