Famiglia, relazioni affettive - Separazione, divorzio -  Redazione P&D - 11/02/2020

Alienazione parentale - Corte di Appello Venezia Sez. III, 16 dicembre 2019 - Daniela Infantino

Il caso deciso dalla Corte di Appello di Venezia, inedito, precede di poco quello deciso dalla Corte capitolina, Sez. Minori di data 3 gennaio 2020 numero 2, in materia di alienazione genitoriale, ma con esito diametralmente opposto.

La separazione non riguarda solo gli aspetti giuridici, ma rappresenta un cambiamento e un momento di difficoltà per tutti i componenti del nucleo familiare, in particolare per i figli, soprattutto quelli di minore età.

L’ideale sarebbe che i genitori fossero in grado di ristabilire l’equilibrio, invece non è quasi mai così.

Come nel caso in oggetto: la decisione a cui giunge la Corte lagunare compromette in modo evidente il diritto alla bigenitorialità della minore.

Si passa da una prima richiesta di affidamento condiviso “tradizionale” (w.e. alternati, un giorno infrasettimanale alternato, assegno perequativo) secondo cui la figura di riferimento e genitore collocataria fosse la madre, attraverso la quale si veniva a costituire un assetto di futura bigenitorialità, per poi giungere ad una previsione di visite protette della madre verso la minore per il primo periodo di 6 mesi e con l’ausilio dei servizi sociali e successivamente secondo un calendario ma con esclusione del pernottamento, con conseguente affido “super esclusivo” della minore a favore del padre con collocamento della stessa presso il padre. (In contrasto con quanto suggerisce ormai costante giurisprudenza, secondo le indicazioni che provengono dalla Corte EDU, in ossequio all’art. 8 CEDU). 

Ruolo fondamentale nella decisione hanno avuto gli esiti delle CTU dalle quali è emerso che dalle condotte della madre vi era il rischio di alienazione della minore rispetto al padre, evidenziando un comportamento della madre finalizzato a denigrare e disapprovare il padre.

La madre della minore è stata sì ostacolante, quanto meno nei primi anni di vita, alla frequentazione del padre/figlia, ma per motivi causati da un vissuto pregresso, strettamente legato al comportamento del padre “negazionista” nei confronti della minore stessa, finalizzato ad auto-escludersi dalla vita della figlia, ma nonostante ciò, è bene sottolineare che i rapporti tra la figlia e il padre non si erano mai interrotti, permanendo ottimo il rapporto madre-figlia.

Di certo così non sono stati presi in considerazione i bisogni della minore. I figli hanno bisogno di essere accompagnati da entrambi i genitori nella crescita. Genitori ai quali spetta la condivisione delle scelte che li riguardano, il sostegno nelle difficoltà, permettendo loro di esprimere i propri sentimenti, spesso di rabbia e frustrazione, concedendo il tempo di elaborare il “lutto”, rispettando i loro tempi.

L’interesse della minore è di vivere in un ambiente sereno ed adeguato al suo sviluppo, di coltivare ogni possibilità per meglio costruirsi il suo futuro. Potendo contare su un seppur minimo dialogo tra i propri genitori, di rispetto reciproco, di complicità nell’interesse della minore stessa.

Lo afferma chiaramente anche l’articolo 24 della Carta di Nizza: “i bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità. In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente. Ogni bambino ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse”.

La sentenza in oggetto merita di certo un approfondimento in quanto tocca temi di scottante attualità. Per un primo approfondimento si rimanda a Marcello Adriano Mazzola, su questo sito, “Un caso da manuale di alienazione genitoriale, divenuto un caso mediatico”.