Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Elisa Bucci - 31/01/2019

Alcune precisazione in merito a Repubblica di Platone

La riflessione di Platone scatta dalla domanda su cosa sia la giustizia e quando un comportamento può dirsi giusto/ingiusto.
La domanda si diparte dall'anima, ma essendo essa uno spazio troppo piccolo e troppo riservato da poter essere studiato è bene e utile spostarsi su un teatro simile, ma più ampio, la città. (isomorfismo)

La città giusta è qualla in cui i tre "ceti sociali" – governanti, guardiani e produttori- si occupano ognuno delle proprie cose (principio di competenza) e sono in equilibrio tra loro: i governanti sono i re filosofi detentori del potere e anche del sommo sapere che è dato dalla filosofia che ha come fine il bene; i guardiani sono coloro che difendono la città e i cittadini, sono dotati di coraggio e determinazione; tutti gli altri sono produttori e contribuiscono al progresso della città e sono dotati di moderazione.
I ceti sono aperti in maniera tale che si possa passare dall'uno all'altro una vola acquisitene le caratteristiche; i guardiani e i produttori soggiacciono volontariamente al potere dei filosofi in vista del bene, fine ultimo dell'uomo.

Allo stesso modo l'anima, che primo fra tutti Platone vede come spazio conflittuale, può dirsi giusta (e giusto è l'uomo) quando le sue componenti sono in equilibrio tra loro. L'anima si compone di una parte razionale (intelletto) e due parti irrazionali, quella irascibile presiede al coraggio e alla capacità di prendere decsioni, quella concupiscibile presiede al piacere. La prima guida e, alleata della seconda, contiene la terza (l'auriga guida il cavallo nero ed il cavallo bianco).

Interessante in Platone è tale isomorfismo che egli ritiene esistente a priori e la coseguente influenza reciproca tra società e anima: l'uomo per essere giusto necessita di una società giusta, ma una società giusta può solo formarsi se le persone che lo popolano vivono conformemente a giustizia.