Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Maria Rosa Pantè - 08/11/2018

Alberi

Mal tempo. Un giudizio che diamo noi umani al tempo, sempre più opinabile ora che noi umani lo stiamo rapidamente modificando, il tempo. Mala umanità forse sarebbe più reale. Eppure il bosco ci accoglie, ancora ci accoglie. In queste due poesie sugli alberi, c’è quasi un climax, un crescendo: nel bosco non sono mai sola, perché io, nel bosco, sono un albero.
Chiediamo perdono alle piante e agli animali, per le quotidiane stragi, per l’abisso in cui con noi li stiamo trascinando.

I

Nel bosco già riconosco il fruscio
delle serpi, tra il fogliame d’autunno.
Già so il volo radente degli uccelli
quanto rumorosi! E il vento che corre
fra le foglie mi fa fremere il cuore.
Non è affatto silenziosa la foglia
che plana dal ramo e cade al mio fianco.
Così nel bosco non sono mai sola.

II

Piove d’autunno e io non mi curo
degli alberi del mio giardino, scorre
l’acqua su di loro, ma io non penso “ecco
gli alberi si bagnano”. I gatti corrono
in casa loro sì fradici, gli alberi
invece stanno alla pioggia e io penso
“ecco gli alberi bevono”.
Non mi curo della pioggia e degli alberi
apro l’ombrello e presto asciugo i gatti.
Non mi curo della pioggia sugli alberi:
le gocce sulle foglie,
sui rami, fin nelle radici io bevo.
Ormai scrivo poesie per sconfinarmi,
chiudere l’ombrello e stare alla pioggia
come la rosa, il cavolo,
e il rovere svettante.