Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 30/12/2019

Affidamenti servizi sociali: il Consiglio di Stato “censura” l’ANAC – Cons. St. 03235/19

L’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nei mesi scorsi ha posto in consultazione le linee guida sugli affidamenti dei servizi sociali, quale evoluzione interpretativa rispetto alle precedenti linee guida pubblicate nel 2016, antecedenti all’approvazione del Codice del terzo settore. Proprio in ragione della mutata cornice normativa l’ANAC ha ritenuto di intervenire proponendosi di introdurre di maggiore flessibilità nei rapporti tra P.A. ed enti del terzo settore, in questo anche discostandosi dal parere del Consiglio di Stato, comm. spec. 20 agosto 2018, n. 2052. Come è noto, il parere in oggetto aveva pesantemente criticato l’impianto della riforma delle organizzazioni non profit proprio nella parte in cui dispone in ordine ai diversi modelli di partnership tra gli enti locali e le associazioni (rectius: convenzioni ex art. 56).

Lo stesso Consiglio di Stato, richiesto di pronunciarsi sulle nuove indicazioni in materia di affidamenti di servizi sociali elaborate dall’ANAC, con parere della sezione consultiva n. 03235 del 27 dicembre 2019, ha sostanzialmente rispedito al mittente le linee guida così motivando:

-) il decreto c.d. “sblocca cantieri” ribadisce che il potere di ANAC di adottare linee guida vincolanti è limitato alle sole ipotesi in cui le norme del d. lgs. n 50/2016 (Codice dei contratti pubblici) operino un espresso rinvio al potere integrativo ovvero attuativo dell’Autorità;

-) il residuo potere dell’Autorità nazionale anticorruzione di suggerire soluzioni interpretative ovvero prassi applicative attraverso gli strumenti di regolazione flessibile non muniti di efficacia obbligatoria previsti deve ritenersi ammessa esclusivamente con riferimento alle disposizioni che disciplinano le procedure di affidamento dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, con esclusione di tutte le materie che esulano dal perimetro ora indicato, per le quali l’ANAC non ha il potere di adottare linee guida, nemmeno di tipo non vincolante;

-) quanto prospettato nelle linee guida in oggetto in materia di concessioni di servizi sociali (par. 1.6.), nelle quali l’ANAC propone di applicare alle medesime concessioni quanto stabilito nell’art. 164 del Codice dei contratti pubblici, non può essere accettato in quanto “si pone in contrasto con il divieto di introduzione o di mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi (c.d. gold plating), che esclude l’applicabilità di una disciplina aggravata introdotta attraverso le linee guida”.

Il parere del Consiglio di Stato, sebbene molto incentrato sull’intervento di ANAC in termini di legittimazione genetica dei propri poteri, modificatisi alla luce dell’evoluzione del quadro normativo in tema di contratti pubblici, è degno di nota poiché sembra – ancorché in via indiretta, in parte contraddicendo quanto statuito nel 2018 – confermare il valore autonomo e originario della disciplina contenuta nel Codice del terzo settore rispetto al Codice degli appalti. Non solo: il parere in oggetto permette agli enti locali di elaborare, nell’ambito delle proprie prerogative e discrezionalità amministrativa quegli atti amministrativi (vedi per tutti il regolamento comunale sugli affidamenti dei servizi di cui all’art. 5 CTS) ritenuti opportuni e/o necessari a disciplinare in modo organico, coerente e adeguato i rapporti di collaborazione con le organizzazioni del terzo settore.