Amministrazione di sostegno - Amministratore, poteri, doveri -  Redazione P&D - 13/06/2018

Ads ed inserimento del beneficiario in casa di riposo - Tribunale di Vercelli, Decreto del 28.3.2018

Misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia – necessità di inserimento del soggetto debole in luogo di cura nonostante il dissenso – necessità della interdizione – non sussiste – possibilità di deferire tale potere nell’ambito della amministrazione di sostegno – sussiste – presupposti.
Dal punto di vista giuridico, l’inserimento del beneficiario in casa di ricovero è operazione sicuramente lecita e ammissibile nell’ambito della amministrazione di sostegno, e ciò anche indipendentemente dal dissenso del beneficiario, ove pretestuoso; infatti, l’art. 358 c.c. - norma che dispone che il minore in tutela (dunque l’interdetto) non può abbandonare l’istituto cui è stato destinato senza il permesso del tutore – disciplina una limitazione, o comunque un effetto, della interdizione, ed è dunque estensibile al beneficiario di ADS ex art. 411, u.c., c.c., non essendovi ragioni letterali per ritenere il contrario. Né ciò comporterebbe la necessità di aggravamento della misura di ADS, con conversione della stessa in tutela: da un lato, per la considerazione tecnica appena illustrata; dall’altro, per le deleterie conseguenze sulle tempistiche processuali, specie nell’ipotesi in cui la richiesta di ricovero pervenga allorquando la misura di ADS sia già aperta; in tal caso, infatti, il provvedimento del Giudice tutelare, nell’ambito della ADS, può essere adottato ad horas, laddove lo switch procedimentale verso la misura di tutela dovrebbe necessariamente seguire la trafila di cui all’art. 413, u.c., c.c., con trasmissione degli atti al Pubblico Ministero e successiva instaurazione della procedura di interdizione. In ultimo, il consenso del beneficiario, tanto alla misura di amministrazione di sostegno, quanto al compimento degli atti ad essa relativi, non costituisce condizione indefettibile; non si capirebbe altrimenti il senso dell’art. 410 c.c., che tale dissenso disciplina, prevedendo per l’appunto il ricorso al GT; non si comprenderebbe il dictum di Cass. Sez. I, nr. 22602/2017 (punto 18.6) nella parte in cui afferma che, al ricorrere dei presupposti, e perdurante il rifiuto del beneficiando, “la scelta della nomina dell'amministratore di sostegno s'impone laddove la riluttanza della persona fragile si fondi su un senso di orgoglio ingiustificato”; non si capirebbe infine, e paradossalmente, lo stesso istituto della ADS, che rimarrebbe di fatto svuotato e privo di significato, se l’ADS dovesse acriticamente seguire ogni volontà della persona beneficiaria (anche laddove essa costituisca palese estrinsecazione della patologia).