Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno -  Rita Rossi - 13/04/2018

Ads e consenso sanitario: prima applicazione della legge n. 219/17 - G.T. Modena, 23.03.2018

Ads e consenso informato: è del Giudice Tutelare di Modena uno dei primi provvedimenti di applicazione della legge sul consenso informato n. 219/2017 in materia di amministrazione di sostegno. 

L'occasione è data dal caso di una giovane donna in stato di coma per emorragia da aneurisma, conseguentemente ridotta in stato di incoscienza e di totale impossibilità di provvedere ai propri interessi. 

Il Giudice modenese individua nel padre la persona più idonea all'incarico vicariale, affidandogli, oltre ai compiti relativi alla gestione patrimoniale, anche le funzioni concernenti la gestione del consenso (ovvero, rifiuto) informato.

Riguardo ai compiti di gestione del consenso sanitario, il Giudice richiama l'art. 3, 4° comma, della nuova legge, il quale prevede che nel caso in cui all'amministratore di sostegno siano attribuiti compiti di assistenza necessaria o di rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, il consenso informato è espresso o rifiutato anche dall'amministratore di sostegno ovvero solo da quest'ultimo, "tenendo conto della volontà del beneficiario, in relazione al suo grado di capacità di intendere e volere". 

Il G.T. osserva che la nuova legge ha validato e giuridificato gli orientamenti in precedenza emersi nella giurisprudenza, "così eliminando ogni residua incertezza".

La "residua incertezza" viene riferita dal Giudice all'oscillazione mostrata dalla giurisprudenza di merito riguardo alla possibilità di attribuire all'ads poteri di rappresentanza esclusiva nella prestazione (o rifiuto) del consenso sanitario. 

Invero, come rammenta il Giudice emiliano, era comunque prevalente l'orientamento inaugurato dal Tribunale di Modena nel 2004, in base al quale all'ads potevano essere attribuiti poteri di rappresentanza in materia sanitaria quando l'interessato non fosse in grado di esprimere consenso consapevole.

Vale forse la pena di aggiungere che in effetti, pur nella indiscutibile prevalenza dell'orientamento favorevole all'attribuzione dei suddetti poteri all'ads, non erano purtroppo mancate, anche ai giorni nostri, decisioni di segno contrario.

Così, Trib. Savona (v. sentenze nn. 110 del 30.01.2018; 26 del 15.01.2018; 794 del 20.6.16; 801 del 21.06.16; 865 del 4.07.16; 904 del 12.07.16; 1216 del 18.10.2016 e numerose altre), applicando in modo distorto i principi affermati dalla Cassazione in materia di discrimen tra interdizione e Ads, ha pronunciato l'interdizione di una donna ritenendo che soltanto il tutore potesse sostituirsi all'interessata nella gestione del consenso sanitario. Altro esempio negativo in Trib. Parma, 10.06.2016, n. 775. 

Altre decisioni, pur esplicite in senso favorevole per ciò che riguardava la prestazione del consenso informato, tacevano invece in merito alla possibilità di negazione del consenso da parte dell'Ads. Un esempio in tal senso si trova in Trib. Treviso, n. 396 del 16.02.16; Trib. Verona, n. 2934 del 10.11.2016 (per citarne alcune). 

Il recente intervento del Legislatore ha dunque messo ordine, con ben immaginabie sconcerto di quella giurisprudenza (v. sopra) che ha continuato fin qui ad interdire le persone fragili perchè convinta in modo erroneo, anacronistico, e contrario ai valori della Costituzione e delle fonti sovranazionali, che le persone fragili si curano con interventi di stampo paternalistico, prescindendo totalmente dala loro volontà.