Amministrazione di sostegno - Finalità della legge, destinatari -  Elisabetta Costa - 13/09/2017

Ads batte interdizione 1-0 - Trib. Vercelli 28 dicembre 2016

Amministrazione di sostegno anziché interdizione – il principio della perpetuatio jurisdictionis non vale nella volontaria giurisdizione – Ads sempre maggiormente protettiva rispetto a interdizione – vantaggi processuali ed economici dell’ads – flessibilità e agilità procedurale dell’ads.  

La misura di amministrazione di sostegno […] è sempre […] maggiormente protettiva del soggetto bisognoso, e ciò non per sterili ragioni etiche o filosofiche, ma in forza di una meditata analisi degli istituti di diritto positivo del nostro Ordinamento.

Esulta Paolo Cendon - redattore nel 1987 del testo di legge sull’amministrazione di sostegno approvato nel 2003 e divenuto la legge n.6 del 9 gennaio 2004 - dall’altro estremo del nord Italia, da Trieste, per l’ordinanza del giudice tutelare di Vercelli, Dott. Carlo Bianconi, noto per la sua capacità di tradurre in ordinanze, e quindi in azioni, le norme sull’amministrazione di sostegno. Il sogno di Paolo Cendon è l’abrogazione dell’interdizione e, con questa ordinanza, direi che ci siamo.
Con questo provvedimento il GT di Vercelli annulla una sentenza del Tribunale per i minorenni di Torino che, in base all’art. 416 c.c., interdizione nell’ultimo anno di minore di età, aveva disposto l’interdizione di un ragazzo portatore della diagnosi “ritardo mentale profondo F73”. Sotto il profilo processuale, l’ordinanza nota che il deposito del ricorso per interdizione, da parte del pubblico ministero, è avvenuto quattordici giorni prima il compimento, da parte dell’interdicendo, del diciottesimo anno. Sulla base dei principi del processo ordinario di cognizione, la relativa sentenza d’interdizione esplicherebbe la sua efficacia. Senonché, osserva il GT,

In assenza di univoci precedenti sul punto, e sottolineato come tutti i provvedimenti in materia di volontaria giurisdizione ed in materia tutelare debbano essere adottati di volta in volta rebus sic stantibus (cfr. ad es. Cass. Civ. SEz. 6-1, Ord. N. 9389 del 17.4.2013, che esclude l’operatività, in siffatta materia, della perpetuatio jurisdictionis) deve ritenersi, in accordo con la Corte d’appello di Bologna, sezione minori (Sent. 27.6.2008, non edita), come la permanenza della minore età sino al momento della sentenza di interdizione costituisca vera e propria condizione dell’azione, essendo in caso contrario il Giudice minorile privato del relativo potere di decidere, da abdicarsi in favore del Giudice ordinario, funzionalmente competente.

Quanto al merito della sentenza del TM di Torino, il GT di Vercelli contesta la considerazione apodittica secondo cui

“l’interdicendo è con evidenza privo di autonomie e facoltà intellettive che ne impediscono la capacità di agire e provvedere ai propri bisogni. La misura dell’amministrazione di sostegno appare insufficiente per assicurare all’interdicendo la necessaria protezione di cui ha bisogno. L’interdicendo si trova in una condizione di abituale infermità mentale, e ha bisogno di un tutore”,

affrontando il nodo della questione, e cioè che la cancellazione di ogni diritto in capo all’interdetto si giustifica con il suo bisogno di protezione. Il GT cita una sentenza della Cassazione (Cass. I civ., 26.10.2011, n. 22332) che instaura una gerarchia di misure protettive e indica l’interdizione come estrema ratio, e un’altra sentenza più recente della Cassazione (Cass. I civ., 26.7.2013, n. 18171) che fa questo ragionamento:

“L’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa”.

Il GT di Vercelli considera l’amministrazione di sostegno, quindi e di più, sempre maggiormente protettiva della persona bisognosa, per i motivi che passa ad elencare.
1) I requisiti di meritevolezza per la nomina sono gli stessi per tutore e ads;
2) Medesima prescrizione per l’annullamento di eventuali atti pregiudizievoli e, anzi, nell’ads è legittimato anche il PM, diversamente che nella tutela;
3) Vantaggi processuali ed economici dell’ads rispetto alla tutela: dispensa dall’inventario, accettazione dell’eredità pura e semplice, anche tacita (impossibile all’interdetto), maggiore rapidità della procedura delle autorizzazioni e relativo risparmio fiscale, maggiore velocità e razionalità nel trasferimento dei fascicoli, maggiore duttilità, modificabilità, velocità di revoca dell’amministratore di sostegno;
4) In caso di necessità possono essere estesi all’ads gli effetti limitativi o decadenziali dell’interdizione in ambito sponsale (art. 85 c.c.), di testamento facti (art. 591, 2° co., n. 2, c.c.), contrattuale (art. 1722, 1° co., n. 4, c.c., cause di estinzione del mandato), societario (artt. 2286 c.c., esclusione del socio e 2382 c.c., impossibilità di amministrare), e altri.
L’art. 411 c.c. estende all’ads anche degli “effetti benefici” dell’interdizione o dell’inabilitazione, conservando il diritto all’inventario durante la misura ex art. 489 c.c., la sospensione della prescrizione ex art. 2942 c.c., la rappresentanza processuale ex artt. 75 e 182 c.p.c. e le norme sulla capacità processuale in materia penale.

Da tutto quanto sin qui esposto, ed alla luce dell’evoluzione del quadro pretorio, ben può affermarsi la maractamente maggiore adeguatezza dell’amministrazione di sostegno, rispetto alla tutela, con riferimento alla totalità delle situazioni di bisogno.

Il GT di Vercelli dice, nel prosieguo, perché nel caso specifico l’ads sia oltremodo idonea.

Il Giudice tutelare verifica che egli alza lo sguardo se gli si chiede il nome, e che saluta se lo si saluta; i genitori precisano che ha frequentato sino alla terza media […] I genitori ed il fratello precisano di avere instaurato un canale di comunicazione con lui.

Il GT nomina amministratore di sostegno del ragazzo la madre, a tempo indeterminato, e stabilisce gli atti da compiersi a cura dell’amministratore di sostegno e i suoi poteri per questi atti. Gli atti attengono sia all’ambito personale e sanitario sia al patrimonio, alla sua custodia e alla sua amministrazione. Le cose da fare sono specificamente indicate e, certamente in questo caso, la signora troverà un interlocutore attento per la migliore gestione dei diritti e degli interessi del proprio figlio.

Questo provvedimento, oltre che costituire una pietra miliare nella storia dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, arrivato nel nostro ordinamento 26 anni dopo la legge Basaglia (la legge 180/1978) e destinato a sostituire completamente l’interdizione (e l’inabilitazione), dice anche di un incontro felice tra un ragazzo speciale e un magistrato tenace, che è andato a procurarsi anche sentenze inedite per scrivere questa ordinanza.
Si pone in allegato il testo del provvedimento con relativa nota per gentile concessione della rivista "Il Foro Padano" che l'ha pubblicato nel n.2 del 2017.