Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Redazione P&D - 11/07/2018

Acquista cuccioli dall’est ed è truffata perché i cani non arrivano – Trib. Udine 22.2.2016 - A.G.

Imputato per il reato di truffa, un uomo è stato condannato perché, con artifici e raggiri consistiti nel proporre in vendita via internet cinque cani razza Chiuhuaua nell’accordarsi con l’acquirente circa il prezzo e le modalità di pagamento, da effettuarsi mediante versamento della somma di Euro 2.400 a mezzo ricarica di carta ricaricabile Postepay, induceva in errore la “vittima” che, confidando nella bontà dell’operazione, versava la somma senza ottenere la spedizione e la consegna dei cani “ordinati”.
Ebbene sì, un cane, un cucciolo, considerato come un telefono, un bene qualsiasi che si può ordinare “via posta”, pagare e ricevere tramite vettore aereo.
Al di là della discutibile “operazione economica” su cui è meglio che mi taccia (la “vittima” evidentemente era una commerciante che acquistava all’estero, in Ungheria, terra nota per i traffici di cuccioli “dall’est”), la sentenza del Tribunale di Udine dichiara responsabile di truffa il venditore che non inviò mai i cuccioli “ordinati”.
La situazione sarebbe potuta andare diversamente. “Spediti” i cuccioli, poteva configurarsi il traffico di animali o i reati di maltrattamento di animali: spesso vengono trafficati in Italia, a seguito di un viaggio devastante, cuccioli troppo giovani o a cui non sono state effettuate le vaccinazioni opportune, con il risultato di malattie e sofferenze. Prezzi sensibilmente inferiori a quelli degli allevamenti nazionali, i cuccioli provenienti dall’est, se sopravvivono, sono destinati a un viaggio infinito, trattati come merce, solo per la moda del momento o la voglia di avere un cane di razza a prezzo discount… salvo, poi, in periodi di vacanze, abbandonarli.
Del resto, la voglia di apparire… supera l’empatia nei confronti dei viventi.

Sul tema animali, anche riguardo ai traffici di cuccioli dall’est, volendo, Gasparre. Diritti degli animali. Antologia di casi giudiziari oltre la lente dei mass media, Key editore

Trib. Udine, Sent., 22-02-2016
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Udine
in composizione monocratica, nella persona del giudice dott. Mauro Qualizza, all'udienza del 12 febbraio 2016 ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel procedimento a carico di:
M.M., _____
- libero assente -
IMPUTATO
del delitto p. e p. dall'art. 640 c.p. perché con artifici e raggiri consistiti nel proporre in vendita via internet cinque cani razza "Chiuhuaua" nell'accordarsi con l'acquirente circa il prezzo e le modalità di pagamento, da effettuarsi mediante versamento della somma di Euro. 2.400,00 a mezzo ricarica di carta ricaricabile "Postepay" nr. (...) allo stesso intestata, inducendo in errore sulla serietà dell'affare R.V. che, confidando nella bontà dell'operazione economica, versava la suddetta somma senza tuttavia ottenere la spedizione e la consegna del suddetto bene, procurava a sé un ingiusto profitto di 2.400,00 Euro.
In ____, il 03.01.2012.
CON LA RECIDIVA SPECIFICA REITERATA.
Con l'intervento del pubblico ministero dott.ssa ____ (con delega), Parte Civile: V.R. con l'avv.to ____ del Foro di Udine e del difensore d'ufficio avv.to ____ del Foro di Udine.
Tratto a giudizio per rispondere dell'imputazione in epigrafe circostanziata con decreto di citazione di data 13 aprile 2015, M.M., in atti generalizzato, non compariva al processo.
All'udienza del 21 ottobre 2015 si costituiva parte civile la persona offesa, V.R., ed erano ammesse tutte le prove richieste. Il 12 febbraio 2016, dopo un differimento dettato dall'astensione proclamata dall'avvocatura per la giornata del 4 dicembre 2015, si procedeva all'esame della stessa querelante e del maresciallo T.R., in forza alla stazione CC di Manzano. Di seguito, il pubblico ministero e i difensori formulavano e illustravano le rispettive conclusioni e il tribunale, dichiarato chiuso il dibattimento, procedeva alla deliberazione della sentenza e pronunziava la sua decisione come da dispositivo integralmente riprodotto in calce.
Le prove acquisite al processo confermano la tesi d'accusa.
In data 23 dicembre 2011, infatti, V.R. ebbe occasione di visitare un sito internet nel quale erano offerti in vendita cani della razza chiuhuahua. L'allevamento era l'ungherese A., e il gestore rispondeva al nome di M.M.. Essendo interessata all'acquisto, la denunziante contattò l'utenza telefonica appositamente indicata, la (...), e le rispose un uomo con il quale avviò un'articolata trattativa. L'accordo finale fu per cinque cuccioli al prezzo complessivo di 2.400 Euro, che ella versò, fra il 3 gennaio 2012 e il 7 gennaio 2012, mediante tre distinte ricariche della carta postepay numero (...). Invero, nel corso dei vari contatti, M.M. si diceva nella disponibilità di ulteriori esemplari, tanto da convincere la controparte ad altri acquisti e ai nuovi pagamenti. La spedizione fu da ultimo garantita a mezzo di vettore aereo, del quale fu indicata anche l'ora d'arrivo. Ma i cuccioli mai giunsero a destinazione, posto che alcun carico era stato spedito dall'Ungheria. Vani anche i tentativi di contattare il venditore, che non rispondeva più all'utenza indicata. Da qui la querela, presentata il 30 gennaio 2012.
Le successive indagini confermarono che la carta postepay sulla quale erano stati effettuati i versamenti era effettivamente intestata a M.M., il quale la aveva attivata presso un ufficio postale di Ladispoli in data 28 agosto 2007, previa esibizioni del codice fiscale e dei propri documenti d'identità. La carta, peraltro, era ancora attiva, e della stessa non era stato denunziato lo smarrimento.
Nessun dubbio, quindi, che M.M. sia il responsabile dei fatti in contestazione, trattandosi del soggetto cui era intestata la carta utilizzata per commettere il reato (dunque l'unico interessato a ricevere quella somma) e che ne aveva la disponibilità alla data dei pagamenti effettuati da V.R.. Né l'imputato ha mai inteso prospettare ricostruzioni alternative o argomentazioni a propria discolpa, neppure in dibattimento al quale è invece rimasto assente (Cass. sez. III, 15.7.2011--dep. 29.7.2011 - Allegra: il giudice, per dichiarare colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio l'imputato che sia rimasto contumace o si sia avvalso del diritto al silenzio rinunciando così a prospettare una sua versione dei fatti, non ha l'obbligo di verificare le ipotesi alternative alla ricostruzione dei fatti quale emergente dalle risultanze probatorie - in motivazione la Corte ha precisato che il giudice non è tenuto a tale verifica in quanto l'imputato, con tale condotta processuale, non ha offerto al contraddittorio dibattimentale, dichiarandola, la sua verità dei fatti stessi).
È inoltre evidente la natura truffaldina dell'operazione: l'imputato trasse in inganno la controparte offrendo dei cuccioli dei quali non aveva alcuna disponibilità e ne garantì la consegna all'acquirente, così creando un affidamento circa l'effettiva esistenza dei beni prima di sollecitare i pagamenti. In tal modo egli ottenne gli accrediti da parte del soggetto passivo, al quale mai inviò quanto promesso.
Quanto alla pena, la biografia penale di M.M., qualificata da plurimi precedenti anche per reati anche contro il patrimonio, giustifica la contestazione della recidiva e non consente il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Di tal che la pena base, equa in mesi sei di reclusione ed Euro 150 di multa, deve essere aumentata alla pena finale di mesi dieci di reclusione ed Euro 250 di multa ai sensi dell'articolo 99 del codice penale.
L'accertamento della penale responsabilità di M.M. comporta, inoltre, la condanna dello stesso al risarcimento dei danni subiti dalla parte civile costituita, danni che, tenuto conto degli importi versati, si liquidano in complessivi Euro 3.000 oltre a interessi dal dì del dovuto al saldo.
All'accoglimento di tale pretesa risarcitoria consegue la condanna dell'imputato alla rifusione delle spese di costituzione e assistenza legale sostenute dalla medesima parte civile, spese che si liquidano in complessivi Euro 1.200 per onorari, oltre a rimborso spese forfettarie, I.V.A. e C.N.A. come per legge.
PQM
Il tribunale di Udine, in composizione monocratica,
visti e applicati gli articoli 533 e 535 c.p.p.
dichiara
l'imputato colpevole del reato a lui ascritto e, calcolata la contestata recidiva, lo
condanna
alla pena di mesi dieci di reclusione ed Euro 250 di multa oltre al pagamento delle spese processuali.
Letti gli articoli 538 e 541 c.p.p.
condanna
l'imputato al risarcimento dei danni subiti dalla parte civile costituita, che liquida in complessivi Euro 3.000 oltre a interessi dal dì del dovuto al saldo, nonché alla rifusione delle spese di costituzione e assistenza legale sostenute dalla medesima parte civile, che liquida in complessivi Euro 1.200 per onorari, oltre a rimborso spese forfettarie, I.V.A. e C.N.A. come per legge.
Motivazione riservata nel termine di giorni 30 ai sensi dell'articolo 544, comma terzo, c.p.p..
Così deciso in Udine, il 12 febbraio 2016.
Depositata in Cancelleria il 22 febbraio 2016.