Cultura, società - Intersezioni -  Paolo Cendon - 15/03/2020

È morto Piero Schlesinger

È morto Piero Schlesinger, aveva novant’anni. Per molti suppongo sia solo il nome del giurista che si era prodigato sin dagli anni settanta, e poi ininterrottamente, coi suoi allievi, per aggiornare il famoso Manuale di Diritto privato di Andrea Torrente. Per altri soprattutto il nome di un famoso avvocato milanese, celebre mi dicono per la sua determinazione, risolutezza. Per altri ancora colui che come Presidente della Banca Popolare di Milano aveva dominato il mondo finanziario lombardo, e non solo, per parecchi anni.

Io non l’ho conosciuto bene, ma qualcosa posso raccontare.

Il mio maestro Rodolfo Sacco, che era stato  suo amico negli anni giovanili, a Torino, mi raccontava che in Istituto Giuridico Schlesinger, più giovane di sette anni, gli faceva continui scherzetti, tipo nascondergli i libri, gli occhiali, complicargli la vita.  Sacco lo ammirava molto come scrittore-giurista, diceva che era uno cui tutto veniva bene subito, e non si era stupito che Schlesinger fosse andato in cattedra prestissimo, con dei sobri libriccini, sulle obbligazioni, tecnicamente impeccabili.

Un saggio di Schlesinger degli anni ’60 divenne famosissimo, nell’ambiente accademico, era sull’illecito civile, materia di cui da un certo momento avevo iniziato a occuparmi. Schlesinger sosteneva che la chiave di volta per capire cosa fosse l’ingiustizia del danno andava cercata riflettendo non già sul tipo di posizione colpita nella vittima, bensì sulla prerogativa più o meno smagliante di cui era portatore il danneggiante. La tesi non ebbe un grande successo, a me invece quella lettura apparve preziosa, qualcosa di vero c’era in quella prospettazione, e comunque era un articolo magistrale sul piano letterario, cartesiano, linguistico.

Quando Schlesinger venne (dalla Cattolica) a insegnare a Pavia io ero già assistente, e Sacco volle fargli leggere il mio primo  capitolo del nascente ‘Dolo nella responsabilità extracontrattuale’, che al nostro piacque moltissimo. Ciò mi dette un po’ di fiducia in me stesso. Devo aggiungere che un anno dopo Schlesinger – lettore acuto, lucido, professionale, equilibrato - stroncò con altrettanta energia il mio secondo capitolo, ciò che mi depresse alquanto; ma aveva ragione lui, e ho sempre tenuto conto in seguito di quella stroncatura, proprio sul piano generale del metodo.

Era anche un oratore efficace, molto veemente, sempre arrabbiato, indignato: ho imparato, anche da lui, che così bisogna essere, un po’, quando si parla in pubblico, anche se io credo di essere più …veneziano

L’ultimo contatto è stato quando gli chiesi, non molti anni fa, di sottoscrivere la nostra proposta abrogativa dell’interdizione: Schlesinger, che era un uomo assai impegnato a Milano sul fronte del progressismo civile e sociale, sensibile alle tematiche del primo libro del c.c., aderì senza incertezze.

Non so se è stato felice, nella sua vita, gli auguro comunque di sì, a me qualcosa di importante ha insegnato.