Risarcire sino in fondo le vittime,
proteggere le persone fragili, far respirare i nuovi diritti

Ambiente, Beni culturali / danno all'ambiente

11/06/15

“MUORE UN BOSCO E UN PO’ ANCHE NOI CON LUI” - Dario PREDONZAN

C’era una volta un bosco, di proprietà pubblica, in Comune di Duino-Aurisina.

Il piano regolatore comunale aveva deciso di costruire al suo posto una zona artigianale (capannoni, recinzioni, parcheggi, strada di accesso, ecc.), giudicata “indispensabile” per riunirvi gli artigiani locali dispersi nelle frazioni di quel Comune.

Un architetto che aveva collaborato al piano, “pentito” chiese al WWF di fare qualcosa.

Scrivemmo delle osservazioni sul piano, proponendo di salvare il bosco e di realizzare la zona artigianale altrove (c’erano molte aree già urbanizzate e semi vuote o del tutto abband ...

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09/01/15

"ZONE DI RISPETTO: QUANDO IL FUOCO DISTRUGGE O DANNEGGIA I BOSCHI" - Riccardo MAZZON

le zone di rispetto attinenti alle zone di bosco distrutte o danneggiate dal fuoco

le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all'incendio per almeno quindici anni

quali sanzioni?

Ai sensi dell'art. 10 della legge 21 novembre 2000, n. 353, le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuol ...

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08/05/14

"LOTTIZZAZIONE ABUSIVA (ANCHE CARTOLARE)" - Riccardo MAZZON

La contravvenzione prevista dalla prima sezione della lettera c), primo comma, dell’articolo 44 del T.U. dell’Edilizia, quella che punisce chi esegua una lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, implicitamente richiama, per il contenuto sostanziale del precetto, l’articolo 30 (cfr. capitolo trentunesimo, paragrafo 5.1. del volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto) del d.p.r. 6 gi ...

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17/12/12

"LA LEGITTIMAZIONE DEGLI ENTI LOCALI A TUTELA DEGLI INTERESSI COLLETTIVI" - Domenica PIRILLI

Il ridimensionamento del ruolo degli enti territoriali ha rappresentato uno degli interventi più criticati all’indomani della riforma.

Infatti tale nuovo assetto di competenze è risultato riduttivo nei confronti degli Enti territoriali interessati laddove, vigente l'art. 18 della legge 349/1986 citata, a detti soggetti era riconosciuta la legittimazione all'esercizio dell'azione di risarcimento del danno ambientale.

Secondo i commentatori della riforma giacché l'ambiente è sempre più considerato un valore, e non una materia, parrebbe opportuno garantire allo stesso forme di tutela sia a livello centrale che ...

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17/12/12

"LEGITTIMAZIONE AL RISARCIMENTO DEL DANNO AMBIENTALE DA PARTE DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE" - D.PIRILLI

La scelta normativa di escludere la legittimazione delle associazioni ambientaliste ad agire per il risarcimento del danno ambientale appare coerente con un modello in cui vi è il dovere dello Stato di sostituire con misure compensative le perdite, anche temporanee, di utilità ambientale subite dalla collettività e in cui è lo Stato legittimato a chiedere il risarcimento del danno.

Le associazioni ambientaliste, individuate in base all’art. 13 l. 349/86, è riconosciuto il diritto di intervenire nei giudizi per danno ambientale, ai sensi del vigente art. 18 comma 5 l. 349/86.

La norma in esame ha subito inge ...

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27/07/12

"UNO STABILIMENTO PER L'IMBOTTIGLIAMENTO SITO IN ZONA DI RISPETTO" - Riccardo MAZZON

Si segnala la seguente pronuncia, avente per oggetto l’autorizzazione per la realizzazione di stabilimento per imbottigliamento, sito in zona di rispetto:

“In tema di rilascio dell'autorizzazione per la realizzazione di uno stabilimento per imbottigliamento di acqua minerale, in assenza dell'individuazione da parte della regione Puglia della zona di rispetto ai sensi del comma 1 dell'art. 94, d.lg. n. 152 del 2006 (che riprende testualmente l'art. 21, d.lg. 11 maggio 1999 n. 152), la medesima, in applicazione del successivo comma 6, ha una estensione di 200 met ...

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08/05/12

“RISARCIMENTO E DANNO AMBIENTALE” – Trib. Venezia, 5.4.2012 - RR

Trib. Venezia, sez. III civ., 5 aprile 2012, G. U. Mariagrazia Balletti:

la transazione sul danno ambientale intervenuta tra il responsabile dell'nquinamento ed il Ministero, quale res inter alios acta, non preclude l’azione dell’ente territoriale minore (nel caso la Provincia di Venezia), come del resto quella dei privati, qualora sia diretta alla riparazione di un autonomo pregiudizio, distintamente subito.

Cfr. anche, ad es.: Cass. pen., 11.1.2010, n. 755, in questa Rivista; Cass. pen., 2.5.2007, n. 16575, Resp. civ. prev., 2007, 2074; Cass., 14.9.2007, n. 19219, in questa Rivista; Cass., sez. un. ci ...

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14/02/12

“AMIANTO, MINERALE KILLER E OMISSIONE DI CAUTELE!” - Antonio Roberto SODO

E’ di questi giorni la sentenza di condanna a sedici anni, comminata dal Tribunale di Torino nei confronti del magnate svizzero  Stephan Schmidheiny e del barone belga Louis De Cartier De Marchienne, entrambi imputati nel processo alla multinazionale dell’amianto Eternit.
Prima di fare un breve excursus  giuridico e dottrinale cerchiamo di comprendere meglio chi è questo temutissimo nemico dell’Ambiente e della salute dell’essere umano. L’asbesto o amianto che dir si voglia, è un insieme di minerali che fanno parte della categoria dei silicati. In natura è molto comune, la sua tipica resistenza al calore e la ...

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14/02/12

“ETERNIT, DISASTRO AMBIENTALE: PREVENZIONE O PRECAUZIONE?” – Maria Rita MOTTOLA

Il Tribunale di Torino ha emesso nella giornata di ieri una sentenza di condanna per i responsabili della società svizzera che a Casale Monferrato aveva uno dei suoi più importanti stabilimenti.

Le produzioni chimiche sono potenzialmente pericolose per gli addetti e per l'ambiente circostante. L'Eternit è sostanza insidiosa perché lavora lentamente e i danni al sistema respiratorio si manifestano anche molto tempo dopo l'esposizione. Purtroppo l'Eternit è diffuso su tutto il territorio dello Stato come manto di copertura di immobili privati e pubblici e come c ...

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03/05/09

Corte di Giustizia delle Comunità Europee, sez.II, 23 aprile 2009, causa C-362/06 P - " AREE PROTETTE"

AREE PROTETTE - Protezioni degli habitat naturali - Zone speciali di conservazione (ZSC) - Procedimento di classificazione - Rete ecologica denominata «Natura 2000» - Obiettivi di conservazione - Soggetti interessati dalla decisione. L'art. 4 della direttiva «habitat», disciplina un procedimento di classificazione dei siti naturali in zone speciali di conservazione (ZSC), procedimento che deve tra altro consentire, come risulta dall'art. 3, n. 2, della medesima direttiva, la realizzazione di una rete ecologica europea coerente di ZSC, denominata «Natura 2000», che è formata da siti in cui si trovano tipi di habitat naturali e habitat delle specie figuranti nell'allegato I e rispettivamente nell'allegato II della detta direttiva e che deve garantire il mantenimento ovvero, all'occorrenza, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie interessati nella loro area di ripartizione naturale (v., in questo senso, sentenza 7/11/2000, causa C-371/98, First Corporate Shipping). Sicché, la decisione controversa, la quale contempla una serie di territori classificati come siti di importanza comunitaria al fine di consentire la realizzazione della detta rete «Natura 2000», ha, nei confronti di ogni interessato, una portata generale in quanto si applica a tutti gli operatori che, a qualsivoglia titolo, esercitano o possono esercitare, sui territori considerati, attività che possono mettere a repentaglio gli obiettivi di conservazione perseguiti dalla direttiva habitat. Si deve tuttavia ricordare che il fatto che una disposizione abbia, per natura e portata, un carattere generale, in quanto applicabile alla totalità degli operatori economici interessati, non esclude che essa possa tuttavia interessare individualmente taluni di essi (v., in tal senso, sentenze 18/05/1994, causa C-309/89, Codorniu, nonché 22/06/2006, cause riunite C-182/03 e C-217/03, Belgique et Forum 187/Commissione). Pertanto, qualora la decisione riguardi un gruppo di soggetti individuati o individuabili, nel momento in cui l'atto è stato adottato, in base a criteri tipici dei membri di tale gruppo, tali soggetti possono essere individualmente interessati da tale atto, in quanto facenti parte di un gruppo ristretto di operatori economici (v. sentenza 13/03/2008, causa C-125/06 P, Commissione/Infront WM). CORTE DI GIUSTIZIA DELLE COMUNITA' EUROPEE, Sez.II, 23/04/2009, causa C-362/06 P

AREE PROTETTE - Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica boreale adottato con decisione della Commissione - Obiettivi di conservazione - Soggetti interessati dalla decisione. L'art. 4 della direttiva «habitat», disciplina il procedimento di classificazione dei siti naturali in zone speciali di conservazione (ZSC), tuttavia, la possibilità di determinare, con maggiore o minore precisione, il numero o anche l'identità dei soggetti di diritto ai quali si applica il provvedimento non comporta affatto che questi soggetti debbano essere considerati individualmente interessati da questo provvedimento, purché sia assodato, come nel caso di specie, che tale applicazione viene effettuata in virtù di una situazione obiettiva di diritto o di fatto definita dall'atto in esame (sentenza 22/11/2001, causa C-451/98, Antillean Rice Mills/Consiglio, nonché ordinanza 25/04/2002, causa C-96/01 P, Galileo e Galileo International/Consiglio - 8/04/2008, causa C-503/07 P, Saint-Gobain Glass Deutschland/Commissione). CORTE DI GIUSTIZIA DELLE COMUNITA' EUROPEE, Sez.II, 23/04/2009, causa C-362/06 P

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03/03/09

T.A.R. Calabria, 14 gennaio 2009, n. 18, pres. G. Caruso, rel. D. Burzichelli - " ACCESSO ALLE INFORMAZIONI AMBIENTALI" - Mirijam CONZUTTI

Il legislatore ha riconosciuto il diritto di accesso agli atti delle Amministrazioni comunali e provinciali (art. 7 e ss. della legge 8 giugno 1990, n. 142, oggi confluiti nel d.lgs. n. 267/2000, cd. Testo unico degli enti locali) ed ha introdotto, immediatamente dopo, quale istituto di carattere generale, il diritto di accesso nei confronti di tutte le Amministrazioni pubbliche (artt. 22 e ss., legge 7 agosto 1990, n. 241), al fine di rendere concreto il diritto di partecipazione procedimentale previsto dalla stessa legge.

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14/02/11

Corte prov. di Sucumbios, Ecuador, 14 febb. 2011, c. 02/2003 (Aguinda et al. c. Chevron Corp.), Pres. Est. N. Zambrano - "DISASTRO AMBIENTALE, RESPONSABILITÀ, E RISARCIMENTO" – Riccardo RICCÒ

Negli anni ’60 una società del gruppo Texaco [Texaco Petroleum Company (“TexPet”)] ottenne dal Governo Ecuadoregno una concessione petrolifera, per poi consorziarsi con una società in mano pubblica. Sino ai primi anni ’90 condusse le attività estrattive e correlate causando un vero e proprio disastro ambientale (nella zona orientale del Paese). Nel 1995, per rimediare ai gravissimi danni ambientali cagionati - al fine di estinguere il debito relativo -, concluse con il Governo dell’Ecuador un accordo transattivo. Nondimeno, alla fine degli anni ’90, alcuni avvocati statunitensi, tra cui un nativo dell’Ecuador, iniziarono negli U.S. una causa (“class action”) in rappresentanza della popolazione ecuadoregna direttamente danneggiata dal disastro ambientale prodotto da Texpet. Causa poi “trasferita” in Ecuador. Frattanto (nel 2001, dopo che, alla fine del 2000, la Texaco aveva vinto la causa risarcitoria contro di lei intentata negli U.S.) la Chevron ha acquisito la Texaco, e dunque la Texpet. Ora dunque la Chevron, quale “successore” di Texaco (e Texpet), è stata condannata con sentenza di primo grado (dal Tribunale ecuadoregno) al risarcimento dei danni ambientali, liquidati in 9 miliardi e mezzo, e dispari, di dollari americani, oltre i danni puntivi (in pari misura), e le spese processuali.

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22/03/11

Cass. civ., Sez. III, 22 marzo 2011, n. 6551 – "DANNO AMBIENTALE E SUA LIQUIDAZIONE" – Riccardo RICCÒ

In applicazione dello ius superveniens [(art. 5-bis, D.L. 25 settembre 2009, n. 135, conv. con mod. in L. 20 novembre 2009 n. 166), per cui “i criteri di determinazione dell'obbligazione risarcitoria stabiliti dall'art. 311, commi 2 e 3 (D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152), si applicano anche alle domande di risarcimento proposte o da proporre ai sensi della L. 18 luglio 1986, n. 349, art. 18, in luogo delle previsioni dei commi 6, 7 e 8 del citato art. 18, o ai sensi del titolo 9 del libro 4 del codice civile o ai sensi di altre disposizioni …“], i supremi giudici cassano con rinvio la sentenza gravata perché i giudici ad quem (del rinvio) applichino i nuovi criteri di liquidazione, da individuarsi nelle previsioni contenute nell’Allegato 2 della Dir. 2004/35/CE, ed eventualmente, se nelle more intervenuto, nel Decreto ministeriale previsto dall'ultimo periodo dell'art. 311, comma 3, D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, come modificato. 

La sentenza che si segnala aggiunge tuttavia una considerazioni di particolare rilievo, e cioè che “il bene giuridico costituito dall'ambiente rimane oggettivamente danneggiato anche se il titolare di quello ritenga impossibile o non conveniente il ripristino, sicché il controvalore di tale diminuzione spetta comunque al danneggiato, in base a principi affatto generali della responsabilità civile. Nè sussisterebbe alcuna locupletazione e tanto meno ingiusta: spetta incoercibilmente al danneggiato, che abbia conseguito un risarcimento per equivalente, ogni determinazione sulla sua concreta destinazione al ripristino effettivo della situazione preesistente, ovvero sul trattenimento ed il reimpiego di quella riparazione - attesa appunto l'assoluta fungibilità del denaro in cui essa consiste - mediante sua destinazione al soddisfacimento di fini ritenuti egualmente satisfattivi.”

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16/08/11

DL 7 luglio 2011 n.121- " ATTUAZIONE DIRETTIVA 2008/99 TUTELA DELL'AMBIENTE, DIRETTIVA 2009/129 - REATI AMBIENTALI - 727 BIS E 733 BIS CP." - MC

DECRETO LEGISLATIVO 7 luglio 2011, n. 121

Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonche' della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni. (11G0163) (GU n.177 del 1-8-2011 )

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11/01/11

Consiglio di Stato, sez. VI, 29 dicembre 2010, n. 9578, Pres. Severini, Rel. Bigotti – "VINCOLO PAESAGGISTICO, LA BELLEZZA NATURALE NELLO SPECCHIO DELLA SOPRINTENDENZA..MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?!" – Carmelo MICELI

Il termine ambiente indica un concetto multidimensionale di difficile apprensione e per questo risulta arduo delimitarne una nozione che sia apprezzabile in termini giuridici e che, al contempo, non risulti troppo sciolta nella astratta generalità. Dietro quella curva del tempo che vola, ci aspetta ancora Giannini, il quale negava rilievo giuridico autonomo al concetto di ambiente, utilizzando un triplice sistema di riferimento, in cui questi era assimilato: a) al valore paesaggistico e all' interesse storico culturale; b) all' aspetto ecologico preso con riferimento alla potenziale aggressione dell' uomo al territorio e quindi alla lotta contro l' inquinamento; c) alla generale disciplina di assetto del territorio sotto il profilo urbanistico.

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10/12/10

U.S. App., circ. 7°, 10 dicembre 2010, in re Arrow – "DANNO AMBIENTALE E PLURALITÀ DI RESPONSABILI" -Riccardo RICCÒ

La fattispecie riguarda un’azione svolta da una, anzi due, tra più imprese responsabili di inquinamento  - nei confronti di alcune altre tra queste.

La particolarità del caso è data dal fatto che:

1.        il precedente giudizio intentato dalla classe dei danneggiati si era concluso con una transazione e con provvedimento di estinzione (anzi di “dismissing with prejudice”) ;

2.       a lato della transazione stavano separati accordi intercorsi tra le parti convenute, tesi alla ripartizione dei costi della transazione;

3.       le contestuali rinunce alle azioni di regresso, anche se espresse “in relazione alla asserita contaminazione …”, erano limitate ad una sola quota parte dell’oggetto della transazione; 

4.       al momento del perfezionamenti degli accordi di cui sopra, l’autorità stava ancora investigando sulle rispettive responsabilità e dunque non potevano essere predeterminate la quote di danno da allocarsi singolarmente.

Anche se il rapporto giuridico processuale deve tendere economicamente all’inscindibilità, i convenuti (nel secondo giudizio) non possono opporre la regiudicata già formatasi (nel primo), in quanto constano ragioni tali da consentire il frazionamento del processo, ed una definitiva allocazione delle responsabilità.

 

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22/11/10

Cass. pen., 22 novembre 2010, n. 41015, – "DANNO AMBIENTALE E DANNO DERIVATO (LA LEGITTIMAZIONE DEGLI ENTI TERRITORIALI MINORI)" – Riccardo RICCÒ

Anche se è prevista la legittimazione esclusiva dello Stato, per il tramite del Ministero dell’Ambiente, alla reazione al danno ambientale, (in quanto è la suprema personificazione della comunità sovrana di tutto il territorio che convenientemente reagisce alla compromissione del risultato, complessivo ed unico, ed immateriale, dell’interrelazione delle singole risorse ambientali) con questo concorrono altri tipi di danni, che, in quanto circostanziati o localizzati, incidono situazioni giuridiche soggettive, individuali o collettive, così da fondare la legittimazione anche ed eventualmente di Enti territoriali minori.

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14/09/07

Cass. civ., 14 settembre 2007, n. 19219 – "DANNO AMBIENTALE E DANNO DERIVATO (LA LEGITTIMAZIONE DEGLI ENTI TERRITORIALI MINORI)" – RR

Anche se è prevista la legittimazione esclusiva dello Stato, per il tramite del Ministero dell’Ambiente, alla reazione al danno ambientale, con questo concorrono altri tipi di danni, che, in quanto circostanziati o localizzati, incidono situazioni giuridiche soggettive, individuali o collettive, così da fondare la legittimazione anche ed eventualmente di Enti territoriali minori.

 

Poi, il danno sussiste e deve essere risarcito, anche se non si sono sostenute (o non si sono ancora sostenute) le spese necessarie alla sua eliminazione.

 

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24/06/10

"PRINCIPIO DI PRECAUZIONE E NORME PRESTAZIONALI NEGLI INCENDI BOSCHIVI" - Adriano BUZZANCA

 Il principio di precauzione soccorre quale strumento idoneo a ridurre efficacemente i rischi di incendi boschivi, constatata l’impossibilità di eliminarli completamente, attraverso l’applicazione di norme prestazionali alla stregua della necessità di: 
• considerare non soltanto i vantaggi, ma anche gli svantaggi dell’adozione di determinate misure di cautela; 
• studiare ed applicare misure di cautela proporzionate al rischio;
• applicare in definitiva il principio di precauzione sulla base di una attenta analisi costi-benefici, che però non sia limitata solo agli aspetti quantitativi, ma consideri, anche, i profili quantitativi delle varie situazioni in esame. 

Il principio di precauzione si trova espresso, in origine, nella Dichiarazione di Brema del 1984 riguardante la Conferenza Internazionale dei Ministri sulla Protezione del Mare del Nord, con la quale gli Stati vengono esortati a non “aspettare la prova certa degli eventi dannosi prima di agire”. 

Il Principio precauzionale è stato enunciato anche in altri documenti internazionali fino ad essere riconosciuto universalmente solo in occasione della Conferenza ONU del 1992 di Rio de Janeiro sull’Ambiente e lo Sviluppo . 

Anche nel Trattato di Maastricht (1992), accanto ai già noti e preesistenti principi del “chi inquina paga”, “prevenzione” e “correzione alla fonte”, viene espressamente inserito - con una modifica al testo originario del Trattato - il principio di “precauzione” tra i principi fondamentali della politica comunitaria in materia ambientale, e successivamente con il Trattato di Amsterdam (1997) viene individuata la connessione del citato principio con le specifiche esigenze di tutela ambientale in un’ottica di attuazione delle politiche ambientali. 

Successivamente, altri accordi internazionali hanno richiamato tale principio di precauzione: 
- il Protocollo di Cartagena del 2000 sulla Biosicurezza ; 
- la Convenzione di Stoccolma del 2001 sugli Inquinanti Organici Persistenti (POPs), che individua un numero definito e preciso di sostanze considerate a rischio, la cui produzione deve cessare, ed espressione del citato Principio ; 
- la Convenzione di Londra del 2001 sulle vernici antivegetative per imbarcazioni (“Anti-Fouling Systems on Ships”).

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16/05/08

Trib. Cagliari, 16 maggio 2008 n. 1550 - "INCENDIO DOLOSO, DANNO PATRIMONIALE, DANNO AMBIENTALE E DANNO MORALE" – Marcello Adriano MAZZOLA

“Con riferimento al danno che assume dimensione collettiva, come accade appunto per il danno ambientale e per il danno morale che del primo sia conseguenza immediata e diretta, l’ente infatti, pur facendo valere una legittimazione ad agire iure proprio, propone la domanda giudiziale per la tutela dell’interesse dei consociati, ai quali sono direttamente riferibili il disagio e la sofferenza derivanti dalla compromissione del paesaggio, dell’ambiente naturale, della salubrità dell’acqua, dell’aria e del mare.
D’altro canto, se è vero che l’ambiente è un bene immateriale direttamente goduto dalla collettività di cui l’ente territoriale è ente esponenziale, e se si riconosce che proprio in considerazione di tale rapporto tra ente e collettività si è giunti ad attribuire al primo la legittimazione ad agire per il risarcimento del danno arrecato all’ambiente in sé considerato, non sembra esservi ragione per escludere la configurabilità dello stesso meccanismo di tutela anche con riferimento al danno morale che costituisca conseguenza diretta ed immediata del danno ambientale verificatosi.
Ne deriva che anche in questi casi deve essere riconosciuta la possibilità del risarcimento del danno morale in favore dell’ente territoriale.
Quanto alla prova del danno, va osservato che lo stesso, pur essendo un danno-conseguenza, nella concretezza del caso deve presumersi esistente, sulla base di una massima di esperienza in base alla quale la lesione dell'ambiente di cui una data collettività sia abituata a fruire provoca nella stessa immancabilmente disagi e sofferenze per le utilità ambientali perdute.
Tanto premesso, ritiene questo giudice che in favore della Regione Autonoma della Sardegna vada riconosciuto anche il risarcimento del danno morale consistente nel disagio, nella sofferenza ed in genere nel turbamento psicologico patiti dalla collettività stessa in conseguenza dell’incendio doloso appiccato”

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