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Famiglia, relazioni affettive / separazione, divorzio
03/07/07

"IL NUOVO ART. 155 QUATER C.C.: IN CONTROLUCE IL PREGIUDIZIO PER I FIGLI ED IL SOSPETTO DI INCOSTITUZIONALITA'" – Paolo BASSO



Si deve allora considerare che da una parte vi è un soggetto (il genitore assegnatario) che consapevolmente e liberamente opera la sua scelta di vita e dall’altra parte vi sono altri soggetti (i figli) che, pur essendo titolari di una “posizione nitidamente sopraordinata” (così espressamente Corte Cost. 13.5.1998 n. 166), debbono subire le conseguenze di tale scelta senza avere alcun mezzo per opporvisi, che non sia l’iniziativa risarcitoria (ad opera dell’altro genitore se i figli sono minori).
Il pregiudizio che ne discende vìola il diritto fondato sull’art. 30 Cost. ed innegabilmente costituisce lesione di quel diritto alla serenità familiare od alla tranquillità familiare che è già stato riconosciuto dalla giurisprudenza di merito (Trib. Milano 18.2.1988 in Resp. Civ. e Prev. 1988, 454; Trib. Genova 9.3.1989 in Giur.It. 1989, I, 941) e la cui configurabilità non può essere messa in dubbio dalle incertezze circa la sua qualificazione e circa i requisiti della patrimonialità o non-patrimonialità del conseguente danno. 



Invero la facoltà del coniuge proprietario di ottenere la restituzione della casa a prescindere dall’interesse dei figli in seguito alla scelta di vita dell’altro coniuge assegnatario pare porsi in contrasto anche con il principio, sancito dalle pronunzie della Corte Costituzionale, secondo cui l’obbligo di mantenimento previsto dall’art. 30 Cost. si sostanzia non solo nel fornire alla prole quanto necessario per la vita quotidiana ma anche nell’assicurare loro l’idoneità della dimora, intesa quale luogo di formazione e sviluppo della personalità psico-fisica (Corte Cost. 13.5.1998, n. 166, GiC 1998, 1419; Corte Cost. 18.4.1997, n. 99, FI 1998, I, 3074).
Secondo la Consulta, l’interesse del figlio all’abitazione è la linea-guida a cui il genitore deve attenersi in adempimento della sua responsabilità genitoriale espressamente configurata dalla citata sentenza n. 166/98 e fondata sull’art. 30 Cost.
Secondo la stessa sentenza il godimento stabile dell’abitazione familiare in cui egli è cresciuto è un momento qualificante della piena tutela del figlio e, secondo la precisa espressione dei giudici costituzionali, è immanente nell’Ordinamento e deve essere attuato sulla base di un’interpretazione sistematica degli artt. 261, 147 e 148 c.c. in correlazione con l’art. 30 Cost. 

Nel tentativo, quindi, di tutelare il coniuge proprietario (ma non assegnatario) da comportamenti dell’altro coniuge considerati lesivi non solo dei suoi interessi ma anche, in taluni casi, della sua dignità, si sono previste fattispecie estintive del diritto di abitare la casa familiare del tutto prive di relazione e di attenzione per gli interessi della prole, fino a consentire al genitore assegnatario di far venir meno tale diritto in virtù di sue scelte di vita insindacabili e difficilmente legate all’interesse dei figli, trattandosi di nuove nozze o convivenze more uxorio.
In tal modo pare indiscutibile l’idoneità delle nuova norma a fornire al genitore la possibilità di sottrarsi al dovere costituzionale di mantenere la prole, anche conservando l’ambiente familiare, e così pare non infondato il profilo di possibile incostituzionalità della nuova normativa stessa.

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