Interessi protetti - Interessi protetti -  Francesca Zanasi - 03/09/2020

Trust ed erede pretermesso

In materia successoria il tema della lesione della quota di legittima si traduce, generalmente, nell’assegnazione al legittimario di beni aventi un valore inferiore a quello previsto dalla legge (c.d. lesione della quota di riserva o legittima). La stessa lesione della quota indisponibile può, altresì, consistere in una totale esclusione dell’erede legittimario dalla successione: è il caso in cui il legittimario è c.d. “pretermesso”.

Una totale pretermissione dell’erede può aversi tanto nella successione testamentaria, quanto nella successione ab intestato, nello specifico: (i) nella prima ipotesi, l’erede sarà pretermesso quando il testatore ha disposto a titolo universale dell’intero asse ereditario in favore di altri soggetti, diversi dal legittimario, e quest’ultimo potrà acquistare la qualità di erede soltanto ad esito di una vittoriosa azione di riduzione ex artt. 553 e ss. c.c. Com’è noto, infatti, le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari (cfr. art. 457 c.c.); (ii) nella successione ab intestato (così come espressamente sancito dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 23539 del 2017) il legittimario sarà pretermesso qualora il de cuius si sia spogliato in vita dell’intero suo patrimonio con atti di donazione (c.d. atti inter vivos) e, pertanto, per l’assenza di beni relitti, il legittimario dovrà necessariamente esperire l’azione di riduzione avverso i beneficiari degli atti di liberalità per acquisire la propria quota di eredità che la legge gli riserva.

Vi sono dei casi in cui è possibile, tuttavia, che l’erede sia soltanto “formalmente” pretermesso ma, sostanzialmente, abbia modo di soddisfare pienamente la propria quota di legittima o perché sia stato già soddisfatto in vita dal de cuius, sulla scorta delle liberalità già ricevute, o perché avrà la possibilità di ottenere comunque la disponibilità dei beni ereditari, in via indiretta, ad esempio mediante lo strumento del Trust.

Il caso

Con testamento pubblico il de cuius aveva istituito due eredi: la propria figlia ed un Trust (rectius Trustee), precedentemente costituito.

Dalla suddivisione testamentaria restava escluso il figlio del testatore, da qualificarsi, quindi, come legittimario pretermesso. Pur essendo stato formalmente pretermesso, il figlio, anche senza la necessità di esperire un’azione di riduzione delle disposizioni testamentarie, ha beneficiato comunque dell’eredità paterna, mediante lo strumento del Trust: nel caso di specie, i soggetti beneficiari del Trust (già sussistente al momento della stesura del testamento) erano, infatti, il figlio stesso ed i nipoti ex filio del de cuius, in ragione del 50% ciascuno.

Com’è noto il Trust è rappresentato dall’insieme degli asset patrimoniali che lo compongono, amministrati dal trustee, in base a quando disposto dal settlor (o soggetto disponente) ed in favore di alcuni soggetti da quest’ultimo designati come “beneficiari”.

Nel caso in esame, il figlio (legittimario formalmente pretermesso) ha interamente soddisfatto la propria quota di riserva per una duplice ragione: a) sia poiché aveva già ricevuto in vita dal de cuius diverse donazioni, sia di natura diretta che indiretta, tali da colmare buona parte della quota di legittima a lui riservata per legge (naturalmente individuata al momento dell’apertura della successione), donazioni tra le quali rientrano anche gli atti di dotazione in favore del Trust; b) sia in quanto beneficiario del Trust e, dunque, destinatario indiretto delle quote ereditarie residue destinate al Trust stesso, in base alle disposizioni testamentarie.

Naturalmente, ai fini di un corretto calcolo delle quote spettanti ai legittimari è stato necessario, innanzitutto, ricostruire l’intero asse ereditario, mediante l’istituto della riunione fittizia ex art. 556 c.c., per poi poter procedere al calcolo delle quote dei legittimari, così verificando che non si fosse concretizzata alcuna lesione della quota di riserva.

Per completezza preme precisare che, generalmente, nel caso in cui la divisione operata dal de cuius in sede testamentaria non contempli uno dei legittimari, quest’ultimo, poiché leso, o meglio pretermesso, può ottenere la reintegrazione della sua quota esperendo l’azione di riduzione, al fine di far dichiarare inefficaci nei suoi confronti le disposizioni testamentarie, in misura tale da consentire il ristoro delle sue ragioni, seguendo la disciplina stabilita dagli artt. 553 e 558 c.c..

Dunque, in mancanza di ulteriori strumenti di tutela, il legittimario pretermesso nella divisione operata dal testatore si troverebbe costretto, per ristorare i suoi diritti, a richiedere la riduzione pro quota di quanto assegnato a ciascun erede, agendo in tal senso innanzi all’Autorità giudiziaria competente.