Cultura, società - Intersezioni -  Maria Rosa Pantè - 03/12/2020

Torrenziale

I

 

Noi i raminghi dello streaming, erranti

 

su tasti e piattaforme alla deriva

 

nel mare artico, pacifico, atlantico,

 

mediterraneo. Tutti insieme l’unico

 

mare digitale. Naufraghi in voci

 

gracchianti, andanti e tornanti. Connesse.

 

Baciati da occhi a spillo, esorbitanti

 

la sede naturale:

 

sorridenti, ammiccanti, accattivanti.

 

Bocche a becco e capelli

 

scarmigliati. Se erranti nello streaming

 

le bocche non a becco, ma impegnate

 

a parlare e poi il nero

 

e il MUTE per non stancare

 

la rete, lassa, vitale, salute

 

cerebrale. E la sete

 

la sete nel dire e dire di un dito

 

che mi sfiori l’occhio destro, sul ciglio

 

(il ciglio poeta) e il dito

 

percorra davvero quel ciglio. Avesse

 

lo streaming una falange. Per un ciglio.

 

 

 

II

 

Raminghi nello scorrere fluire,

 

streaming, del fiume (ce n’è uno in ogni

 

comune), e poi di nuovo

 

in rete ad ascoltare

 

mentre la lavastoviglie finisce

 

il suo corso proprio sul tuo discorso

 

e io mi assento, mi annero, mi ammuto.

 

Ma ti ascolto, ti ascolto,

 

nello stovigliare di quel momento.

 

E mi risiedo, nel video qualcuno

 

inquadra chissà perché il suo soffitto,

 

qualcuno si acconcia ciuffi invisibili

 

l’inquadratura non prevede tanta

 

esposizione. Le luci, nelle altre

 

case e i volti pallidi o troppo accesi:

 

è il video che ci decide. E io vorrei

 

stracciare i quadratini

 

della piattaforma rifarli ovali:

 

ciondoli o cammei di gente normale.

 

In streaming dondolare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

III

 

Noi solitari, in solitari giochi

 

non solo sensuali, ma spirituali.

 

Noi solitari fluenti nel flusso

 

dello streaming streamingando a teatro,

 

finalmente. Dal salotto di casa

 

(così si deve per decoro dire)

 

seguire Giulietta, Amleto, la mia

 

Lucilla farsi Oca e Pinocchio e Cellula e

 

l’umana Ecuba dolente. E la strega

 

nell’assonanza dello streaming. Tutto

 

il teatro brucia. Brucia il teatro.

 

 

 

IV

 

E più raminghi di tutti di più

 

e più studenti e professori le aule

 

rimbombano, non son fatte per essere

 

pollai (classi pollaio, e anche i pollai

 

sono troppo affollati)

 

ma nemmeno cripte vuote e caverne

 

antri di solitari

 

alieni che parlano attraverso macchine

 

a macchine. Ci sei? C’ero, c’ero, c’ero…

 

Come eco lo studente viene e va,

 

la studentessa diligente resta.

 

Rarefatti volti voci, il sapere

 

evanescente insipido, il sapere

 

scivolante, scivoloso, sciante

 

sciente, co-sciente, in-cosciente. In streaming.

 

 

 

Perdono si può chiedere?

 

Con gli occhi, ma accendete

 

la videocamera, soltanto, solo

 

il tempo dello sguardo!