Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Annalisa Gasparre - 24/08/2020

Telefono cellulare rubato… ma il reato è improcedibile – Cass. pen. 17532/20

Uno dei primi controlli che si fanno quando la Procura riceve una denuncia (il primo è quello sulla competenza) è quello sulla procedibilità del reato denunciato. Ci sono infatti reati procedibili d’ufficio e reati procedibili a querela di parte. Un esempio di quest’ultima ipotesi è relativo al furto semplice, senza aggravanti. Qualora, invece, ci siano alcune aggravanti, il reato è procedibile d’ufficio.
Tante denunce di furto si risolvono dunque in nulla (improcedibilità) per disattenzioni di chi raccoglie la denuncia. Pensiamo a un furto nel supermercato dove si contesta inizialmente un’aggravante (il mezzo fraudolento, ad esempio), aggravante che determinerebbe la procedibilità d’ufficio e che nondimeno viene ad elidersi per varie ragioni; se in tale ipotesi il furto non è stato oggetto di specifica querela da parte del legittimato (non il cassiere o l’addetto alla sicurezza ma il legale rappresentante o procuratore della società), il furto – riqualificato in furto semplice – è privo di condizione di procedibilità perché la denuncia eventualmente fatta non è stata presentata da chi ne aveva diritto. Ed ecco così che il furto è stato commesso ma non è procedibile. Diventa dunque indispensabile muoversi con calma e affidarsi a professionisti, anche per una “semplice” denuncia.
Nel caso di seguito affrontato, invece, si trattava del furto di un telefono IPhone. Inizialmente l’ipotesi era aggravata dall’accusa di averlo sottratto al proprietario che lo custodiva all’interno di una borsa riposta sul sedile posteriore della propria auto, parcheggiata sulla pubblica via. Riqualificato il reato in furto semplice si doveva dichiarare l’improcedibilità perché la persona offesa, nell’atto di denuncia, non aveva manifestato alcuna volontà punitiva, ma aveva solo descritto i fatti.
La Corte ha ricordato che non sono richieste formule sacramentali e che la manifestazione della volontà di perseguire il colpevole, ai fini della validità della querela, deve emergere chiaramente, mentre non è consentito rinvenire, nel mero atto di denuncia in sé considerato, la richiesta punitiva idonea a integrare la condizione di procedibilità del reato.



Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 5 marzo – 9 giugno 2020, n. 17532 - Presidente Fumu – Relatore Dawan
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
1. La Corte di appello di Perugia, esclusa la circostanza aggravante di cui all’art. 625 c.p., n. 7, ha parzialmente riformato la sentenza emessa dal Tribunale della stessa città - con conseguente riduzione di pena - nei confronti di P.F. , accusata di essersi impossessata, in concorso con altri, al fine di trarne profitto, di un telefono cellulare IPHONE 4S, sottraendolo a F.B. che lo custodiva all’interno della borsa riposta sul sedile posteriore della propria auto, parcheggiata sulla pubblica via.
2. Avverso la prefata sentenza ricorre il difensore dell’imputata articolando un unico motivo con cui deduce inosservanza ed erronea applicazione dell’art. 529 c.p.p. in ordine alla sussistenza della condizione di procedibilità, nonché mancanza di motivazione sul punto. Invero, la persona offesa, nell’atto di denuncia, non aveva manifestato alcuna volontà punitiva.
3. Il ricorso è fondato e la sentenza impugnata deve essere annullata.
4. Nell’escludere la contestata circostanza aggravante, la Corte di appello di Perugia, non ha accertato, non dandone pertanto conto, se dall’atto di denuncia, presentato dalla persona offesa, risultasse manifesta l’intenzione di questa di perseguire la P. o se si trattasse, invece, di un mero riferimento dei fatti, senza tuttavia corredarlo da alcuna espressione che possa essere interpretata come volontà di querelarsi. Giova rammentare che, nella giurisprudenza di questa Corte, si ritiene che, pur non richiedendosi l’utilizzo di formule sacramentali (Sez. 2, n. 30700 del 12/04/2013, De Meo, Rv. 255885), tuttavia, la manifestazione di volontà di perseguire il colpevole, ai fini della validità della querela, debba emergere chiaramente, non essendo consentito rinvenire, nel mero atto di denuncia in sé considerato, la richiesta punitiva idonea a integrare la condizione di procedibilità del reato.
5. In conclusione, la sentenza impugnata deve essere annullata perché l’azione penale in ordine al reato di cui all’art. 624 c.p. non poteva essere proseguita per mancanza di querela.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché l’azione penale in ordine al reato di cui all’art. 624 c.p. non poteva essere proseguita per mancanza di querela.
Si dà atto che il presente provvedimento è sottoscritto dal solo presidente del collegio per impedimento dell’estensore, ai sensi del D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, comma 1, lett. a).
Motivazione semplificata.