Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 19/11/2020

Successioni: una parte dell’eredità è riservata a determinate persone, i c.d. legittimari

La c.d. quota di legittima è la parte di eredità che il legislatore riserva ai c.d. “legittimari”; in particolare, le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono il coniuge - nonché le parti dell'unione civile: si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -, i figli e gli ascendenti; e, anche dopo le modifiche apportate all’articolo 536 del codice civile dall’art. 70, comma 1, lett. a), b) e c), del D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 (con decorrenza dal 7 febbraio 2014, ai sensi di quanto disposto dall’art. 108, comma 1, dello stesso D.Lgs. n. 154/2013): (1) ai figli sono equiparati gli adottivi;  (2) a favore dei discendenti dei figli, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli.

Opportuno, sin d’ora, sottolineare l’importanza dell’istituto, proprio a mente del quale, tra l’altro ed in particolare:

  • la dichiarazione del testatore di avere già soddisfatto il legittimario con antecedenti donazioni non è idonea a sottrarre allo stesso la quota di riserva, garantita dalla legge anche contro la volontà del “de cuius”; né tale dichiarazione può essere assimilata ad una confessione stragiudiziale opponibile al legittimario, essendo egli, nell'azione di riduzione, terzo rispetto al testatore (così, da ultimo, Cass., sez. II, 15 maggio 2013, n. 11737, che rigetta, App. L'Aquila, 13 febbraio 2007, CED Cassazione, 2013);
  • l'erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal “de cuius” assume la qualità di terzo rispetto ai contraenti - con conseguente ammissibilità della prova testimoniale o presuntiva senza limiti o restrizioni - quando agisca a tutela del diritto, riconosciutogli dalla legge, all'intangibilità della quota di riserva e proponga in concreto, sulla

“premessa che l'atto simulato comporti una diminuzione della sua quota di legittima, una domanda di riduzione, nullità o inefficacia dell'atto medesimo” (Cass., sez. III, 4 aprile 2013, n. 8215, che rigetta, App. Roma, 15 febbraio 2007, CED Cassazione, 2013);

  • ulteriormente, in argomento, il legittimario pretermesso dall'eredità, che impugna, a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, la compravendita immobiliare compiuta dal “de cuius” in quanto dissimulante una donazione, agisce in qualità di terzo, sicché, nei suoi confronti, non può attribuirsi valore vincolante alla dichiarazione relativa al versamento del prezzo, pur contenuta nel rogito notarile, potendo, invece, trarsi elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l'onere di provare il pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa dimostrazione; ad esempio, Cass., sez. II, 25 giugno 2010, n. 15346, CED Cassazione, 2010, ha confermato la sentenza di merito che, in applicazione dell'anzidetto principio, aveva escluso che potesse assumere valore dirimente, al fine di escludere la dissimulazione della donazione, l'attestazione, contenuta nell'atto pubblico di compravendita immobiliare, del pagamento del prezzo tramite assegno, consegnato “salvo buon fine”;
  • in tema di tutela dei diritti dei legittimari, nel giudizio conseguente all'esercizio dell'azione di riduzione, legittimato passivo è il solo titolare della posizione giuridica che l'attore contesta, al fine di ottenere la reintegrazione della sua quota di legittimario: ne consegue che, rimanendo ogni altro soggetto, benché coerede, estraneo a tale azione, non è configurabile un'ipotesi di litisconsorzio necessario; né, qualora l'azione di riduzione venga proposta con giudizi diversi contro i singoli coeredi, è ipotizzabile litispendenza, continenza o connessione tra le cause (così anche Cass., sez. II, 20 dicembre 2011, n. 27770, che cassa, con rinvio, App. Salerno, 6 agosto 2005, CED Cassazione, 2011);
  • il legittimario che propone l'azione di riduzione ha l'onere di indicare entro quali limiti è stata lesa la sua quota di riserva, determinando con esattezza il valore della massa ereditaria nonché il valore della quota di legittima violata dal testatore, a tal fine, ha l'onere di allegare e comprovare tutti gli elementi occorrenti per stabilire se, ed in quale misura, sia avvenuta la lesione della sua quota di riserva oltre che proporre, sia pure senza l'uso di formule sacramentali, espressa istanza di conseguire la legittima,

“previa determinazione della medesima mediante il calcolo della disponibilità e la susseguente riduzione delle donazioni compiute in vita dal “de cuius”” (Cass., sez. II, 30 giugno 2011, n. 14473, che rigetta, App. Milano, 23 aprile 2005, CED Cassazione, 2011).

Si noti, altresì, come, con riferimento a una successione ab intestato apertasi prima dell'entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia, in capo a quanti erano stati chiamati all'eredità quali eredi legittimi non sia configurabile un possesso ad usucapionem, da far valere nei confronti di coloro che, avendo successivamente ottenuto lo status di figli naturali del de cuius, agiscano in petizione di eredità, se non dal momento, coincidente con l'entrata in vigore della legge n. 151/1975, in cui questi ultimi potevano in concreto compiere atti interruttivi della situazione possessoria (così Cass., sez. II, 2 febbraio 2011, n. 2424, FI, 2011, 11, 1, 3109).