Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 19/01/2021

Successioni ereditarie: quota di legittima, tutela dei legittimari e “riduzione” delle donazioni

Per quanto concerne le donazioni, anch’esse, quando il loro valore eccede la quota della quale il defunto poteva disporre, sono soggette a riduzione fino alla quota medesima, ma le medesime non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -.

Ecco perché, ad esempio, il notaio, al quale sia richiesta la stipula di un contratto di compravendita, è gravato dall'onere di rendere edotto il compratore della provenienza del bene e, dunque, della circostanza che provenendo il bene da donazione, lo stesso può essere oggetto di azione di riduzione ex art. 553 e seguenti c.c.: nella descritta ipotesi, invero, tra gli obblighi del professionista rientra certamente lo svolgimento di attività accessorie necessarie per il conseguimento del risultato voluto dalle parti e tra queste non può non comprendersi anche quella relativa all'avviso dei

 “potenziali rischi insiti nell'acquisito di un immobile proveniente da donazione” (Trib. Reggio Emilia, sez. II, 27 marzo 2014, www.utetgiuridica.it).

 In argomento, si tengano sin d’ora presenti i seguenti dettami:

- l'erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal “de cuius”, diretta a dissimulare, in realtà, una donazione, agisce per la tutela di un proprio diritto ed è terzo rispetto alle parti contraenti, sicché la prova testimoniale e per presunzioni è ammissibile senza limiti quando, sulla premessa che l'atto simulato comporti una diminuzione della sua quota di riserva, proponga contestualmente all'azione di simulazione una domanda di riduzione della donazione dissimulata, diretta a far dichiarare che il bene fa parte dell'asse ereditario e che la quota a lui spettante va calcolata tenendo conto del bene stesso (così, recentemente, Cass., sez. II, 22 settembre 2014, n. 19912, che rigetta, App. Venezia, 2 maggio 2011,  CED Cassazione, 2014);

- in tema di azione di riduzione, qualora il legittimario, ai sensi dell'art. 564 cod. civ., non possa aggredire la donazione più recente a favore di un non coerede per aver accettato l'eredità senza beneficio d'inventario, egli non può aggredire la donazione meno recente a favore del coerede, se non nei limiti in cui risulti dimostrata l'insufficienza della donazione più recente a reintegrare la quota di riserva, non potendo ricadere le conseguenze negative del mancato espletamento di quell'onere su soggetti estranei all'assolvimento dello stesso (così Cass., sez. II, 3 ottobre 2013, n. 22632, CED Cassazione, 2013);

- peraltro, il legittimario totalmente pretermesso (nell’esempio giurisprudenziale che segue, in caso di successione “ab intestato”, per aver il “de cuius” disposto in vita dell'intero suo patrimonio: il legittimario aveva così proposto domanda di simulazione relativa di una compravendita, preordinata all'eventuale successivo esercizio dell'azione di riduzione), poiché agisce in qualità di terzo, non è tenuto alla preventiva accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, di cui all'art. 564, primo comma, cod. civ., acquisendo la qualità di erede, necessaria a tal fine,

“solo in conseguenza del positivo esercizio della medesima azione di riduzione” (Cass., sez. II, 3 luglio 2013, n. 16635, cassa con rinvio, App. Roma, 12 settembre 2006, CED Cassazione, 2013; o dopo l'esperimento dell’azione di annullamento del testamento: la pretermissione del legittimario può verificarsi anche nella successione “ab intestato”, qualora il “de cuius” si sia spogliato in vita del suo patrimonio con atti di donazione (esempio tratto da Cass., sez. II, 23 dicembre 2011, n. 28632, che cassa con rinvio, App. Venezia, 4 novembre 2004, CED Cassazione, 2011).

A tal proposito, è opportuno tener presente l’orientamento secondo cui l'esperimento dell'azione di riduzione, implicando accettazione ereditaria tacita, pura e semplice, preclude la successiva accettazione con il beneficio dell'inventario, in quanto l'accettazione beneficiata non è giuridicamente concepibile dopo che l'eredità sia stata già accettata senza beneficio (Cass., sez. II, 19 ottobre 2012, n. 18068, che rigetta, App. Palermo, 13 settembre 2005, FI, 2013, 3, 1, 945).

Interessante (per essere la fattispecie estremamente ricorrente in concreto), infine, in argomento, notare come la dichiarazione di assenso ex art. 179, secondo comma, cod. civ. del coniuge formalmente non acquirente, ma partecipante alla stipula dell'atto di acquisto, relativa all'intestazione personale del bene immobile o mobile registrato all'altro coniuge, possa sì assumere natura ricognitiva e portata confessoria - quale fatto sfavorevole al dichiarante e favorevole all'altra parte - sebbene esclusivamente di presupposti di fatto già esistenti, laddove sia controversa, tra i coniugi stessi, l'inclusione del medesimo bene nella comunione legale, ma analoga efficacia, in favore del coniuge formalmente acquirente, non possa, invece, attribuirsi - ad una tale dichiarazione - nel diverso giudizio fra i coeredi di colui che l'aveva resa, terzi rispetto al suddetto atto, in cui si discuta della configurabilità del menzionato acquisto come una donazione indiretta di quello stesso bene in favore del coniuge da ultimo indicato, nonché della sussistenza dei presupposti per il suo conferimento nella massa ereditaria del “de cuius”: nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata, che aveva qualificato come donazione indiretta, conseguentemente assoggettandola a collazione, l'acquisito di un immobile successivamente al matrimonio da parte di uno dei coniugi, in relazione al quale era stato provato il diretto versamento del prezzo all'alienante ad opera dell'altro,

“negando rilievo alla contraria dichiarazione di quest'ultimo contenuta nell'atto di acquisto” (Cass., sez. II, 9 novembre 2012, n. 19513, che rigetta, App. Trento, 21 luglio 2005, CED Cassazione, 2012).