Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 25/01/2021

Successioni ereditarie e quota di legittima: le donazioni si riducono cominciando dall'ultima e risalendo via via alle anteriori

Le donazioni, recita l’articolo 559 del codice civile (che prende in considerazione l'ipotesi di donazioni successive: in caso di donazioni coeve, invece, bisogna applicare analogicamente la disposizione del codice civile che prevede la riduzione proporzionale della pluralità delle donazioni contemporanee; e se i donatari colpiti dalla riduzione sono legittimari, le singole donazioni vanno ridotte basandosi sulla parte che eccede la legittima – così Trib. Roma, 28 febbraio 2003, www.utetgiuridica.it-), si riducono cominciando dall'ultima e risalendo via via alle anteriori: in particolare, è bene tener presente come gli atti di liberalità, soggetti a riduzione, non siano affetti da nullità o annullabilità ma siano, invece, validi, anche se suscettibili di essere resi inoperanti ed inefficaci, in tutto o in parte, nei limiti in cui ciò sia necessario per l'integrazione della quota di riserva, attraverso l'esercizio del diritto potestativo dell'erede legittimario di chiederne la riduzione (così anche Cass., sez. II, 27 ottobre 2008, n. 25834, che cassa con rinvio, App. Trieste, 17 dicembre 2002, MGI, 2008 – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -).

Il legittimario che intende proporre l'azione di riduzione ha, anche qui, l'onere di allegare e comprovare tutti gli elementi occorrenti per stabilire se sia, o meno, avvenuta, ed in quale misura, la lesione della sua quota di riserva, potendo solo in tal modo il giudice procedere alla sua reintegrazione: in particolare, in relazione al principio sancito dagli artt. 555 e 559 c.c., egli ha l'onere di indicare, oltre al valore, l'ordine cronologico in cui sono stati posti in essere i vari atti di disposizione, non potendo l'azione di riduzione essere sperimentata, rispetto alle donazioni,

“se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento e cominciando, comunque, dall'ultima e risalendo via via alle anteriori” (Cass., 29 ottobre 1975, n. 3661, MGI, 1975).

L'azione di riduzione, volta a far valere la lesione di legittima per effetto di donazioni effettuate in vita dal "de cuius", può essere esperita anche nei confronti dei non coeredi; tuttavia, ove si tratti di donazioni dissimulate, il requisito dell'accettazione con beneficio di inventario opera solo laddove l'atto dissimulato abbia i requisiti di forma e di sostanza prescritti per la validità degli atti di donazione: Trib. Napoli, 22 gennaio 2000, GNap, 2000, 169, osserva a tal proposito come, stante il principio codicistico secondo cui le donazioni si riducono cominciando dall'ultima e risalendo via via a quelle anteriori, ne consegua che, essendo inammissibile l'azione di riduzione nei confronti dell'ultima delle asserite donazioni, compiute dal “de cuius” - e mancando qualsiasi prova circa l'idoneità delle successive donazioni, anche alla luce del valore dei beni relitti, a porre in essere la lamentata lesione -, non possa darsi luogo all'esame della domanda di riduzione nei confronti delle donazioni precedenti.

Nel caso gli eredi assumano che il “de cuius” abbia disposto di tutto il suo patrimonio con una donazione indiretta in favore di un solo erede, la domanda di accertamento che i beni assegnati facevano parte del patrimonio ereditario e la richiesta di determinazione dell'intero asse e della quota spettante a ciascun erede, configura una mera domanda di divisione, non idonea a conseguire il risultato di inficiare la donazione indiretta; a questo fine specifico, in effetti, l'ordinamento prevede l'azione di riduzione, che, indipendentemente dall'uso di formule sacramentali, richiede, oltre la deduzione della lesione della quota di riserva, l'espressa istanza di conseguire la legittima, previa determinazione di essa mediante il calcolo della disponibile e la susseguente

“riduzione della donazione indiretta posta in essere in vita dal de cuius” (Cass., sez. II, 16 novembre 2000, n. 14864, GC, 2001, I, 699);

si rammenti, a tal proposito, come la collazione sia prevista al fine di assicurare in concreto la parità di trattamento tra i condividenti, riportando nella massa ereditaria i beni donati ai coeredi dal de cuius, mentre l'azione di riduzione, invece, non mira a riportare nella massa tutti i beni donati dal de cuius ai coeredi, ma unicamente a fare ottenere al legittimario, titolare di un diritto proprio riconosciutogli dalla legge, quanto necessario perché venga integrata la sua quota di riserva, determinata mediante la riunione fittizia dei beni lasciati dal de cuius e del valore dei beni a chiunque, anche non erede, in precedenza donati (Cass., sez. II, 24 febbraio 2000, n. 2093, GI, 2000, 1355).