Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 08/02/2021

Successioni ereditarie e quota di legittima: la determinazione in concreto della porzione disponibile

Quanto alla determinazione dell'ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre, è necessario: (1) formare una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti; (2) riunire, quindi, fittiziamente, i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, secondo il loro valore, determinato in base alle regole dettate negli articoli 747 a 750 del codice civile; (3) sull'asse così formato, calcolare la quota di cui il defunto poteva disporre – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -.

E, in materia di riunione fittizia, è per espresso richiamo esplicato nell'art. 556 c.c., che risulta applicabile il disposto dell'art. 748 c.p.c., secondo cui si devono dedurre a favore del donatario i miglioramenti apportati al fondo nei limiti del loro valore al tempo dell'apertura della successione, nonché computarsi a suo favore le spese straordinarie sostenute per la conservazione della res: ne deriva che di dette spese e miglioramenti occorre tener conto, detraendoli dalla stima del donatum (così App. l'Aquila, 20 marzo 2012, www.utetgiuridica.it).

Non assume, invece, rilevanza, a tal proposito, il fatto che al coniuge del de cuius spetti il diritto di abitazione ex art. 540 c.c. sull'abitazione familiare, tenuto conto che tale diritto non deve essere detratto dall'asse per provvedere alla determinazione del relictum ex art. 556 c.c. (così anche Trib. Trento, 30 ottobre 2013, www.utetgiuridica.it.

Si segnala, a margine, l’opinione di seguito espressa, secondo cui, quanto ai debiti costituenti il passivo ereditario, il cui valore va detratto da quello dei beni costituenti la massa, onde determinare quanta parte dell'attivo patrimoniale del de cuius sia necessaria per formare la legittima, non sono soltanto i debiti propri del defunto, ma anche quelli sorti in occasione della sua morte e che sono conseguenza necessaria dell'apertura della successione: in quest'ultimi debiti

“di certo rientrano il pagamento dell'imposta di successione e le spese funerarie e di sepoltura, per l'apposizione dei sigilli, la compilazione dell'inventario e la formazione delle quote” (Trib. Treviso, 21 marzo 2013, www.utetgiuridica.it).

Processualmente, da ricordare come, nel giudizio di reintegrazione della quota di riserva, non costituiscono domande nuove e sono conseguentemente ammissibili, anche se formulate per la prima volta in appello, le richieste volte all'esatta ricostruzione sia del “relictum”, che del “donatum”, mediante l'inserimento di beni, liberalità o l'indicazione di pesi o debiti del “de cuius”, trattandosi di operazioni connaturali al giudizio medesimo cui il giudice è tenuto d'ufficio ed alle quali si può dare corso, nei limiti in cui gli elementi acquisiti le consentono,

“indipendentemente dalla formale proposizione di domande riconvenzionali in tal senso da parte del convenuto” (Cass., sez. II, 17 giugno 2011, n. 13385, che cassa con rinvio, App. Milano, 23 febbraio 2005, CED Cassazione, 2011).